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pubblicato il 27 agosto 2009

Lorenzo in Yamaha: fine delle speculazioni

Tutti contenti? Livio Suppo sicuramente no...

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Dobbiamo dire grazie a Jorge Lorenzo per il teatrino messo in piedi durante quest’afosa estate: è stato l’unico pilota il cui passaggio ad un’altra casa avrebbe davvero spostato la bilancia degli equilibri in MotoGP. Ed era l’unico per cui il cambio di sella sarebbe davvero potuto essere vantaggioso: battere Rossi a parità di materiale è davvero difficile, per non dire impossibile. Meglio guardare la storia recente, e notare che gli unici due piloti che sono riusciti nell’impresa non erano in sella alla sua stessa moto.

COMINCIAMO DALL’INIZIO
Già a fine primavera, prima della prima batosta incassata dallo spagnolo – quella favolosa gara di Barcellona – Lorenzo ha iniziato la cantilena "Yamaha non mi considera per quanto valgo, altre case si: voglio essere trattato da prima guida". Passato lo stupore di chi si chiedeva se Lorenzo avesse davvero presente chi fosse il suo compagno di squadra, abbiamo capito che la questione era tanto economica quanto tecnica. Anche senza voler indagare sulla rilevanza del famoso albero motore appesantito che a Lorenzo è stato consegnato solo a Brno, abbiamo preso atto del fatto che Jorge si sentiva in grado di battere, oggi o nell’immediato futuro, Rossi.

WORK IN PROGRESS
Da qui la trattativa con Honda, e con gli sponsor Repsol e Red Bull, ansiosi di mettere sulla sella della RCV212 un pilota spagnolo in grado di far dimenticare la paccata di milioni spesi per Puig e Pedrosa. Una trattativa che, però, nessuno saprà mai dirci quanto fosse seria. Perché se il sospetto che Lorenzo volesse solo forzare il braccio a Yamaha per strappare qualche concessione (economica più che tecnica: dall’anno prossimo, con i motori sigillati, la parità di equipaggiamento è quasi scontata) è fin quasi scontato, non è molto più fantasiosa l’ipotesi che il parlare con il rivale più odiato fosse un sistema usato da Honda per mettere il metaforico pepe in zona sfintere a Pedrosa. Il cui manager è una presenza sempre più ingombrante, per non dire fastidiosa, e i cui risultati, ad inizio stagione, stavano iniziando a non giustificare più la fiducia riposta nel pilotino di Sabadell.

AD OGNUNO QUEL CHE VOLEVA
Insomma, non lo scopriremo mai, ma è più che possibile che ognuno abbia ottenuto quello che voleva. Yamaha ha mantenuto in squadra i due piloti più in palla e seguiti del mondiale. Lorenzo, anche grazie alla trattativa in extremis con Ducati, dovrebbe aver strappato un arrotondamento dell’ingaggio. E Honda dovrebbe aver convinto Pedrosa della propria serietà nel perseguire l’obiettivo che si proponeva: Puig svestito di qualunque incarico e potere se non quello di manager del pilota (e quindi, possibilmente, fuori dal box) e una gestione più diretta e trasparente – almeno fra casa e pilota – di Pedrosa. Tutti contenti. Anzi, no.

PUIGDROSA IN DUCATI?
Ducati, che secondo qualcuno, a fronte dell’insuccesso con Lorenzo, sarebbe disposta a prendere in blocco il pacchetto Puigdrosa, è con l’acqua alla gola. Al di là delle professioni di fede in cui, con grande professionalità, Suppo si spertica (soprattutto dopo l’uscita di interviste scomode a Stoner come quella pubblicata questa settimana da Motosprint) c’è chi, dell’australiano, ne ha veramente piene le tasche. Parliamo della Marlboro, che contribuisce in buona parte a pagare l’ingaggio di Casey, e che in cambio pretenderebbe non solo vittorie (che ultimamente scarseggiano), ma anche impegno promozionale (che Stoner pare non abbia mai gradito) e professionalità.

STATO CONFUSIONALE
Difficile considerare professionale un pilota che, pur in evidente stato confusionale – perché diversamente non si spiega la scelta delle gomme rain a Donington – decide unilateralmente di saltare tre Gran Premi limitandosi a far presentare la giustificazione al genitore. E, invece di fare linea comune con il team, rilascia un’intervista ad un giornalista australiano, Colin Young, che viene tradotta in tutto il mondo, da cui emerge un Casey Stoner che… non ne ha più voglia. Come se, invece di guadagnare milioni di euro per fare ciò per cui migliaia di appassionati sacrifica soldi di tasca propria, fosse un impiegato intrappolato in un lavoro senza sbocchi.

DUCATI? NO GRAZIE, MI GIOCO LA CARRIERA…
Ducati è in guai seri, perché se ci sono almeno due piloti (stando a Dean Adams, di Superbikeplanet) che si sono offerti per guidare gratis la Yamaha privata, pare invece scarseggino quelli disposti a giocarsi carriera e reputazione salendo sulla sella più scottante del mondiale: quella della Desmosedici ufficiale. Quella per cui tutti avrebbero venduto la mamma a fine 2007, e che ora fa trovare impegni improbabili a tutti quelli a cui viene proposta. Stiamo esagerando, è chiaro, ma la situazione, a Bologna, è grave e il tempo stringe.

Le possibili permutazioni fra team Pramac e ufficiale non sono infinite: serve un elemento esterno. Dobbiamo attenderci un annuncio a sensazione (oltre a quello che sembra sempre più probabile) o una tragica limitazione dei danni? Attendiamo con ansia. Scrutando con sempre maggior perplessità la lista dei piloti liberi da ingaggio per il 2010.

In bocca al lupo, ragazzi…

Autore: Edoardo Licciardello

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