Interviste

pubblicato il 31 luglio 2009

Intervista a Sergio Vicarelli, Dir. Gen. Kawasaki Italia

I temi caldi: supersportive in crisi e diffusione dell'ABS

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Una breve visita alla sede di Kawasaki Italia, in provincia di Milano, è stata la ghiotta occasione per uno scambio di opinioni con il dott. Sergio Vicarelli, direttore generale della filiale italiana del Costruttore di Akashi.

Come comincia la storia di Kawasaki in Italia?
"Alla fine degli anni Sessanta, quando in Italia il boom delle maximoto doveva ancora esplodere, le Kawasaki arrivavano nel nostro Paese tramite tre diversi importatori. Fu così fino al 1989, quando ne sopravvisse solo uno, con sede a Genova, sotto la denominazione di Kawasaki Motors Italia. Questa azienda operò per tutti gli anni Novanta supportata dalla Itochou, una delle ‘trading company’ giapponesi che distribuivano sui mercati di sbocco mondiali la produzione dell’industria del Sol Levante. Poi nel 2001 la Casa madre decise di costituire Kawasaki Motors Europe, con sede in Olanda, e alcune filiali nazionali, tra cui Kawasaki Italia."

L’andamento delle vendite 2009 rispetta le previsioni?
"Per i best-seller Z750 e ER-6n siamo a posto, tenendo conto del calo delle immatricolazioni dovuto alla crisi ma che, ovviamente, avevamo previsto."

La crisi sta colpendo soprattutto le maximoto, che strategia di difesa adotta Kawasaki?
"Il problema colpisce soprattutto le supersportive più che le maximoto in generale, ma è un calo generalizzato che riguarda tutte le marche. Oggi tutti i costruttori messi insieme non arrivano a totalizzarne 5.000 (nei primi sei mesi del 2009, ndr) mentre anche solo cinque anni fa se ne vendevano moltissime. Non è solo un problema legato alla crisi, il fatto è che sono prodotti troppo esasperati, adatti solo ad un pubblico esperto e così molti utenti che ne sarebbero attratti non si sentono invece all’altezza."

Che effetti potrebbe avere in italia la limitazione delle potenze come avviene in Francia?
"Non credo in Italia ci si arriverà, sarebbe comunque il colpo di grazia a un segmento già in grande sofferenza."

Gli economisti parlano spesso di "Italia a due velocità", vale anche per le moto? Dove si vendono meglio le Kawasaki, nord, centro o sud?
"Il nord Italia ha un peso preponderante; copre, da solo, il 20% delle vendite complessive, e se si pensa che la sola provincia di Milano fa registrare il 10% del totale risulta chiaro quali siano le aree geografiche che assorbono più moto di nuova immatricolazione."

Quali sono i modelli per i quali prevedete un futuro promettente?
"In questo momento le moto ‘crossover’ come la Versys stanno avendo un buon successo perché permettono di percorrere qualsiasi strada con più versatilità e capacità di carico delle stradali pure; sono protettive e confortevoli ma anche sportive quando ci si vuole divertire."

Che modello invidiate di più alla concorrenza?
"Più che invidiare qualcosa non capiamo perché moto come la TDM di Yamaha o la Africa Twin di Honda siano state abbandonate quando invece la concorrenza le ha riproposte ottenendo buoni riscontri di mercato. Mi riferisco alle ‘crossover’ di cui la TDM è stata una delle antesignane, e alle enduro bicilindriche come la Bmw F800GS o la Ktm 990 Adventure, che dell’Africa Twin hanno raccolto l’eredità."

Ci saranno novità Kawasaki ai prossimi saloni autunnali?
"Saremo tra i più attivi presentando novità in tutti i segmenti, alcune saranno vere novità, altre dei restyling con piccoli aggiornamenti tecnici."

La nuova ZX-10R avrà la bancata dei cilindri inclinata come nel progetto di cui abbiamo parlato recentemente?
"Il 4 in linea inclinato è una delle possibilità concrete."

Il rinnovo totale delle supersportive ogni 2 anni non è eccessivo? Non accorcia troppo il ciclo di vita del prodotto?
Assolutamente sì, ormai i numeri di vendita sono così esigui che il ‘break-even point’ si è spostato molto in là e non ha più senso investire per rinnovare completamente un modello se il precedente non è stato ancora ammortizzato. La nuova tendenza anche per Kawasaki sarà un modello nuovo ogni 4 anni e un ritocco ogni 2, come già fanno alcuni concorrenti."

Kawasaki ha progetti innovativi in cantiere? Tre ruote, ibrido, elettrico, automatico?
"Esistono studi e progetti per tutti i campi di applicazione innovativi, ovviamente non tutti sono applicabili nel breve e medio periodo perché la tecnologia non è ancora affidabile o il mercato non è pronto a recepirla. Se dovessimo ipotizzare una scaletta delle priorità sicuramente il cambio automatico è una delle innovazioni che potremmo vedere prossimamente anche su moto Kawasaki."

Che riscontro di vendite c’è in Italia per i modelli con ABS?
"Zero! Veramente minimo per Kawasaki, solo della Versys vendiamo qualche esemplare con ABS, e questo è un fenomeno solo italiano, all’estero è diffusissimo, addirittura in Germania si vendono quasi esclusivamente moto con ABS perché i motociclisti tedeschi altrimenti non le ritengono abbastanza sicure."

E di chi è la colpa? A cosa è dovuto?
"Da un lato è la cultura motociclistica italiana a determinare questa scelta: gli utenti delle due ruote si sentono tutti esperti e ritengono di non avere bisogno dell’ABS o, addirittura, che sia deleterio per gli spazi di frenata e la sicurezza. C’è poi un fattore legato ai concessionari, che arrivano a scoraggiare l’acquisto delle nostre versioni con ABS perché non le hanno in pronta consegna e, costando 500 Euro in più, non riescono a fare i prezzi competitivi a cui hanno abituato gli acquirenti."

Le quotazioni dello yen in crescita che tipo di problemi comportano oltre all’aumento dei listini?
"Noi abbiamo ritoccato in maniera apprezzabile solo i prezzi dei modelli di nicchia mentre sui best-seller il prezzo è molto simile allo scorso anno."

L’immagine racing di Kawasaki quest’anno esce un po’ male dalla vicenda MotoGP-Hayate. Dal punto di vista commerciale le corse hanno un effettivo ritorno?
"Kawasaki nel motomondiale non ha una storia lunga e di successo come Honda e Yamaha perché, prima dell’era MotoGP a 4 tempi, non schierava moto a 2 tempi. L’abbandono della classe 500 non ha portato però i risultati sperati ma per Kawasaki non è un problema, perché in un certo senso è un marchio outsider, che fa notizia quando ottiene qualche buon risultato. L’ingaggio di un top rider come Melandri ha permesso proprio questo: anche se su una ZX-RR marchiata Hayate, a questo punto del campionato Marco ha più punti di quanti ne aveva lo scorso anno e, nella classifica costruttori, Kawasaki ha più punti di Suzuki che schiera due moto ufficiali e due piloti."

E la superbike? Non sarebbe un traino per le vendite una ZX-10R vincente?
"Probabilmente sì; se i risultati sportivi fossero migliori ci sarebbe anche un ritorno commerciale, ma sia il K.R.T. che il Team Pedercini faticano ad occupare posizioni di spicco e quindi non è certo un fattore su cui fare leva."

Kawasaki non ha fabbriche in Europa, a differenza di Honda e Yamaha. È da escludere l’avvio di uno stabilimento produttivo in Italia?
"Sì, è escluso. Per una multinazionale come Kawasaki, che produce beni di consumo ad alta tecnologia per i mercati dei paesi industrializzati, fare una fabbrica in un paese maturo come l’Europa non avrebbe senso. Le moto Kawasaki sono giapponesi e vengono costruite in Giappone; è sempre stato così e sarà sempre così."

Autore: Costantino Paolacci

Tag: Interviste


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