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pubblicato il 17 marzo 2009

WSBK 2009: il punto dopo il Qatar

L'uragano Spies si abbatte in Qatar. Ma attendiamo Valencia...

WSBK 2009: il punto dopo il Qatar
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OK, non verrò a vantarmi di aver azzeccato il pronostico: era più facile del rubare le caramelle ai bambini. Dallo spogliatoio, mentre stanno giocando a calcio. Non me ne vanto, anche perché a parte prenderci con Biaggi, Haga e l’incredibile Spies – che sembrava il Rossi del 2003, quello che prendeva in giro gli avversari per una gara e poi andava via – ho anche "cannato" completamente con Fabrizio, Neukirchner, Rea… quello che conta, però, è che dalla gara è emerso un mondiale Superbike in grandissima forma, che ci appassionerà per tutta la stagione. A meno che, ovviamente, Ben Spies non continui così e vinca il mondiale a metà campionato…

SPIES: SALTERA’ LO STECCATO
Diciamocelo, forse ci aspettavamo una gara più combattuta e divertente, anche se dopo le prove di venerdì c’era davvero poco da sperare. Ben aveva un passo astronautico: certo, la Yamaha avrà anche azzeccato una R1 da paura, ma se lui è là davanti e Sykes fa un po’ più di fatica, significa che il polso destro dell’americano di Memphis, Texas, fa davvero la differenza. Significa anche che abbiamo trovato un pilota che non fa troppo rimpiangere il vecchio canguro (e sapete tutti di chi stiamo parlando) e che, come avevamo già scritto in tante altre occasioni, non si capisce a cosa stessero pensando Suzuki e il management della MotoGP quando, dopo le tre gare dell’anno scorso con (quella bagnarola che era) la GSV-R se lo sono lasciato scappare. Significa anche, purtroppo, che possiamo prepararci a vederlo saltare lo steccato a fine anno, per tornare alla GP. Lancio un altro pronostico: l’anno prossimo Spies va "di là" ed Edwards torna al vecchio amore, quella Yamaha SBK con cui aveva debuttato nel mondiale.

NORI VUOLE IL MONDIALE
Chissà cosa sta pensando Haga, in questo momento. Nori, come sa benissimo anche il personale che fa le pulizie nei circuiti, è passato in Ducati si per una generosa offerta economica, ma anche perché, alla sua età, voleva una reale e concreta possibilità di puntare al mondiale, e credeva che Yamaha non fosse in grado di offrirgliela. Ha visto lungo Meregalli quando, commentando il suo andarsene, disse che era un peccato, perché quest’anno Yamaha avrebbe potuto dargli la moto per vincere il titolo. E così, Haga si è trovato su un podio in compagnia del pilota che ha preso il suo posto in sella alla "prima" Yamaha, che ormai lo ha battuto per tre volte di fila. Forse la cosa non lo renderà altrettanto nervoso, ma il fatto di essersi trovato con Biaggi, con cui la simpatia è pari a quella che corre fra un verde e un cacciatore, che con un’Aprilia stratosferica gli ha fatto sudare sette camicie per difendere il secondo posto, probabilmente un po’ il sonno glie lo deve aver guastato.

POKER D’ASSI A NOALE: LA RSV4 C’E’
Già, l’Aprilia. Dite quello che volete, il sottoscritto ha l’impressione che a Noale abbiano giocato una bellissima partita di poker. Di quelle in cui si lascia rilanciare gli altri, si finge nervosismo, e poi si stroncano gli avversari con un punto vincente. Certo, lasciando per un attimo da parte l’entusiasmo e analizzando bene le immagini della gara si vede una moto ancora un po’ approssimativa sul misto, ma con un motore e una stabilità in staccata e ingresso curva da fare invidia alle migliori concorrenti. Una moto così non la si improvvisa, bisogna averci fatto sopra un gran lavoro. E poco importa se, nel tratto guidato, la 1098R di Haga sembrava su un altro pianeta quanto ad agilità e coerenza della ciclistica, e la cosa ha permesso a Nori (che non è esattamente un pilota di seconda scelta, eh) di fregare Max con relativa facilità nell’ultimo giro di gara-2: se dopo due gare la RSV4 è già a questo livello, gli avversari faranno meglio a revocare le ferie a tutti i reparti corse…

IL V4 NE HA TANTA
Verranno gare più difficili, su tracciati, diciamo così, di minor respiro, certo, ma nel frattempo facciamo le nostre congratulazioni ad Aprilia. Anche perché avete visto che Nakano? Piazzamenti (ottimi) a parte, l’arrivo in volata contro la Suzuki di Neukirchner è stato roba da cineteca. Le GSX-R K9 sembrano un po’ in difficoltà quanto a guida, ma il motore, storicamente punto forte delle moto Alstare, resta di primo piano. Vedere la RSV4 di Shinya mangiare metri su metri in uscita dall’ultimo curvone alla GSX-R è stato sconcertante. E notate bene che, come avevamo scritto nel pezzo della scorsa settimana, Suzuki ha sempre brillato qui in Qatar, con un po’ tutti i piloti. Il giro più veloce di Max Neukirchner è di tutto rispetto, per cui non possiamo parlare di una crisi Suzuki – è che Aprilia ha sparigliato le carte, infilandosi a sorpresa in mezzo agli abituali protagonisti della categoria. Viene da pensare dove sarebbe adesso Biaggi senza lo scivolone australiano

BMW IN CRESCITA
Infine, BMW. In molti stanno "criticando" la moto di Monaco, paragonandone i risultati ad Aprilia. Dico, siamo matti? Una moto costruita da una casa che non partecipa alle gare da quando si correva con i caschi Cromwell, che fino a ieri ha prodotto moto di serie le cui prestazioni facevano sorridere qualunque motociclista avesse mai indossato una tuta di pelle provvista di saponette, la vogliamo valutare con i criteri che si usano per una casa che da vent’anni raccoglie successi a raffica nel motomondiale, e che in Superbike ci ha già corso? Gente, vi auguro di non venire mai giudicati con gli stessi criteri da qualche datore di lavoro…peraltro, stiamo parlando di una moto che ha già al suo attivo un giro più veloce (la prima manche di Phillip Island) e un bell’avvio di gara qui – Corser ha tenuto il quarto posto per quasi metà gara. Chiedere di più sarebbe davvero ingeneroso. Anche perché, volendo parlare di case che vanno male, possiamo guardare Honda. Certo, Kiyonari ha finito a ridosso dei primi, ma vogliamo parlare di quante CBR1000RR sono state messe dietro da Corser?

E’ QUESTIONE DI CHIP?
Concludiamo con una piccola osservazione in merito alle gare in sé. Certo, siamo rimasti tutti con lo sguardo incollato, ma a voler ben vedere, non ci sono stati troppi duelli. Non parliamo delle scaramucce viste sabato, ma delle battaglie leggendarie per cui la SBK è diventata famosa. Troppa elettronica? Difficile da dire. Per ora, la storia racconta che quella di Losail non è pista su cui si siano mai visti garoni. Attendiamo Valencia…

Autore: Redazione

Tag: Sport


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