Tecnica

pubblicato il 13 luglio 2009

Yamaha: il futuro è turbodiesel?

Depositato il brevetto di uno studio per la moto diesel, turbo con intercooler

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Non vi spaventate, non storcete il naso, non gridate al sacrilegio. Yamaha non sta progettando una moto diesel, non sarà presentata ai prossimi saloni invernali, non è nei programmi a breve termine e forse nemmeno in quelli a medio termine. Tuttavia il deposito presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti di uno studio per un’applicazione motociclistica della sovralimentazione deve far riflettere, soprattutto perché proviene da un grande costruttore come Yamaha.

Le immagini che vedete nella fotogallery sono disegni tecnici facenti parte di un corposo documento con cui gli ingegneri Masaki Torigoshi e Oku Yuji presentano dapprima tutte le difficoltà nel realizzare una moto turbocompressa, successivamente le soluzioni per superare queste difficoltà e rendere la moto, preferibilmente con motore a 4 cilindri in linea ed alimentazione a gasolio, facile da guidare, poco ingombrante, difficile da danneggiare in caso di caduta.

Ogni tanto questa storia della moto diesel salta fuori; sono anni che inventori, ingegneri, progettisti o semplici appassionati provano a realizzare motociclette con motore diesel, ma la tecnologia applicata è sempre piuttosto semplice, spesso di derivazione militare e comunque così primitiva da mortificare eccessivamente le prestazioni dei motori a benzina da cui derivano.

Nel settore automobilistico i motori turbodiesel sono allo stato dell’arte e quasi sempre, in termini di potenza e coppia e a parità di cilindrata, superano di slancio i propulsori a benzina. Nelle auto però c’è il vano motore e quindi ampia disponibilità di spazio per collocare opportunamente tutti i componenti del sistema di sovralimentazione e raffreddamento dello stesso. Altra cosa è sistemare turbina, intercooler, radiatori e collettori all’interno di un telaio ottimizzato per contenere al millimetro un motore motociclistico. Inoltre in termini di guidabilità, un conto è controllare un veicolo che si muove su quattro ruote ed ha un rapporto peso/potenza limitato, diverso è mantenere ad un livello adeguato la guidabilità necessaria a controllare un veicolo che si muove in equilibrio su due ruote.

Ad ogni modo, gli ingegneri Yamaha a tutte queste problematiche hanno dato una soluzione, ipotizzando il layout ideale di tutti i componenti. E sono arrivati "al contrario" alla soluzione del motore diesel, partendo cioè dalla volontà di creare una moto con turbocompressore e intercooler, rendendosi conto che il combustibile ideale per una moto simile, in termini di rendimento termodinamico e temperatura di esercizio, è il gasolio.

Nelle immagini, oltre alla FZ-6 Fazer, si nota anche la presenza di una grossa MT-01, tuttavia il 4 cilindri in linea è preferibile. I componenti (turbocompressore, intercooler, collettori e condotti) determinano lo spostamento del serbatoio del carburante sotto la sella per lasciare spazio sopra al motore al sistema di alimentazione e raffreddamento, mentre sul lato del motore verrebbe posizionato il turbocompressore.

Ma perché, se l’attenzione verso le tecnologie del futuro sembrano orientate all’elettrico, Yamaha "investe" tempo e idee verso un motore endotermico così diverso da quanto universalmente apprezzato dai motociclisti di ogni età? Probabilmente per non lasciare nulla di intentato o "non pensato", perché le normative antinquinamento diventeranno sempre più stringenti e i consumi una caratteristica sempre più importante. E l’arrivo su un numero crescente di modelli del cambio automatico, risolverebbe anche il problema del "turbo lag", ben noto agli automobilisti pionieri della sovralimentazione negli anni Ottanta, e che probabilmente ben ricordano anche i pochi acquirenti delle vecchie Kawasaki Z750 Turbo, Honda CX500 Turbo, Suzuki XN85D Turbo e Yamaha XJ 650 Turbo.

Autore: Costantino Paolacci

Tag: Tecnica


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