Epoca e Classiche

pubblicato il 20 giugno 2009

Gallery racing: l'NR500 vista da vicino

Foto inedite del rivoluzionario prototipo a pistoni ovali del 1978

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Un inatteso quanto gradito aggiornamento dell’archivio storico fotografico Honda ci fa ripercorrere uno dei passi più importanti nella storia racing del grande Costruttore nipponico: il ritorno al Motomondiale nel 1979 con l’incredibile NR500.
Era una 4 cilindri a V di 100° da 499,5 cc con testate bialbero a 8 valvole per cilindro e pistoni ovali. Sviluppava 115 CV a 19.000 giri e, grazie al telaio monoscocca in alluminio, pesava solo 130 kg. Difficile da mettere a punto e da guidare fu abbandonata a partire dal 1982 per lasciare spazio alla NS500 2T a 3 cilindri.

IL GRANDE ANNUNCIO
Dopo le vittorie degli anni Sessanta ci fu un decennio di "silenzio" agonistico da parte di Honda che durò fino a novembre del 1977, quando la Casa dell’Ala dichiarò il suo ritorno alle competizioni nella classe regina del Motomondiale, la 500 cc. Già di per sé fu una notizia importante, ma a destare scalpore fu la decisione di affrontare questo nuovo capitolo della sua storia racing con un prototipo a 4 tempi, quando la norma erano i motori a 2 tempi.

INVERSIONE DI TENDENZA
Quando Honda entrò nel circus del motomondiale, all’interno della classe 500 il motore 4T era avvantaggiato perché il 2T era ancora lontano dai livelli di competitività necessari ad essere vincenti. Ma già negli anni Settanta la situazione si era ribaltata e i 2T fornivano eccezionali potenze: a parità di cilindrata il 4T era svantaggiato.
La sfida di Honda era tutta qui: tornare nella Classe Regina, dominata dai 2T, con un 4T originale e all’avanguardia della tecnica. Il risultato di questo intento fu un prototipo dotato del più incredibile motore da corsa mai visto fino a quel momento: un 4 cilindri a V con pistoni ovali e 8 valvole per cilindro, capace di regimi di rotazione prossimi ai 20.000 giri e dall’impressionante impatto visivo, simile a quello di un V8. Il telaio era monoscocca e avvolgeva il motore contribuendo a contenere il peso complessivo della moto e le ruote erano da 16 pollici anziché 18, tendenza generale di quegli anni. Era nata l’ NR500.

DEBUTTO CON IL BOTTO
Il prototipo fu svelato nel 1978 ma per preparare al debutto un’innovazione così radicale ci volle ancora un anno. Così fu solo al British GP del 1979, a Silverstone, undicesima gara del Mondiale, che la NR500 scese in pista per misurarsi con le 500 a 2T, pilotata da Mick Grant e Takazumi Katayama. Entrambi furono costretti al ritiro, Grant per una caduta al primo giro a seguito dell’olio motore finito sulla ruota posteriore e Katayama al settimo giro per problemi all’accensione.
Lo sviluppo della moto proseguì per altre due stagioni e furono apportate fondamentali modifiche. Il telaio monoscocca fu abbandonato perché rendeva l’accessibilità meccanica difficoltosa, le ruote da 16 pollici lasciarono il posto a quelle da 18, usate da tutti gli altri team.

RITORNO ALLA REALTA’
La NR500 non fu mai in grado di vincere un GP, ottenendo come miglior risultato un tredicesimo posto nel GP d’Austria del 1981 e raggiungendo, lo stesso anno, la quinta posizione con Freddie Spencer al British GP prima di doversi fermare per guasto meccanico.
Sognare era stato bello ma la realtà diceva che per tornare a vincere occorreva un progetto nuovo e, soprattutto, "piegarsi" alla tecnica dominante del 2T. Debuttò nel 1982 la Honda NS500 con motore 3 cilindri a V, Campione del Mondo l’anno successivo con il fenomenale Freddie Spencer.

FRUTTO DELLA PASSIONE
Ma l’NR500 a pistoni ovali ebbe forse un’unica "colpa". In essa Honda concentrò una serie di innovazioni troppo all’avanguardia per poter essere amalgamate e diventare vincenti in così poco tempo. Qualche alloro tuttavia non mancò: il solito Spencer vinse una gara nel 1981 a Laguna Seca e nello stesso anno Kengo Kiyama vinse una gara di endurance a Suzuka.
Il mito del V4 a pistoni ovali tornò più tardi, nel 1987, con la NR750 Endurance e si concluse nel 1992 con la NR750 stradale, un esercizio tecnico e di stile che ancora oggi fa sognare.

Autore: Redazione

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