Sport

pubblicato il 18 giugno 2009

Rossi e Lorenzo: due galli, un solo pollaio

Conviene davvero avere due piloti così forti nello stesso team?

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Se fossi stato nei panni di Lin Jarvis, responsabile Yamaha corse, domenica avrei rischiato un'overdose da coramina, tanto sarei andato vicino all'infarto. Anche noi - potrete obiettare - l'infarto l'abbiamo rischiato più di una volta, ed avreste ragione, ma per noi, la prospettiva di due M1 stese nelle vie di fuga non avrebbe significato più che un po' di arrabbiatura e delusione. Per Jarvis, lo scenario sarebbe stato più vicino al disastro: vittoria regalata a Stoner e distacchi superiori ai 25 punti. E la prospettiva facilmente pronosticabile di rapporti roventi, in squadra.

"UN MONDIALE E' UNA BESTIA STRANA"
Premesso che credo fortemente nel fatalismo della frase del grande Eddie Lawson, che sosteneva come "un mondiale è una bestia strana" per sottolinearne l'imprevedibilità, non è troppo difficile immaginarsi che lo scontro fra i due lo rivedremo diverse altre volte. Il problema, dal punto di vista di Jarvis, è che il loro scontro non deve favorire altri piloti, specialmente in un mondiale come questo, in cui ogni errore si paga a carissimo prezzo.
D'altra parte, in assenza di ruoli ben definiti come succede in alcuni team di F1, non è nemmeno possibile impartire ordini di scuderia, che del resto, con due piloti tanto forti in squadra, non avrebbero senso. E, conoscendo l'indole dei due, anche dire "ragazzi non fate gli stupidi" serve il giusto: ognuno ha tante cose da dimostrare. Prima delle quali, che è capace di andare più forte dell'altro, anche se per motivi - ovviamente - diversi. Se la situazione restasse invariata fino a fine mondiale, a meno che gli altri pretendenti al titolo iridato (ovvero Stoner, diciamocelo: Pedrosa possiamo considerarlo escluso) non si autoeliminino dalla corsa, la faccenda potrebbe farsi molto tesa.

DOPPIE PUNTE SI'...
Com'è andata in passato? In realtà, nell'epoca moderna, non c'è praticamente mai stata una squadra con due punte di tale velocità e importanza. La situazione giovane emergente/campione affermato in realtà si è vista, ma quando il campione affermato era ormai sul viale del tramonto (o appena in procinto di imboccarlo) e il giovane forse ancora lontano dalla maturità di Lorenzo. Anche perché, non per sembrare nostalgico, una volta l'apprendistato nella massima categoria non durava mezza stagione come sulle MotoGP attuali…

Andando ai primi anni '80, Honda, al rientro nelle competizioni, presentò uno squadrone con Spencer, Lucchinelli e Katayama. Ma, in effetti, la situazione era ben diversa, e Spencer non ci mise molto ad imporsi come caposquadra. Qualcuno potrebbe citare il team Agostini, con Roberts e Lawson, ma è facile ribattere come all'epoca Lawson fosse un giovane virgulto e Roberts un campione sulla via del tramonto - caso già citato. Nell'89, in Honda c'era una specie di dream team: Wayne Gardner, Mick Doohan, Eddie Lawson.

...MA CON MOTO DIVERSE
Ma attenzione, c'era il trucco: Gardner e Doohan (di nuovo il campione e il ragazzino) erano nel team ufficiale a tutti gli effetti, mentre Lawson, pur disponendo di moto ufficiale, era in forze al team Kanemoto, non ufficiale…come solo i team esterni Honda sanno essere - chiedere a Gresini e Gibernau per conferme.
L'anno dopo, Lawson passò con armi e bagagli - sotto forma della tabella numero uno - al team Roberts, dove già c'era una punta come Rainey. Questa avrebbe potuto essere un'esperienza paragonabile, non fosse che Lawson, per colpe non sue (un meccanico dimenticò di imbullonargli le pinze freno, volate via alla staccata della curva 1 di Laguna Seca…) fece mezza stagione in convalescenza, e a fine anno se ne andò, capendo rapidamente che il team ormai era tutto per Rainey.

ANCHE SE DA ROBERTS...
Al team Roberts doveva piacere la sfida, perché l'anno dopo, con una line-up composta da Rainey e Kocinski, scegliere la punta poteva essere difficile. Ma i risultati in pista diedero rapidamente ragione a Rainey, e John finì per cadere nell'irrilevanza. Insomma, che piaccia o no, la situazione del team FIAT Yamaha di quest'anno è a dire poco inedita. Non mi immagino che possa andare avanti oltre questa stagione: vincere o perdere questo conflitto significherebbe molto, in termini di relazioni con Yamaha e peso nella definizione del mezzo e nella considerazione della squadra.

IL MERCATO RISOLVERA' TUTTO?
Lorenzo, del resto, è al centro di diverse voci di mercato - e ci mancherebbe, ha un contratto in scadenza ed è il pilota emergente più in forma del momento - ma, a meno che questo scontro non si decida con largo anticipo, ipotesi che ovviamente non ci auguriamo né in un senso né nell'altro, il sottoscritto scommetterebbe cifre rilevanti sul fatto che Lorenzo non farà mosse fino a molto, molto avanti nella stagione. Noi, nel frattempo, ci auguriamo che il povero Jarvis abbia da soffrire ancora molto. La coramina glie la paghiamo volentieri noi.

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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