Attualità e Mercato

pubblicato il 10 ottobre 2009

La Ducati nel mirino di Volkswagen

Il prossimo obiettivo di Ferdinand Piëch sarebbe la Casa di Borgo Panigale

La Ducati nel mirino di Volkswagen

Ducati attira quasi con la stessa forza amore e odio. Ha detrattori che vedono nei 200 cc in più concessi in Superbike al bicilindrico un vantaggio eccessivo e che pensano i motori 2 valvole raffreddati ad aria siano obsoleti. Allo stesso tempo c’è una "tribù" di ducatisti in tutto il mondo che la "rossa a due ruote" se la fa tatuare sulla pelle, la espone in salotto, e non acquisterebbe per nessun motivo al mondo una moto che non fosse una bicilindrica desmo. Un marchio fortissimo, che in passato ha visto periodi bui ma che ha saputo trovare la forza, economica e industriale, per risollevarsi dalla crisi che la attanagliava e affrontare quella attuale, globale, subendo meno scossoni di quanto non sia successo a molti concorrenti.

VOGLIA DI ROSSO
Il Monster 696, di accesso alla gamma, è nelle prime posizioni delle classifiche di vendita, la 1198 è una delle supersportive più desiderate al mondo, l’Hypermotard ha portato nei concessionari Ducati clienti che prima andavano altrove, e l’imminente Stradaperta ha le carte in regola per far dimenticare il parziale insuccesso della Multistrada. Insomma, Ducati è un’azienda sana, che fa gola a molti. A chi? All’industria automobilistica per esempio…

IDEA MERAVIGLIOSA?
Che cosa manca al gruppo automobilistico più in salute del momento? Diventare ancora più forte acquisendo un altro marchio automobilistico, oppure lanciarsi in un business nuovo, senza cinture di sicurezza, ma con il casco e un’idea meravigliosa in testa: prendersi il marchio motociclistico più emozionale sulla piazza e farne il fiore all’occhiello di una global motor company che nell’eccellenza meccanica mette il cuore e il meglio della propria competenza. Parliamo di Volkswagen o, meglio, di Ferdinand Piëch il quale, secondo fonti interne a Wolfsburg, vorrebbe acquisire l’italiana Ducati.

UN VISIONARIO… PRAGMATICO
Un’idea bizzarra? Il nipote di Ferdinand Porsche è un visionario maledettamente testardo, e gli addetti ai lavori sono abituati a questi colpi di testa. Guai anche mettersi contro di lui. Ne sa qualcosa Wiedelin Wiedeking, ex numero 1 di Porsche che sognava di fare di Volkswagen un sol boccone senza chiedere a 'zio Ferdi' il permesso. Tutti sappiamo come è andata a finire: Wiedeking è fuori e Volkswagen si è presa tutto, sotto la regia "occulta" di Piëch che non è formalmente il numero 1 del gruppo, ma lo controlla attraverso i suoi fidi delfini e la presidenza del consiglio di amministrazione, vero governo dell’azienda secondo il modello societario tedesco. Parliamo dell’uomo che ha voluto l’Audi quando era praticamente morta, che 15 anni fa voleva una vettura 5 posti da 3 l/100 km e una 2 posti da 100 km/litro, che ha portato sotto l’ombrello tedesco gioielli come Bugatti, Lamborghini e Bentley e che ora vuole portare il gruppo Volkswagen ad essere il costruttore numero 1 al mondo entro il 2018. Ma non solo, pare proprio si sia messo in testa di "portare in Germania" la Ducati.

SUZUKI CON LA TESTA, DUCATI CON IL CUORE
Ma perché la Casa di Borgo Panigale proprio adesso che si parla di una trattativa con Suzuki per una fusione? Basta conoscere un po’ della psicologia di Piëch per capire che Suzuki è una scelta razionale e, proprio per questo, non può soddisfare appieno il suo lato dionisiaco. A Volkswagen il costruttore giapponese serve perché domina il mercato indiano con il 55%, perché è un’azienda sana (600 milioni di Euro di profitto nell’anno fiscale 2008), perché non è assolutamente sovrapponibile per prodotti ed immagine ai marchi in portafoglio e infine perché ha una divisione motori fuoribordo ai vertici mondiali, perfettamente integrabile con la divisione del costruttore tedesco dedita agli entrobordo.

SPIETATO STRATEGA
Ma se le moto sono nei desideri di Piëch perché allora non "accontentarsi" di Suzuki? Anche qui è la psicologia del personaggio a dare una chiave di lettura. Quando Volkswagen e BMW si litigarono Rolls-Royce (che allora possedeva la Bentley), Piech sembrò arrendersi nel momento in cui decise di lasciare lo Spirito dell’Estasi (la Rolls-Royce) a Monaco e di tenersi invece l’Ala (la Bentley). In realtà era una ritirata strategica che permise di tenere lo storico stabilimento di Crewe e di mettere le mani su un marchio più emozionale e malleabile al quale, per farlo rivivere di luce propria, bastava rispolverarne il palmares sportivo e prestazionale facendo leva sull’eccellenza meccanica. Inutile dire che i fatti hanno dato ragione all’austriaco...

CHIUDERE IN BELLEZZA
Piëch, che tra l'altro guida personalmente una Ducati, avrebbe voluto acquistare l’azienda di Borgo Panigale già nel 1985, quando era in serie difficoltà finanziarie, e oggi rappresenta il suo ultimo sogno: un business sconosciuto nel quale il culto del prodotto è spinto ai limiti ed è condiviso con il cliente finale. Suzuki invece è pur sempre un marchio "jap", un gigante industriale, accende la passione ma non scalda il cuore. Ducati invece è "italiana", è "rossa" e sarebbe il "giocattolo" con il quale si potrebbe sbizzarrire con innovazioni di prodotto e strategie di marketing, le specialità che hanno da sempre stimolato la fantasia e la competenza dell’ingegnere nato a Vienna, laureatosi a Zurigo, di Casa a Wolfsburg e innamorato della creatività italiana. Non per nulla a controllare il design di tutte le automobili del gruppo c’è Walter de’ Silva...

TE LA DO IO LA BICILINDRICA…
Ma c’è anche un altro elemento della psicologia di Piëch che lo porta naturalmente a interessarsi a Ducati. Durante la gestione Wiedeking, la Porsche ha curato per Harley Davidson la progettazione del raffinatissimo bicilindrico 4 valvole per cilindro che ora vive incastonato nel telaio della maestosa V-Rod. Abbiamo il ragionevole sospetto che lo 'zio Ferdi' non voglia essere da meno del suo acerrimo nemico e non si accontenti di dargli il benservito, ma voglia oscurarne il ricordo anche su questo terreno.

Autore: Nicola Desiderio

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