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pubblicato il 10 luglio 2009

MotoGP 2009: Pedrosa vince a Laguna Seca ma...

Svolta nella stagione o combinazione fortunata? E Dovi?

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Diciamocelo: alla luce delle prove, delle ultime gare e quant’altro, nessuno di noi si aspettava la vittoria di Pedrosa a Laguna Seca. Un circuito su cui Dani non era mai andato forte (ma aveva sempre avuto le Michelin…) e che, tra l’altro, sembrava anche poco adatto alle sue caratteristiche di guida. Un circuito storicamente terreno di conquista di piloti dalla guida più sporca e determinata. E invece, a sorpresa, salta fuori il nanerottolo spagnolo dal polso destro scioltissimo, e viene fuori la prima vittoria Honda della stagione. Nello stesso giorno in cui, tra l’altro, Dovizioso si stende ingloriosamente

NUOVO TELAIO, NUOVA VITA? NO...
Bene, allora il nuovo telaio ha finalmente risolto i problemi della RC212V, vero? Mica tanto. Intendiamoci: può anche darsi che la situazione sia migliorata, ma anche a prescindere dalle considerazioni in merito alla gara di Pedrosa, come al solito figlia di una grandissima partenza e di un ritmo super, non è certo il circuito californiano quello che può fare da cartina di tornasole sullo stato di salute della Honda.

In primis, perché la RC212V di Pedrosa deve sottostare ad un compromesso che potrebbe venire usate come esemplificazione prototipale della metafora della coperta corta: o monta la frizione che consente le partenze in cui si esibisce Dani, o monta quella prediletta, invece, da Dovizioso, che garantisce una maggior efficacia in staccata. Il vero problema è che entrambe le frizioni offrono un rendimento che rasenta il disastroso nell’altro frangente. Se è forte in partenza, fa pietà in staccata, e viceversa. Il che, senza pretese di voler trovare a tutti i costi una motivazione tecnica alla storica debolezza in staccata di Pedrosa, potrebbe comunque avere le sue responsabilità.

CHATTERING AL POSTERIORE
In secondo luogo, perché il grave difetto che affligge la RC212 pare essere un chattering al posteriore, che impedisce ai piloti Honda di avere l’efficacia necessaria a lottare con Ducati e Yamaha nei lunghi curvoni in appoggio. Sorpresa delle sorprese, a Laguna Seca la Honda è andata bene. Che sia perché il Mazda Raceway, di curve veloci in appoggio praticamente non ne ha?

Insomma, è ancora tutto da vedere, e non ci sarebbe da stupirsi se la vittoria di Pedrosa restasse un caso isolato nell’arco della stagione – anche se, a voler guardare la statistica, ci sarebbe da scommettere perlomeno su un’altra: Dani, da quando corre in classe regina, conquista due vittorie a mondiale.

OK DANI, MA DOVI?
Vale però la pena di spendere due parole sulla gara di Dovizioso, che mentre il compagno di squadra si involava verso la vittoria… volava nelle vie di fuga con il più classico scivolone da avantreno chiuso. Se, a fine stagione, la carriera di Andrea dovesse subire qualche scossone, non perdete tempo a chiedervene la ragione. Riguardate questa gara, e capirete: Pedrosa mezzo acciaccato che vince, e lui che per la seconda volta consecutiva ruzzola.

Il sottoscritto ha un debole per Dovi: ragazzo veloce, ma, contrariamente a molti piloti della sua generazione, tranquillo, quasi timido e molto misurato nell’aprire la bocca. Un pilota che bada al sodo, invece che strombazzare le proprie capacità o lamentarsi del trattamento che riceve.

CI VOGLIONO RISULTATI
Il problema, fuori dai denti, è che i risultati non arrivano. E se anche è vero che, grazie alla regolarità delle prestazioni e ad un manico comunque fuori discussione, finora non ha demeritato rispetto alle aspettative (resta al debutto su una moto ufficiale, in sella alla quale negli ultimi anni nessuno ha combinato granché), il confronto diretto con Pedrosa è come minimo schiacciante.

Dovizioso debole o Pedrosa fenomeno? Difficilissimo da dire. Una cosa è sicura: a prescindere dai risultati di Pedrosa e dei progressi della Honda, se Dovizioso non inizierà a salire sul podio subito, è fin troppo facile prevedere che non farà parte dei programmi della Honda per il prossimo futuro. E sarebbe un peccato.

Autore: Edoardo Licciardello

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