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pubblicato il 28 settembre 2009

WSBK 09, Imola: quando Simoncelli diventa un caso

Fenomeno lui o piloti Superbike da pensionare?

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OK, prima che le pietre facciano troppo male: la domanda posta sopra è una provocazione. Però è inevitabile che qualcun osi fare delle domande, se un pischello – certo, Campione del Mondo ma pur sempre pischello – arriva, prova una moto al Mugello per tre giorni, semina scompiglio e chiude a podio dopo aver "tolto di torno" con un’entrata da coltello fra i denti il ben più blasonato compagno di squadra. Girando, durante tutta la gara, nei tempi dei primi.

BATTA DIXIT: LA APRILIA E’ UNA MOTOGP
Ora, viene da pensare che i casi siano due: o l’Aprilia RSV4 è una moto velocissima, un aereo, un mostro, ed è anche facilissima da interpretare per un pilota che viene dal motomondiale (insomma, un po’ come diceva Batta, una MotoGP, un prototipo, non una moto stradale – NO, fermi, stavamo scherzando) e Biaggi, evidentemente, ha vivacchiato per tutto l’anno, oppure Simoncelli è il dono di Dio al motociclismo. Non mi sembra il caso di dilungarmi nello spiegare perché entrambe le ipotesi non sono plausibili, passiamo oltre.

SBK SCARSA DI TALENTI
La realtà è che, diciamocelo, pur offrendo uno spettacolo entusiasmante e vicino alla passione viscerale del motociclista sportivo, la Superbike di oggi soffre di una scarsità di talenti da fare impressione. Premessa: il sottoscritto è fermamente contrario al confronto in senso assoluto fra le due formule, ci sono stati periodi in cui il livello di talento è stato paragonabile, ma nella SBK di oggi la situazione è ben diversa.

BRAVI TUTTI MA…
Intravedo già qualcuno diventare tutto rosso, con espressione oltraggiata, pronto a coprirmi di contumelie. Liberissimo di farlo, ma quando si sarà sfogato trovi qualche spiegazione al fatto che un debuttante nel mondiale (Spies) si presenti, senza conoscere le piste, lasci per strada settantacinque punti nelle prime gare, e sia il più quotato pretendente al titolo mondiale. E prosegua illustrando come mai i piloti di riferimento siano quasi tutti vicini ai quarant’anni. Ragazzi, Haga è veloce, carismatico e simpaticissimo, ma corre nel mondiale da undici anni senza aver vinto un mondiale che sia uno. Fabrizio? Bravo, per carità, ma è una giovane promessa da un po’ troppo tempo. E Dio ci scampi da un (ventilato) ritorno di Bayliss, che se tornasse, a quarantun anni, e vincesse, getterebbe una pietra tombale sulla credibilità di un campionato.

DIVERTIMENTO OK, LIVELLO KO
Sia chiaro: nessuno sta dicendo che la Superbike non sia divertente o emozionante. Si parla di livello agonistico. E chi se ne frega, dirà qualcuno. Posizione condivisibile, certo, a patto di non cadere nel ridicolo pensando che un pilota come Simoncelli, anche e soprattutto dopo la gara di ieri, pensi seriamente ad un’evoluzione della carriera in Superbike che non sia quel prepensionamento d’oro di cui diversi piloti hanno usufruito e, crisi finanziaria permettendo, continueranno ad usufruire l’anno prossimo.

SIC HA SCELTO IL PURGATORIO
C’è un motivo se Spies considera il mondiale SBK un intermezzo prima di passare in MotoGP. E se non dovesse passare l’anno prossimo, non illudetevi: non è perché ama l’ambiente, è perché per questione di principio non abbandona un campionato senza averlo vinto, parola di mamma Spies, che di Ben è mentore e schiavista – pardon, manager. E non c’è bisogno di spiegare perché Simoncelli abbia resistito alle lusinghe di Sacchi, che, vedendoci lungo, fin da inizio stagione ha cercato di convincerlo a restare in quel di Noale andando in Superbike. Sic ha preferito il purgatorio del team satellite in MotoGP, piuttosto che la SBK. Certo, gli stipendi sono molto diversi, nelle due categorie: sareste sorpresi dallo scoprire quanti piloti non percepiscano ingaggio dal team ma solo dai propri sponsor personali, in SBK, ma il discorso non è solo questo.

SBK=SERIE B? NI
Le chiacchiere stanno in poco posto: un pilota che arriva a combattere per un titolo mondiale è un pilota che punta al culmine. Non al culmine di un campionato, al culmine e basta. Qualunque pilota arrivi a farsi vedere nel mondiale, in cuor suo, è convinto di essere, o poter arrivare ad essere, il migliore di tutti. E il migliore di tutti, piaccia o no, è chi vince la MotoGP. "Ma i piloti della GP che sono passati in Superbike…" sta iniziando a dire qualcuno. Balle. Non c’è un pilota della GP che sia passato in SBK, dopo essere stato veramente forte, mentre era ancora in grado di dire qualcosa. I comprimari della GP, in SBK, o hanno fatto qualche bella figura – e ricordo pochissimi piloti della SBK che, in condizioni normali, hanno saputo fare altrettanto in GP – o si sono trovati in sella a rottami a due ruote.

CASO TOSELAND
Guardiamo invece cosa ha fatto, per esempio, Toseland. Giovane, veloce, grintoso, e in sella ad una moto, pur privata, su cui fa la sua porca figura anche Edwards. Il bilancio è impietoso, anche senza considerare cambi di capomeccanico e simili indici di psiche in crisi.

Credete, non è snobismo né spocchia: chi scrive adora la Superbike e la meravigliosa atmosfera che si respira alle gare, e uno dei piloti sopra denigrati è una delle pochissime persone che ammira incondizionatamente. Si tratta invece di puro pragmatismo. Ma ammetto di avere una speranza. Che prima o poi arrivi qualcuno che metta d’accordo tutti, ci volessero anche altri dieci anni.

Ora si tratta solo di decidere: sarà Spies o Simoncelli?

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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