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pubblicato il 26 maggio 2009

Asciutto, bagnato, anzi umido: Rossi sempre nei guai?

Storicamente, la condizione pare metterlo in difficoltà

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Due gare lontane nel tempo, due gare assimilabili per condizioni, due gare in cui Rossi ha portato a casa prestazioni disastrose. Stiamo parlando del GP di Le Mans di quindici giorni fa, in cui Valentino, scegliendo di cambiare gomme prima degli altri si è messo nelle condizioni di commettere un errore con la caduta che lo ha poi costretto al balletto dei cambi moto, e del GP di Motegi 2007. Quello in cui, dopo una lunga stagione di insoddisfazione per le Michelin, dopo il cambio gomme rientrò addirittura ai box credendo di aver forato. Vittima, sicuramente, della psicosi che aveva maturato durante le ultime gare, ma anche di una condizione che, ovviamente, non gli dà il feeling giusto.

TERNO AL LOTTO
Abbiamo scoperto un limite di Valentino? Se due indizi fanno una prova, come si dice nei gialli, potremmo dire di si, ma la realtà è che condizioni del genere sono, per tutti i piloti, un terno al lotto. Il punto è che c’è, evidentemente, chi soffre meno l’incertezza del fondo, che dopotutto è scivoloso per Rossi quanto per gli altri. Allora, la tanto decantata versatilità di Valentino, l’adattarsi a diverse condizioni che in diverse occasioni gli ha fruttato vittorie su vittorie, è una leggenda metropolitana?

NO O ALMENO NI
No. O almeno ni. Il punto è un altro, sempre continuando con l’analisi degli indizi. Se è vero che Rossi ha fatto abbastanza schifo in queste due gare – passateci il francesismo, come si suol dire – è curioso riscontrare che nemmeno Stoner ha combinato granché. Il confronto non vuole essere un giudizio di merito sui due grandi rivali degli ultimi anni, quanto un’osservazione sul fatto che entrambi hanno gusti piuttosto simili in termini di gomme. E, allo stato attuale dello sviluppo delle MotoGP, anche degli assetti.

MAL PARTITO
Entrambi amano le gomme dure e strette, che sacrificano grip in cambio di precisione – viene da dire, quindi, anche contraddistinte da carcasse piuttosto rigide. Logico che gli assetti necessari a sfruttare queste caratteristiche mal si concilino con i requisiti della guida sul bagnato. Ergo, logico che entrambi si trovino a mal partito quando devono trovarsi a guidare una moto con gomme da asciutto, e quindi con l’assetto di cui sopra, in condizioni di fondo della pista che non consentono di sfruttare le doti di cui sopra.

La realtà è che le MotoGP attuali sono spremute fino all’osso. E qualunque cosa – essere vivente o mezzo meccanico – sia tanto esasperato, finisce per sclerotizzarsi e a rispondere malissimo a condizioni men che ideali. Chiaro che condizioni di incertezza siano da considerarsi "men che ideali", e che quindi si debba fare qualcosa per migliorare la situazione.

FUORI L'INTERMEDIA
La risposta, a costo di apparire scontato, è forzare la mano a Bridgestone perché produca quella gomma intermedia che ora manca. Non perché si voglia collegare questa mancanza all’errore di Rossi domenica, quanto perché quello di cui la MotoGP ha bisogno quanto l’acqua nel deserto (cosa che, come abbiamo visto, è in grado di portare con la sua sola presenza…) è di spettacolo.

E lo spettacolo non lo si fa con i balletti ai box, a meno di non voler scimmiottare la F1 anche nei suoi aspetti più deteriori. Lo si fa quando più piloti lottano per la vittoria.

Secondo voi, una gara in cui Rossi e Stoner si trovano tagliati fuori dalle posizioni che contano può essere un bene per lo show?

Autore: Edoardo Licciardello

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