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pubblicato il 4 giugno 2009

Pedrosa: l'uomo di vetro

Ennesima frattura confermata per Daniel. Cosa succede?

Pedrosa: l'uomo di vetro
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Secondo voi è possibile che un pilota, pur minuto e leggero come Pedrosa, passi tre anni della sua carriera a combattere con infortuni, fratture e dolori vari – perché sono ormai tre le stagioni in cui Dani incappa in cadute che gli provocano danni fisici prima o durante il campionato – e, ormai, nemmeno il dottor Costa ci capisca più nulla?

CADERE? NO, GRAZIE
Intendiamoci bene: cadere fa parte del mestiere di pilota, anche se, tanto per stare dalla parte del signor de La Palisse, meno lo si fa, meglio è. Ci sono piloti, vedasi Capirossi, che hanno inanellato serie negative altrettanto lunghe o complicate, ma il punto è un altro. Gli infortuni di Pedrosa hanno sempre un’aura di mistero attorno a loro.

Prendiamo l’operazione di quest’inverno. Sulla stampa spagnola qualcosa è passato, ma l’intero circus mondiale è stato preso in contropiede dell’intervento subìto da Pedrosa – non si sa né dove né quando, visto che non si è rivolto al dottor Xavier Mir, medico di fiducia di tutti i piloti iberici – anche perché nessuno si era accorto avesse dei problemi. Non vi basta? Al Mugello Dani è arrivato già dolorante, e non può essere certo stata quella specie di scalciata, appena accennata dalla moto, ad avergli provocato una frattura e lesioni muscolari, a meno che non fosse già in condizioni quasi disastrose.

Il tutto, mentre l’entourage di Pedrosa – anzi, diciamolo chiaro, Alberto Puig – mantiene il più profondo segreto su quello che accade attorno al giovane pilota di Sabadell. Che, a peggiorare la situazione, è considerato "osservato speciale" dalla Repsol, per la quale si vocifera sempre più spesso un forte interesse verso l’odiato rivale Jorge Lorenzo, o addirittura un passaggio armi e bagagli alla F1, e una crescente delusione nei confronti dei risultati di Dani.

GRANDI CAMPIONI, PICCOLE BUGIE
Ora, che qualche pilota nasconda infortuni di piccola (facciamo anche media, va là…) entità per evitare di concedere un vantaggio psicologico agli avversari ci sta. Si è sempre fatto e sempre si farà – Gardner corse con un piede fratturato a Imola, nel 1986, e non disse nulla a nessuno, Schwantz stesso nascose la frattura al polso rimediata a Donington 1993 per evitare che Rainey si sentisse troppo forte – ma non con la frequenza con cui la cosa accade con Pedrosa.

A voler pensare male, Puig, che non si capisce mai bene a che titolo agisca (persona della Repsol? Manager di Pedrosa? Eminenza grigia Honda, che nega di averlo nel proprio organico ma subisce passivamente tutti i suoi diktat?) ma che indubbiamente agisce anche troppo, per quanto riguarda Pedrosa, sta giocando d’azzardo con le ossa del suo protetto. Un ritiro di Repsol a fine stagione, ma anche solo l’abbandono di Pedrosa al suo destino, per l’ex pilota spagnolo sarebbe evento disastroso.

EMINENZA GRIGIA
Tacciatemi pure di dietrologia, ma la scarsissima trasparenza con cui il pilota Pedrosa viene gestito è sotto gli occhi di tutti, e si stenta davvero a capirne i motivi. Viene quasi da pensare che sia proprio Puig il motivo più importante fra quelli per cui Pedrosa non sia ancora riuscito a vincere un mondiale nella classe regina. Nei momenti in cui Dani è lontano dal suo manager, lo si vede sorridente e relativamente disinvolto. Quando c’è Puig nelle vicinanze, improvvisamente si contrae.

Date retta: quale che sia la decisione di Repsol a fine stagione, se significasse l’abbandono di Pedrosa da parte di Puig, a Dani farebbe solo bene. Tifosi di Pedrosa, unitevi. Ci vorrebbe un bello striscione, su tutti i circuiti. "Pedro libero", o qualcosa del genere…

Autore: Edoardo Licciardello

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