Sport

pubblicato il 29 aprile 2009

MotoGP 2009: Jorge Lorenzo c'è?

Arrivo da fenomeno, tanti incidenti, poi la resurrezione. Parziale.

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Se anche non aveste seguito le peripezie "fuori pista" di Jorge Lorenzo – ha cambiato manager, litigato ai coltelli con il padre, poi mandato a quel paese e, infine, cambiato numero di gara per dare un messaggio forte di cambiamento, parole sue… – crediamo abbiate facilmente notato come Jorge, quest’anno, non sembra più la stessa persona della stagione scorsa.

MENO ARROGANTE
…meno sprezzante, "montato". Ben più concreto, concentrato, serio, in un certo senso umile, ma allo stesso, come dicono gli anglofoni, "intenso". Certo, è più vecchio di un anno – e quando si è così giovani, un anno corrisponde ad un secolo – ma non si tratta solo di questo. L’impressione è che la stagione scorsa, in cui è giunto rapidamente al successo, poi ha pagato cara la sua irruenza, per poi tornare gradualmente ad essere competitivo nonostante le sue Michelin, lo abbia maturato molto.

VELOCITA’ NEL DNA
Nelle stagioni in 125 e 250, Jorge si è sempre dimostrato incredibilmente veloce, ma allo stesso tempo capace di infilare weekend neri senza alcuna spiegazione. Situazione, solitamente, indice di un pilota con tanto talento ma forse ancora un po’ immaturo, e probabilmente mal gestito o consigliato da chi gli sta vicino. Inevitabile che l’arrivo in MotoGP si rivelasse un po’ traumatico, soprattutto con tutte le aspettative che gli gravavano addosso da parte del pubblico, della stampa e degli sponsor spagnoli. In caso non lo sappiate, tanto per dirne una, Repsol, stanca di Pedrosa e forse ancora di più del suo entourage, gli sta facendo ormai da tempo una corte spietata.

CAMBIO DI LINEE
Nei test precampionato, Lorenzo non sembra aver preso subito confidenza con le Bridgestone. Molto diversa la guida richiesta dalle coperture giapponesi – l’aveva detto anche Rossi, a suo tempo: si percorrono traiettorie differenti – e diversa è anche la Yamaha, che rispetto a quella sviluppata per sfruttare le Michelin si è…scaricata davanti e caricata dietro. Ma Jorge, senza perdersi d’animo, ha alzato il ritmo con calma e metodo, esordendo in Qatar con un bel terzo posto che pochi vedevano alla sua portata solo qualche giorno prima.

STOP AGLI ENTUSIASMI
Poi, la vittoria – altrettanto inaspettata – di Motegi. Una gara in cui si è permesso di battere sonoramente il compagno di squadra, nientemeno che sua maestà Valentino Rossi, e di vincere convincendo tutti. Dopotutto, uno capace di mettersi dietro l’otto volte campione del mondo con la facilità vista domenica non può che essere un fenomeno, vero? Insomma, Lorenzo è risorto, evviva Lorenzo. No, un attimo: piano con i facili entusiasmi. Si rischia di prendere cantonate pazzesche

La verità è che, pur se Lorenzo è una delle realtà più belle e solide di oggi, voler vedere troppi significati nella gara di Motegi sarebbe sbagliato. E non si tratta di prudenza o parzialità: lo stesso Daniele Romagnoli, capomeccanico di Jorge, ha dichiarato che non si aspettavano affatto di lottare per la vittoria, dopo le prove. E’ che il nuovo, demenziale, regolamento che prevede soli 45’ di prove il venerdì, ha fatto si che tutti partissero, domenica pomeriggio, con un assetto tirato come se giocassero alla roulette.
O crediamo davvero che basti qualche grado di differenza nella temperatura di aria e asfalto per giustificare tempi un secondo e mezzo più lenti che nella gara dell’anno scorso?

MOTEGI 2009: GARA ANOMALA
Lorenzo, quindi, è andato fortissimo, certo, ma…sono gli altri ad essere andati piano. Intendiamoci: la faccia di Rossi sul podio la diceva lunga, in merito alla "paga" presa, ma non ci vuole un genio del motociclismo per scorrere la classifica e notare diversi indicatori del fatto che qualcosa non è andato esattamente come doveva. Melandri sarebbe finito sesto, se i tempi fossero stati quelli dell’anno scorso? E Pedrosa, terzo, sarebbe riuscito a tirare tutta una gara su tempi nettamente più veloci? A quei ritmi, abbassare un secondo e mezzo il ritmo di gara cambia completamente l’impegno fisico.

IN TRE IN UN ALTRO SPORT: SPERIAMO
Insomma, ci tocca aspettare Jerez per capirci qualcosa. L’anno scorso Jorge, vicinissimo al culmine della sua fase crescente, aveva staccato una pole pazzesca ma, in gara, aveva subito non solo Pedrosa ma anche un Rossi in fase di adattamento alle Bridgestone. Quest’anno siamo al momento della verità. E in un momento come questo, in cui la MotoGP ha bisogno di sparigliare le carte, di creare spettacolo e incertezza, poche cose sarebbero gradite come un terzo pilota in grado di…fare un altro sport assieme a Rossi e Stoner. Incrociate le dita.

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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