Curiosità

pubblicato il 21 luglio 2009

Il giro del mondo in sella alla Yamaha R1

Nick Sanders e la sbk di Iwata, binomio inscindibile

Il giro del mondo in sella alla Yamaha R1
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Vi sarà già capitato di sentir parlare di un tizio, un inglese, che in sella ad una Yamaha R1 ha fatto il giro del mondo. Fin qui non sembra poi così strano anche se, certo, ci sono moto più adatte allo scopo, come le maxienduro per esempio. Ma a Nick Sanders piace l’R1, tanto che l’ha usata per più di uno dei suoi viaggi avventurosi. Non sempre la stessa ovviamente perché, con il passare degli anni, ha cambiato anche modello, ma per lui non c’è niente di meglio che attraversare deserti, affrontare guadi e percorrere strade sterrate in sella a una supersportiva da quasi 190 CV.

Non chiamatelo pazzo però. Nick è un motociclista con gli attributi e, a 50 anni, ha visto più mondo lui in sella alla moto che buona parte di tutti i viaggiatori avventurosi messi insieme. Se avete dieci minuti da perdere andate su youtube e digitate il suo nome: non crederete ai vostri occhi! Tutti quelli che, se piove, con la loro R1 non escono nemmeno perché hanno paura di sporcarla, probabilmente si sentiranno male! Buche, pietraie, piste fangose nella foresta pluviale, piste sabbiose nel deserto, piste innevate sulle cime più impervie… tutto, tranne le piste a cui tutti pensano quando si parla di una R1… Ma perché affrontare simili avventure con una moto così inappropriata? Perché a Nick piace così! Non ci sono spiegazioni logiche o tecnico-scientifiche.

L’ultimo di questi raid si chiama "Parallel World" ed è forse la più folle invenzione dell’instancabile biker britannico. La prima, nel 1996/97, aveva l’evocativo titolo di "Uomo più veloce intorno al mondo" e portò Nick a fare il giro del mondo (oltre 19.000 miglia) in 31 giorni in sella a una Triumph Daytona. Con il secondo raid, dal titolo "Viaggio oltre la ragione", riuscì a cogliere lo stesso risultato in soli 19 giorni ma stavolta in sella a una Yamaha R1 del 2005, quella con "soli" 172 CV… Con il primo raid entrò nel Guinness dei primati e con il secondo confermò il suo stesso record.

"Parallel World" ha avuto un obiettivo diverso, anzi, ha esasperato questo obiettivo: compiere il giro del mondo nel minor tempo possibile ma sfruttando la rotta più lunga: 55.000 miglia (circa 88.500 km) attraverso 6 continenti e 45 paesi in 120 giorni.

Il raid è stato suddiviso in 5 parti, dovute necessariamente all’attraversamento degli… oceani.
La prima parte l’ha visto partire dalla Gran Bretagna e arrivare nella Repubblica Sudafricana. Dopo aver attraversato l’Europa per raggiungere Istanbul, ha proseguito per la Siria e la Giordania. Da lì il salto in Africa, con ingresso in Egitto e poi "discesa" attraverso Sudan, Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Namibia e Botswana. Che clima ha trovato? Qualsiasi clima: caldo, tropicale, continentale, secco, umido; in pratica il peggiore e il migliore che si possa immaginare.

La seconda parte è stata apparentemente meno dura: da Bombay in India a Kathmandu in Nepal fino alla barriera naturale della catena montuosa dell’Himalaya. Con un volo ha raggiunto Bangkok in Thailandia e da lì Singapore in Indonesia. Un viaggio in un bagno di sudore: clima sub-tropicale per una "gita in moto" molto, molto calda! Per raggiungere l’Australia Nick ha attraversato la Malesia, con una "puntatina" in Cambogia, ma questa terza parte del viaggio era considerata di solo transito.

Giunto finalmente in Australia, a Perth, il viaggio è proseguito verso la terrificante regione del Nullarbor (letteralmente "priva di alberi"), attraversata per raggiungere l’incrocio con la Stuart Highway e svoltare verso nord per 3.000 miglia, fino a Darwin, prima di svoltare nuovamente verso est e poi verso sud sulla Gold Coast, per raggiungere Sydney. È stata la parte di viaggio più "umana" dal punto di vista climatico.

La quinta ed ultima parte è stata quella forse più entusiasmante. Partenza da Santiago del Cile e giù, verso la Terra del Fuoco. Poi di nuovo a nord, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Ecuador e Colombia. Una volta attraversata l’America Centrale il viaggio è proseguito verso Proudhoe Bay, il punto più a nord dell’America, tappa necessaria a far correre il contachilometri prima di dirigersi di nuovo verso gli stati del sud e scalare nuovamente gli States fino a New York, tappa di ogni giro del mondo che si rispetti. Una "capatina" a Capo Nord e poi via, verso Londra per tornare a casa e ammirare le 55.000 miglia conteggiate dalla strumentazione della mitica R1 "adventure"!

Perché tutto ciò? Per la fama? Per i soldi? Per pubblicare qualche libro e qualche dvd? Assolutamente no. Nick Sanders è uno di quei personaggi posseduti da quella lucida follia che porta un uomo a misurarsi con sé stesso prima ancora che con la natura e la fatica fisica. In una delle pagine del suo blog parla della tranquilla vita quotidiana a cui ogni persona responsabilmente ambisce per sé e per la propria famiglia. Nick non la critica e non la respinge ma semplicemente parla di quel richiamo che dal profondo del suo cuore ha sentito a un certo punto della sua vita; una sorta di "non posso non partire" che si impossessa dei sogni di ogni vero viaggiatore.

La storia dei grandi raid attraverso le zone più impervie del pianeta ne è piena ma questo 50enne gallese ci sta particolarmente simpatico, non fosse altro che per la moto che ha scelto, una fantastica R1 da 190 CV a 12.500 giri! Chissà se l’ha mai raggiunta la zona rossa! Certo che dopo una vita così intensa la povera supersportiva Yamaha una giratina in pista se la meriterebbe proprio!

Autore: Costantino Paolacci

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