Epoca e Classiche

pubblicato il 18 luglio 2009

Honda: alla scoperta della fabbrica di Atessa /1

In Italia, dove nascono le moto giapponesi

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Ad Atessa, in provincia di Chieti, nascono alcuni modelli Honda di grande successo, come gli scooter della serie SH, le naked Hornet, CBF600N e CB1000R e le sport-touring CBF600 e 1000. E se per le motociclette i motori arrivano pre-assemblati dal Giappone, la produzione dei propulsori con cambio automatico per gli scooter avviene invece nella fabbrica abruzzese, grazie alla fonderia presente in sede (dal 2004) e ai macchinari per la lavorazione dei metalli, che rendono il sito produttivo Honda di Atessa uno dei più avanzati tecnologicamente in Europa.

MIRACOLO ITALIANO
La storia di questo successo tutto italiano ma con cromosomi giapponesi, comincia nel 1971, anno di costituzione della I.A.P. Industriale, azienda che, 11 anni dopo, in seguito all’acquisizione da parte di Honda Motor del 100% della partecipazione al capitale, ha cambiato la sua ragione sociale in Honda Italia Industriale S.p.A. . Era il 1976 e il mercato italiano delle due ruote si preparava ad "esplodere" spinto dal successo delle piccole 125 cc. Infatti proprio con una piccola monocilindrica (la stradale CB125E), cominciò l’avventura produttiva di Honda in Italia. Non si trattava in realtà di vera produzione, in gergo tecnico era definito "transplant", in gergo economico si trattava di "joint venture", in pratica consisteva nell’assemblaggio della CB125. In sostanza, invece che come bene di consumo importato, arrivava in Italia in "scatola di montaggio", un modo per aggirare il contingentamento delle importazioni che, a quel tempo, limitava la penetrazione dei marchi extraeuropei nel mercato motociclistico e non solo.

PRODURRE DOVE C’E’ IL MERCATO
Nel frattempo produzione e vendite aumentavano di pari passo, il mercato cresceva di anno in anno e, in base alla strategia "market-in" (produrre nel mercato di sbocco), Honda Italia cominciò la produzione della XL125, la piccola enduro tuttofare a 4 tempi che letteralmente spopolava tra i sedicenni italiani. I più sportivi però chiedevano anche moto stradali e prestazioni superiori, esigenze che vennero soddisfatte con la realizzazione della NS125 a 2 tempi.
Gli ottimi risultati di vendita e un mercato italiano che sembrava non avere limiti di sviluppo, fecero crescere la fiducia da parte del colosso giapponese nelle capacità produttive della filiale italiana, e così, negli anni Novanta, cominciarono a uscire dalle linee di produzione della fabbrica di Atessa, in provincia di Chieti, le prime maximoto e nuovi modelli di scooter: NX 650 Dominator, CB 500, Transalp 600, ma anche NSR125 e gli scooter Bali 50, Sky 50, XB8R 50, SH 50/100, Pantheon 125/150 e Foresight 250.
Il 1998 fece registrare l’impressionante dato di 160.000 veicoli prodotti (circa 1/3 erano 50 cc), configurando Honda Italia come il principale attore nello scenario italiano della produzione motociclistica, un primato che nel 1995 già era valso il trasferimento dalla Gran Bretagna a Roma della direzione europea del settore moto.

INVESTIMENTI MILIONARI
Il 21° secolo ha portato "in dote" la localizzazione della produzione di nuovi modelli di moto (una su tutte la Hornet 600) e di scooter a 4 tempi (@125/150, Jazz 250, SH 125/150, PS125/150), compreso il fortunatissimo SH300i, lanciato sul mercato nel 2006 in occasione dei 35 anni di attività di Honda Italia, un traguardo importantissimo se si pensa che l’intuizione di Soichiro Honda, l’indimenticato fondatore di Honda Motor, è datata "solo" 1948… Del resto l’Italia copre il 40% del valore totale delle vendite di veicoli a due ruote dell’intera Europa, valore che supera il 65% se si considerano i soli scooter targati!
È per questo, per essere sempre pronti al momento giusto con i modelli giusti, che negli ultimi 16 anni Honda ha investito in Italia circa 86 milioni di Euro, di cui 16 solo nell’ultimo anno e in prospettiva 2010. Tutto orgogliosamente autofinanziato con risorse Honda, senza contributi statali di sorta. Oggi il sito produttivo di Atessa occupa circa mille persone, più altre duemila nell’indotto, personale qualificato che fa parte delle aziende del CISI (Consorzio Imprese Subforniture Italia) ed è la prima realtà produttiva nazionale del settore automotive ad aver aderito all’EMAS (Eco-Management Audit Scheme), conseguendo la certificazione nel 2008, uno strumento volontario di valutazione delle performance di impatto ambientale per uno sviluppo economico sostenibile.

Nel prossimo articolo scopriremo insieme dati e segreti del sito produttivo di Atessa.

Autore: Costantino Paolacci

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