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pubblicato il 11 settembre 2009

Haga e Spies: avversari dello stesso stampo

Di piloti così ne nasce uno ogni dieci anni. Forse è vero...

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Certo, mancano ancora tre gare – Imola, Magny Cours e Portimao – ma credo si possa dire senza timore di smentita che la bilancia, a questo punto del mondiale, ora penda decisamente in direzione di Spies. Qualcuno ha l’impressione che, nelle tre gare che restano, Haga avrà la possibilità di ribaltare la situazione battendo in pista il fenomeno texano, sorpresa di questo mondiale 2009?

IL ‘RING PAREGGIA BRNO
Se così dovesse andare – e non ce ne vogliano i fan dell’americano, ma per amore verso la Ducati e verso quell’Haga che tanto ci ha emozionato fin dai suoi esordi mondiali, speriamo che non sia così – si discuterà per anni a venire di cosa sarebbe successo se e ma, salvo poi concludere che l’episodio del Nurburgring non fa che pareggiare i conti con quello di Brno, dove era toccato a Spies finire per terra per colpa di un altro pilota – nella fattispecie, Fabrizio. Guardiamoci negli occhi: dei due, è Spies a poter vantare un bel credito con la fortuna, quest’anno. Almeno due dei suoi "zero" sono da ascrivere alla sua Yamaha R1, e pur avendo commesso più di un errore, evidentemente ha fatto meglio di Haga in altre maniere…

HA FATTO TUTTO DA SOLO
Insomma, se Haga perderà il mondiale, non sarà certo perché Rea lo ha "sportellato", così come non lo perse nel 2000 per la squalifica per doping, ma per aver disputato un finale di gara in calando. E Spies si sarà meritato questo mondiale gara dopo gara, ma questo, ne siamo sicuri, lo sapranno riconoscere tutti. Quello che però è interessante è vedere come, al di là di come andrà questo mondiale, i due si assomigliano più di quanto non sembri.

NORI HA FATTO INNAMORARE
Chi ha visto correre all’esordio, nel 1998, si ricorda bene il devastante impatto di Haga sullo scenario mondiale. Velocissimo, incredibilmente spettacolare grazie ad una posizione in sella molto personale (si gettava fuorissimo dalla moto, con il casco puntato quasi verso il basso) e ad una confidenza assoluta nella guida in derapata, fece innamorare di sé praticamente tutti. La sicurezza nei suoi mezzi era assoluta, tanto che sul sedere della tuta portava la scritta "I’m gone" – "sono già andato", dicendo che gli avversari facevano appena in tempo a leggere la scritta prima che li staccasse. E la "febbre Haga" aumentò ancora quando, dopo un paio di gare nel mondiale Superbike, partecipò come wild card al mondiale 500 a Suzuka. Terzo, nella scia di Okada, a poco più di cinque secondi dal vincitore Biaggi.

BEN COME NORI DUNQUE? QUASI
Peccato che la sua YZF fosse più ferma di un cancello motorizzato, per cui Haga finì quasi tutte le gare su piste veloci (e non solo quelle…) a ruzzolare nelle vie di fuga. Nori-chan era completamente incapace di accettare un piazzamento. Ora, al di là del seguito della carriera di Noriyuki, il ritratto non è molto diverso da quello di Spies. Dominatore nel campionato nazionale, con esordio a sensazione in Superbike e qualche apparizione in cui si dimostra velocissimo nel motomondiale (Indianapolis, lo scorso anno) e con uno stile molto particolare che lo vede buttarsi molto fuori dalla moto. Insomma, magari non saranno separati alla nascita, ma le somiglianze ci sono. Perché forse qualcuno lo ha rimosso, ma Spies si è presentato nel mondiale di quest’anno vincendo o volando via. Certo, Ben si è dimostrato poi molto più concreto, ma l’impressione è che possa solo aver trovato qualcuno più incostante di lui. Un po’ come se Spies fosse…l’Haga riveduto e corretto.

LA YAMAHA NEL DNA
Un'altra, significativa, somiglianza unisce i due: la Yamaha. Haga, pur avendo corso nella sua carriera anche con Ducati (all’esordio assoluto nel mondiale SBK, come wild card, con una 888, poi nel 2004 con il team Renegade e quest’anno) e Aprilia (in Superbike e sulla RS-cube in MotoGP) è stato sempre identificato con la Yamaha. Per anni il pilota più pagato del mondiale SBK, era una vera e propria bandiera per il team di Iwata, un po‘ come Bayliss per la Ducati o Biaggi per l’Aprilia. E’ davvero curioso che Nori non abbia mai saputo portare al titolo la Yamaha – prima la YZF-R, poi la R7, poi l’R1 dopo il cambio di regolamento – pur sembrando sempre lì lì per farcela.

MEREGALLI DIXIT
E poi, invece, quando Nori cede alle lusinghe Ducati, dichiarando apertamente che Yamaha non era mai stata in grado di dargli una moto per vincere il mondiale, ecco arrivare la nuova R1, che, Maio Meregalli dixit già lo scorso inverno, al momento dell’addio di Haga, "avrebbe potuto essere la moto con cui Nori avrebbe vinto il mondiale". E invece, a consolare Yamaha, arriva quell’impunito di ragazzino texano, che prende l’R1 e martella tutti come talpe.

CHI RIDE DI PIU’?
La domanda che viene spontaneo porsi, e a cui nessuno darà mai risposta, è la seguente. Ride di più Yamaha, che ha perso un Haga costosissimo e sta vincendo il mondiale con una moto dall’efficacia devastante avendo creato un altro pilota-idolo da legare al proprio marchio, o rode di più Haga, che è sceso dalla Yamaha proprio quando è diventata vincente, e rischia di vedersi fregare per l’ennesima volta il titolo da quella che era la sua ex squadra? Ai posteri l’ardua sentenza.

Autore: Edoardo Licciardello

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