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pubblicato il 24 marzo 2009

MotoGP 2009: ma chi sviluppa la Honda?

Sviluppo? Croce e delizia della Honda nella massima categoria

MotoGP 2009: ma chi sviluppa la Honda?
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Molti appassionati credono, a volte, che il pilota considerato "gran collaudatore" sia una specie di espertissimo, capace di dare indicazioni tecniche di altissimo livello alla casa madre o ai suoi meccanici. La realtà, come potrà confermarvi qualunque addetto ai lavori, è che si tratta solo – merce rara, non fraintendetemi – di un pilota che è capace di dire se una cosa va meglio di un’altra. Se vi sembra una semplificazione, vi assicuro che la maggior parte dei piloti, a prescindere dal loro livello, in un blind test non sanno riconoscere una soluzione dall’altra. O addirittura notare la differenza; per dirne una, la risposta standard di Fogarty quando i suoi meccanici gli chiedevano se andasse meglio qualcosa o qualcos’altro, era "It’s all fucking the same". Traducetevelo da voi…

DECIDO IO
La filosofia stessa dello sviluppo dipende pesantemente da casa a casa, dai momenti storici e dalla situazione piloti. Ci sono case note per far decidere tutto dello sviluppo agli ingegneri, e che i piloti si arrangino (o al massimo definiscano dettagli molto piccoli), e altre che invece pendono dalle labbra del pilota – o meglio, del suo capomeccanico, che interpreta quello che il suddetto pilota sa dirgli. Inutile dire che fra i due estremi ci sono infinite sfumature intermedie, ma che Honda, perché di lei parliamo, ha storicamente ondeggiato fra la prima posizione e…poco più in là. Facciamo un passo indietro nella storia, e vediamo perché, quest’anno, in fondo è un bene se lo sviluppo lo indirizza Dovizioso.

TUTTO PARTI’ CON LA NR
Honda rientrò nei GP della classe regina ad inizio anni ’80, con l’interessante ma sfortunato esperimento NR: si può ben dire che si trattasse del trionfo… dell’ingegneria sull’uomo. La moto era velocissima, ma più scorbutica di un leone ferito. Inutile dire che ci vollero risultati orrendi con tantissimi piloti prima che il quartier generale di Tokyo accettasse che nessun essere umano – compreso un giovane Freddie Spencer – fosse in grado di guidarla.

Il bagno d’umiltà produsse la NS500 a tre cilindri. Immaginiamo i progettisti Honda sofferenti nel sacrificare le prestazioni motoristiche in favore della guidabilità, e l’enorme sollievo che provarono quando, con uno Spencer finalmente maturo e in grado di guidare praticamente qualunque cosa, poterono rifare una quattro cilindri da spremere come un limone. Spencer, però, durò poco, e quando lo sviluppo arrivò in mano a Gardner, con i tecnici a briglia sciolta, la NSR diventò inguidabile.

SCUOLA LAWSON, GARDNER, DOOHAN E ROSSI
Ci volle Lawson (uno dei pochi piloti a sapere per davvero come funziona una moto) per rimettere a posto la Honda. Un paio d’anni di caos, visto che il riferimento Honda tornò ad essere Gardner, e poi arrivò Doohan. Che non era per nulla un tecnico, ma aveva le idee chiarissime su cosa gli serviva per andare forte, e, grazie ad un’intesa perfetta con Burgess, fece sì che la NSR500 dominasse senza pietà buona parte degli anni ’90. Poi, con il suo ritiro, lo sviluppo restò in mano a Criville, che, mancando del carisma necessario ad imporsi con i tecnici Honda, mandò nuovamente alla deriva lo sviluppo: la NSR 2000. Ci sono voluti Rossi e, di nuovo, Burgess, perché in HRC ritrovassero la strada maestra e, dopo aver risistemato la 500, creassero quel mostro che è stata la RC211.

LA V4 NON E’ NATA BENE
La 212, come è sotto gli occhi di tutti, non è nata sotto la stessa buona stella. A tuttora si fatica a capire chi ne abbia diretto lo sviluppo. Ufficialmente Pedrosa, ma spesso – guarda caso – sono state le scelte di Hayden a prevalere. Una per tutte, il famoso motore a valvole pneumatiche: Dani lo ha ripetutamente bocciato, Nicky lo ha promosso fin dall’inizio. Sapete tutti com’è andata a finire, e dovreste sapere altrettanto bene che c’è voluto un anno – o meglio, diciamo che è stato perso un anno – prima che venisse montato "senza se e senza ma" sulla MotoGP Honda.

Leggendo quanto sopra, potreste credere che il problema sia la mancanza, per Honda, di un pilota in grado di indirizzarne lo sviluppo. Non necessariamente. Il problema è che spesso lo sviluppo non viene pilotato dal pilota più valido, ma da quello dotato di maggior carisma. Guardatela così: Honda, filosoficamente, vorrebbe fare tutto da sola, senza interpellare i piloti. Ogni pilota è convinto – a ragione o a torto – di avere esigenze del tutto particolari, e di ricavare quindi un vantaggio nel poter decidere vita, morte e miracoli dello sviluppo di una moto. Tutti vorrebbero indirizzare lo sviluppo, ma solo quelli in grado di imporsi con la casa madre riescono a farlo. Quindi, Pedrosa è in grado di dire la sua, pur se evidentemente non all’altezza di sviluppare la moto. Hayden non era sufficientemente considerato, nonostante le sue indubbie abilità, per essere realmente ascoltato, tanto che senza le ratifiche papali di Puigdrosa, nessuna delle parti da lui giudicate valide sono mai state adottate.

DOVIPOWER
Dovizioso? E’ giovane, e non ha ancora conquistato la piena della Honda. Quest’anno potrà fare e dire quello che vorrà, ma difficilmente avrà realmente il potere per imporsi, a meno che non inizi ad inanellare vittorie su vittorie – obiettivo, ne converrete, quantomeno ambizioso, vista l’apparente situazione tecnica in cui naviga il team HRC. Però, se è vero che in Honda qualcuno sta iniziando a stancarsi di Puig e, indirettamente, di Pedrosa, visto che i risultati attesi continuano a non arrivare, le cose potrebbero cambiare. Dovi potrebbe assumere davvero i panni del leader, e gettare le basi per fare un 2010 da pilota di punta. Deve crescere nel carattere, più che nella guida, ma potrebbe farcela. Chissà, Honda potrebbe tornare ad essere il riferimento della categoria.

Sperando, ovviamente, che non arrivi Lorenzo a sparigliare di nuovo le carte, come qualcuno vocifera…

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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