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pubblicato il 18 settembre 2009

Rossi-Ducati, il nuovo tormentone

Altri 15 gg di pausa, colonne da riempire. Ecco cosa leggerete.

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Ci mancava, una "mina" autunnale, che ci permettesse di far scorrere bytes e inchiostro in speculazioni più o meno fondate e ponderate. Cosa meglio del matrimonio perfetto fra Rossi e Ducati, soprattutto in quanto condito da un eventuale clamoroso divorzio fra Rossi e Yamaha? Già negli ultimi tempi, molti le hanno sparate grossissime. Qualcuno perché ha un’agenda, più o meno nascosta. Qualcun altro perché, semplicemente, vorrebbe davvero che la cosa si verificasse. E qualcuno perché ha bisogno di dare aria ai denti e magari seminare un po’ di zizzania.

LE CERTEZZE
Che Rossi e Ducati si parlino, presumibilmente da un bel po’, è ovvio. Troppe le professioni di stima reciproche: Valentino non aveva mai parlato tanto di Ducati, e delle sue persone, come ora. E la posizione di Ducati è repentinamente cambiata dal "non ci serve, e poi offuscherebbe il marchio" di Suppo e Domenicali un paio d’anni fa al "si adatterebbe lui e ci adatteremmo noi" di Preziosi (che, zitto zitto, ha assunto il ruolo di Direttore Generale di Ducati Corse) al termine del GP di San Marino. Se dovessimo andare a identificare un periodo preciso, probabilmente gli scambi sono iniziati quando Rossi si è reso conto che Lorenzo è un compagno di squadra troppo ingombrante, e Ducati che c’era qualcosa che non andava in Stoner.

NIENTE E’ IMPOSSIBILE MA…
Altra certezza: il passaggio dal 2010 è difficile, se non impossibile. Chi gioca a triangolare con la Ferrari, parlando di sponsor comuni e tirando in ballo coincidenze sospette non ha evidentemente notato come Marlboro abbandonerà le scocche della rossa di Maranello, rimpiazzata da Santander. Inoltre, non si capisce che interesse possa avere Ferrari a far correre Rossi con Ducati, ma questa è un’altra storia. E’ vero che Philip Morris è probabilmente l’unica casa che non si squasserebbe più di tanto all’idea di pagare la penale legata alla rottura del contratto di Rossi, ma a questo punto della stagione si fatica ad immaginarsi su che sella potrebbe sedersi Valentino.

PARITA’ TECNICA
Passando alla situazione di Rossi in Yamaha, qualcuno parla di una parità tecnica fra Valentino e Jorge che darebbe fastidio al caposquadra. Considerando il nuovo regolamento che prevede un numero limitatissimo di motori per una stagione, immaginarsi che una casa vada a complicarsi la vita differenziandoli è pura utopia, quindi tale parità è comunque scontata dovunque Rossi corra. A Rossi non dà fastidio questa parità, dà fastidio l’idea di non poter essere l’unico e il solo ad orientare lo sviluppo. E il fatto che Yamaha, cedendo almeno in parte alle richieste di Lorenzo, non abbia messo troppo in chiaro la divisione dei ruoli fra il caposquadra e il gregario. Velocissimo, di lusso, ma gregario, almeno allo stato attuale.

SOLO CON BURGESS
Premesso che pochissimi – praticamente solo gli irriducibili detrattori di Rossi – non vedrebbero di buon occhio il matrimonio di cui sopra, il sottoscritto resta un po’ scettico. Perché in Yamaha, a parte quest’ultimo sgarbo, Rossi si trova molto bene, forse troppo per pensare, a fine carriera, di fare un salto nel vuoto. Inoltre, farebbe una gran fatica a portarsi dietro, se non tutta la squadra, quel Jeremy Burgess a cui, solo qualche giorno fa, ha attribuito buona parte del merito dei suoi successi. Burgess ormai ha la sua età, e già all’epoca del passaggio a Yamaha aveva pensato di godersi una pensione dorata nella sua Australia. E’ anche vero che lui per primo non ha gradito molti tagli di budget della Yamaha, che hanno privato di alcuni piccoli privilegi buona parte dello staff tecnico (vedasi i voli declassati da prima classe a turistica), ma difficilmente la cosa basterebbe a fargli maturare propositi di vendetta da consumarsi in quel di Borgo Panigale.

RIPARTO DA ZERO?
E poi, siamo davvero sicuri che Rossi abbia voglia di ripartire da zero nel tentativo di trasformare radicalmente una Desmosedici concettualmente agli antipodi dalle sue esigenze e dal suo stile di guida, a fine carriera? Certo, la cosa gli darebbe qualche stimolo in più, ma tutti sanno – senza che lui lo abbia mai detto apertamente – quanto pesi, nella sua motivazione, la voglia di battere il record di vittorie di Agostini. Farlo con una Ducati sarebbe possibile, altroché, ma a trent’anni, con i ragazzini allupati che ci sono adesso, di stagioni buone non ne restano molte. E non è difficile immaginare che, con le restrizioni regolamentari ai test, sarà molto difficile tornare a vincere nella stagione di debutto come ha fatto Valentino nel 2004.

2010 DIFFICILE, 2011 TROPPI TARDI
Insomma, passare nel 2011 potrebbe essere tardi, passare prima troppo difficile, complicato e, in fondo, sleale. Tanto improbabile e impensabile che, conoscendo Rossi, potrebbe anche succedere. Non ci contate, ovvio: il sottoscritto garantisce che la notte dorme sereno, pensando che l’anno prossimo lo schieramento resterà quello di quest’anno. Ma è anche vero che le parole "pensa se non ci avessi provato" staranno risuonando molto forti nel cranio di Rossi. Avessi tempo e mezzi, terrei d’occhio tutte le liste dei passeggeri in volo verso Ibiza, in questa finale di vacanza del motomondiale…

Autore: Edoardo Licciardello

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