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pubblicato il 14 luglio 2009

WSBK 2009: Haga, genio e sregolatezza

Mondiale nuovamente a rischio se non mette la testa a posto...

WSBK 2009: Haga, genio e sregolatezza
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Avete visto tutti la gara di Donington. Se non l’avete fatto, andate su Youtube e recuperate il filmato della caduta di Haga e rabbrividite. Una botta che ricorda molto quella di Bayliss di qualche anno fa, un high-side con tutti i crismi con successivo ruzzolone a fianco della moto. Uno di quei voli che, ancor prima che il pilota si fermi, si sa già che non ne uscirà soltanto con qualche graffio sulla tuta.

…MIRACOLOSAMENTE
Stavolta è andata relativamente bene: all’inizio si pensava che l’incidente fosse davvero serio, poi, a quanto pare, è emerso che i dottori inglesi avevano scambiato per recenti botte che Nori aveva riportato anni fa – visto lo stato dello scheletro di Noriyuki, confondersi dev’essere facile – e che la prognosi sia decisamente più positiva. Probabilmente, Haga sarà in grado di rientrare già a Brno, dopo la pausa estiva, e avere così qualche possibilità in più di difendere un titolo che, solo qualche settimana fa, sembrava già automaticamente in mano sua.

"MENO AFFIDABILE DI UNA GIAPPONESE"
Chi segue il mondiale Superbike da qualche anno – meglio se più di 10, in maniera da ricordare la fine degli anni ’90 – sa bene che Haga non è mai stato un pilota del tutto affidabile. Anzi, nel corso degli anni, più di uno ha sospettato che il soprannome "Nitro Nori" fosse dovuto al rumore che fa quando cade, visto che il giapponese, quando si stende, lo fa bene. E abbastanza spesso, diciamocelo. Quest’anno, Haga sembrava, per così dire, guarito. Più lucido, coriaceo, "consistent", come dicono gli statunitensi. Regolare nei risultati, capace di accettare piazzamenti quando la vittoria era fuori portata, forte degli stop – tecnici e per errori di guida – di quella macchina infernale che si è rivelata l’accoppiata Yamaha R1/Ben Spies.

DARK SIDE OF THE MOON
E invece no. In gara-2, a Donington, è riemerso il lato oscuro di Haga. Quello del pilota sprecone, che, invece di sopravvivere per combattere un altro giorno, lancia il cuore oltre l’ostacolo e forza il ritmo all’inseguimento dell’impresa impossibile. Sperando di raggiungere uno Spies che, si era già visto in gara-1, era praticamente imprendibile. Certo, ha tutte le attenuanti. Da troppo tempo Noriyuki non vinceva, da troppo il suo orgoglio di pilota stava subendo gli assalti dell’esordiente americano, da troppo tempo il giapponese aveva voglia di dare una lezione a…quell’impunito, come direbbe il suo compagno di squadra Fabrizio.

VACANZE DI MEDITAZIONE
Resta il fatto che, invece di andarsene in vacanza con 36 punti di vantaggio e le ossa sane, a Noriyuki tocca passare il mese che lo separa dalla gara di Brno a meditare su un vantaggio che si è ridotto a soli quattordici punti, e a cercare di rimettersi in forma per tentare almeno di limitare i danni. Su una pista che, vale la pena di ricordarlo, ha sempre creato grossi grattacapi ai piloti Ducati in Superbike.

Noriyuki sembra confermare quello che hanno sempre pensato i maligni su di lui: che sarebbe in grado di perdere il mondiale anche correndo da solo. Non che difendersi dagli assalti di Spies e Fabrizio sia come correre da solo, ma tutti ricordiamo a quanti punti sia arrivato il vantaggio del giapponese nel corso di quest’anno. Bastava una condotta di gara più prudente per essere ancora in grado di puntare ad un titolo che, ad oggi, sembra allontanarsi irrimediabilmente.

COSI’ NE HA PERSI ALTRI…
Se qualcuno non lo ricordasse, o non lo sapesse, Haga ha sprecato con errori altri due mondiali: quello del 2000, in sella alla Yamaha YZF-R7, in cui è stato sì assurdamente penalizzato per doping, ma in cui ci ha messo del suo andandosi a stendere in un paio di occasioni cruciali, e quello del 2004, stavolta sulla Ducati 999 del team Renegade, quando, con una tombola terrificante all’ingresso della Piratella, a Imola, ha gettato alle ortiche un titolo che, visto l’epilogo di Magny Cours, sarebbe stato largamente alla sua portata.

TIENI DURO
Da tifosi del giapponese – perché quando Nori è in forma, sa guidare come nessun altro – lo preghiamo: tenga duro, e a Brno, se fosse in forma e la Yamaha di Spies si rivelasse ancora una volta imprendibile, non ceda alla tentazione. Meglio limitare i danni e giocarsela sulle piste più amiche al razzo di Borgo Panigale. Un altro secondo posto mondiale non sarebbe accettabile, dopo tanti anni. Non dopo quello che gli abbiamo visto fare durante questa stagione.

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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