Sport

pubblicato il 5 maggio 2009

Motore Honda per la Moto2. Al via nel 2010

Bufala o resurrezione della classe cadetta?

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E arrivò finalmente il comunicato ufficiale (era atteso a Motegi, è stato posticipato a Jerez per motivi ignoti) che sancisce la morte della 250 a due tempi. La Moto2 avrà un motore sviluppato da Honda, derivato di serie ma molto prototipale – insomma, quel concetto prototipo di serie prospettato da Vito Ippolito non molto tempo fa – se è vero che ci immaginiamo oltre 150 CV dalla base del CBR600, per non parlare della durata di oltre 2000 km a propulsore. Prezzo non proprio pari a quei 20.000 euro per cui era prevista la vendita su richiesta entro un’ora dall’arrivo, ma un po’ superiore – qualcuno ha ventilato cifre attorno ai 30.000.

CENTRALINA UNICA?
Sulla parte elettronica tutto tace: si parla di centralina unica, ma siamo in attesa di ulteriori dettagli sulla presenza di un eventuale controllo di trazione. Che appare improbabile: dovrebbe essere molto rudimentale, per poter essere implementato senza un forte sviluppo da parte di chi fa la ciclistica. D’altra parte, sembra altrettanto improbabile che si possa davvero produrre un motore da 600 cc e oltre 150 CV che risulti guidabile senza un massiccio ricorso all’elettronica. Insomma, se l’obiettivo è il contenimento dei costi, non ci stiamo prendendo granché, anche se, considerando che le stesse 250 sono ormai sempre più imbottite di elettronica, perlomeno non dovrebbero aumentare.

CHI SARA’ AL VIA
Resta da capire chi saranno, in prospettiva, i partecipanti alla Moto2. Chi può essere interessato, quindi, ad una formula in cui deve correre, per forza di cose, con un marchietto Honda da qualche parte. Non so voi, io mi sentirei di escludere fin da subito Yamaha, Suzuki, Kawasaki e Ducati. Difficile che anche qualche marchio del gruppo Piaggio abbia piacere a correre sponsorizzando un altro motorista, e francamente sarebbe una sorpresa anche la partecipazione di BMW o KTM, tanto per completare il panorama europeo.

POTERE AI PICCOLI
Chi resta? Tutti i piccoli preparatori e qualche casa già abituata a lavorare con motori altrui (leggi Bimota, che ha più volte espresso interesse, pur non avendo ancora confermato ufficialmente) che, un po’ come fa Ten Kate in Superbike, potrebbe correre con uno o più mezzi propri, e fornire assistenza su mezzi venduti ad altri team interessati. Insomma, una cosa un po’ diversa da quello che siamo da anni abituati a vedere, ma non troppo dissimile da quello che succedeva anni fa nel motomondiale, quando ROC, Harris, Fior, Elf, OZ o la stessa Bimota facevano ciclistiche destinate ad ospitare motori di altri.

PIU’ LENTE DELLE 250! SICURI?
Ma insomma – urla qualcuno – avremo moto più lente delle 250 attuali! E chi l’ha detto? Intanto, se fosse così, basterà aspettare l’anno prossimo (in cui le 250/2T e le 600/4T correranno insieme, come avvenne nel 2002 per 500 e MotoGP) per vedere l’attuale regolamento tornare con la velocità della luce nel cassetto da cui proviene, dato che la figuraccia sarebbe roba epocale. I tifosi delle attuali due-e-mezzo non hanno nulla da temere.

Il sottoscritto, però, è convinto che così non andrà. Seguite il mio ragionamento: Rodriguez, con la Moto2 del team La Glisse, ha girato, nello stesso giorno, un secondo e passa più veloce che con la 600SS. Le SS hanno girato in Qatar – unico circuito su cui quest’anno hanno corso tanto le derivate di serie quanto le GP – un secondo più lente delle 250. Et voilà, la Moto2 gira, già ora, appena messa in pista e con tutto lo sviluppo da fare, sugli stessi tempi della 250.

FUTURO IN VIA DI SVILUPPO
OK, in realtà il distacco è più elevato (la 250 quest’anno ha girato più piano dell’anno scorso, e di notte i tempi un minimo salgono), ma il ragionamento mantiene la sua validità: stiamo parlando di moto appena messe in pista, tutte da sviluppare anche concettualmente. Se sono un secondo e mezzo più lente, come qualcuno ha ipotizzato, significa che, da qui al prossimo Marzo, saranno più veloci di almeno un secondo. Anche perché bisogna metterci lo sviluppo del gommista (o dei gommisti, non è detto che la categoria, una volta variata, continui ad interessare alla sola Dunlop) e piloti in sella che, ci perdonino quelli della SS, dovrebbero poter vantare un livello superiore.

Insomma, aspettiamo a fasciarci la testa. In fondo, da un monomarca ad un monomotore, a voler essere rigorosi, si tratta sempre di un passo avanti

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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