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pubblicato il 6 ottobre 2009

Rossi: sempre più difficili i miracoli nel warm-up?

Rossi fatica a trovare la miglior messa a punto. Perché?

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Chissà cosa pensava veramente Rossi quando, a domanda di Beltramo che suggeriva, tirando in ballo età ed esperienza contro giovanile irruenza, come Valentino necessitasse di messe a punto più complicate e difficili da trovare mentre Jorge andasse un po' alla "come viene, viene". Certo, Rossi, con il suo solito sorriso ironico, ha prontamente ricordato a Paolone come a Misano si sia presentato e sia andato fortissimo da subito, dominando tutte le sessioni, prove e gara. Ma basta riflettere un attimo per ricordare come siano state molte di più le occasioni in cui Valentino ha litigato con l'assetto, nel tentativo di trovare la miglior messa a punto.

LORENZO: SUBITO VELOCE
Al contrario, è accaduto spesso che Lorenzo arrivasse e già il venerdì pomeriggio fosse veloce come un fulmine. Il maiorchino dice che cambia pochissimo rispetto all'assetto standard - qualunque cosa voglia dire "assetto standard" su una MotoGP. Fatto sta che, statisticamente, la messa a punto ideale di Lorenzo è più facile da raggiungere che non quella di Rossi. E non crediate alle storie su uno che fa l'assetto è l'altro che copia. La messa a punto di una GP è una cosa seria.

Ne hanno parlato entrambi, di messa a punto, soprattutto per giustificare un muro voluto a suo tempo dalla Bridgestone e probabilmente rimasto in piedi per nessun'altra ragione se non impedire ai due di venire ripresi dalle telecamere mentre si guardano in cagnesco. Già, perché nonostante entrambi sostengano di mettere a punto la moto anche per l'altro, si tratta di fesserie. Non se la prendano i due, non gli stiamo dando dei bugiardi, forse stanno parlando di definizione dello sviluppo generale, ma non certo di assetti.

LA DIMOSTRAZIONE?
Facile. Prendete i risultati delle sessioni di prova di Misano. Bene, nel warm-up Lorenzo ha provato ad usare l'assetto di Rossi, per tentare di accorciare la distanza. Ora, stanti i risultati a dir poco disastrosi di questa mossa, viene naturale pensare che i due abbiano messe a punto incompatibili: anche se l'attuale sofisticatezza delle MotoGP e l'intrusività dell'azione dell'elettronica tendono ad appiattire gli stili di guida verso un'unica traiettoria ideale, su riferimenti della staccata e dell'apertura del gas quasi unici per tutti (non ci siamo ancora, anche solo perché le moto hanno caratteristiche 'filosofiche' diverse l'una dall'altra, ma purtroppo, se non ci si fa qualcosa, la direzione è questa), i due guidano in maniera molto diversa. Gli aspetti sono tanti, ma è in staccata che la differenza è più marcata: uno (Lorenzo) stacca un filo prima, molto più forte nella parte iniziale della frenata - non è un caso se Jorge per ben due volte è finito a terra in staccata a moto ancora praticamente dritta - e lascia i freni prima, entrando in curva più forte e rotondo, l'altro stacca più tardi, ma in maniera più progressiva, e tiene il freno in mano fin quasi alla corda.

QUESTIONE DI STILE
Per dirla con termini ormai caduti in disuso, uno guida da duecentocinquantista, l'altro da cinquecentista. Una volta, prima che le moto iniziassero ad andare da sole - se ne sono lamentati un po' tutti i top rider, da Rossi a Stoner, passando per Lorenzo, in recenti interviste - lo scotto da pagare durante l'apprendistato dei piloti che dalla quarto di litro passavano alla classe regina era proprio una tecnica di guida quasi completamente diversa. Si staccava tardi, con i freni in mano fin quasi alla chiusura dell'avantreno a centro curva, si curvava spigolati e con la moto piegata per il minor tempo possibile, per poi drizzare subito e rispalancare il gas, scaricando la potenza a terra con la gomma sulla parte "grassa". La guida da 250 non rendeva, se non in quel paio di occasioni l'anno in cui si azzeccava una messa a punto quasi perfetta. E quando le gomme erano consumate, erano dolori

ELETTRONICA, SEMPRE LEI
Ora, l'impressione è che la situazione si sia ribaltata. Fateci caso: più l'elettronica è entrata a fare parte della guida e della messa a punto, tanto più rari sono stati i casi in cui Rossi - ma anche Hayden e Capirossi, entrambi contraddistinti da una guida spigolata - sono stati veloci fin da subito. Con Rossi l'evidenza è accecante, ma se prestate attenzione anche agli altri due, noterete interessanti somiglianze. La guida spigolata è sempre meno efficace, quella rotonda e pulita sempre di più. Perché l'elettronica consente comunque di mettere le briglie alle erogazioni appuntite e spigolose delle moto da corsa, perché il controllo di trazione salva da scodate violente, perché le gomme ora hanno aderenze vertiginose: ora il gas si ribalta - con la dovuta progressività, è ovvio - anche al massimo livello di piega.

FUORI LE IPOTESI
La Yamaha di oggi è tanto efficace da consentire la massima performance anche da una guida come quella di Lorenzo, e lo stile di Rossi non paga forse più. Certo, la guida spigolosa consente una maggior versatilità, quella che regala vittorie come quelle di Barcellona e del Sachsenring, ma spessissimo lo stile rotondo e incentrato su velocità da capogiro a centro curva è altrettanto efficace. E, paradossalmente, sembra persino più facile trovare la giusta messa a punto, perché il senso dell'elettronica è appunto quello di rendere più efficace la moto in condizioni ideali. E c'è poco da obiettare: la guida "tonda" è quella più efficace in condizioni ideali.

A LORENZO L'EVOLUZIONE
Viene da dire, proseguendo sul campo delle ipotesi azzardatissime, fra il serio e il faceto, che Burgess e Rossi, se vogliono ritrovare margine di miglioramento, debbano lasciare a Lorenzo il compito di definire le evoluzioni della Yamaha, e cercare una moto più scorbutica, più difficile da interpretare, meno perfetta. Una moto su cui renda al meglio una guida spigolosa e sporca.

Sta a vedere che qualcun altro, in quel di Bologna, sta pensando la stessa cosa…

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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