Test

pubblicato il 23 febbraio 2009

Honda DN-01 - TEST

Mille chilometri in sella alla moto automatica Honda

Honda DN-01 - TEST
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Lunga, bassa, silenziosa, comoda e… automatica. È la DN-01, icona di come saranno le moto del futuro. Precorre i tempi e lo fa con una linea avveniristica, un motore tecnologicamente all’avanguardia ma robusto e una posizione di guida da passeggio. Ma non fatevi ingannare, la DN 01 ha un cuore generoso, frena forte grazie al CBS-ABS e all’occorrenza sfodera una grinta che non ti aspetti. Difetti? Pochi: protezione aerodinamica scarsa, maneggevolezza migliorabile e pedane troppo basse, ma fargliene una colpa sarebbe sbagliato dato che Honda stessa la definisce "sport cruiser" . All’atto pratico funziona come un maxiscooter, tuttavia si ha sempre la netta percezione di guidare una moto e dopo quasi mille chilometri in sella vi assicuriamo che separarcene è stato molto più duro del previsto. Ecco perché.

LA GRANDE SORELLA
Prima di attaccare con la solfa tecnica sul cambio, il motore, la ciclistica e i freni, vogliamo raccontarvi perché la moto automatica Honda ci è piaciuta tanto. Trovare le parole per farlo non è semplice, in un certo senso potremmo dire che la DN-01… ti ascolta! Sembra capire cos’hai in mente e fa di tutto per assecondarti. Utilizzo cittadino ed extraurbano? Cambio in "Drive" e il motore gira a basso regime o in prossimità della coppia massima quando si dà gas con decisione. Prurito al polso destro per una partenza dal semaforo a razzo? Cambio in "Sport" e non ce n’è per quasi nessun’altro automatico, spalanchi e il motore si piazza sul regime di potenza massima e non molla finché non chiudi il gas. Voglia di curve per dare un po’ di ritmo alla guida? Un tocco al tasto "mode" con il dito indice destro e grazie al commutatore sul blocchetto sinistro ci si ritrova alla guida di una moto con cambio manuale a sei rapporti. Tutto questo dimenticandosi della leva della frizione e del pedale del cambio che, infatti, non ci sono. A comandare lo slittamento della frizione e la scelta dei rapporti ci pensa il cervellone della moto. Il pilota deve godersi solo il piacere di guida.

ROBOTIZZATA
Un solido telaio in acciaio, una forcella tradizionale, un monoammortizzatore senza leveraggi, la silenziosa trasmissione finale a cardano e un motore moderno ma non particolarmente sofisticato (lo stesso della Transalp e della Deauville). E allora perché gridare al miracolo tecnologico per la DN 01? Semplice, avete mai sentito parlare di cambio "robotizzato"? La sigla è HFT (Human Friendly Transmission) . Si tratta di un sistema di trasmissione variabile compatto a numero di rapporti praticamente infinito, completamente diverso dalle trasmissioni con frizione centrifuga adottate dagli scooter, anche se, all’atto pratico, chiunque ne sperimenti la guida non trovi nessuna differenza nel modo di gestire il comando del gas. Invece il cambio HFT è composto da una pompa dell’olio che converte l’energia prodotta dal motore in pressione idraulica, a sua volta ritrasformata in potenza da trasferire alla trasmissione finale e quindi alla ruota posteriore. È a tutti gli effetti un cambio idraulico-meccanico a gestione elettronica. Inoltre viaggiando a velocità pressoché costante l’HFT sfrutta un meccanismo di bloccaggio del rapporto che minimizza le perdite di efficienza della trasmissione stessa contribuendo al miglioramento dei consumi di carburante.

TRADIZIONE E MODERNITÀ
Il motore bicilindrico a V di 52° da 680 cc, raffreddato a liquido e con alimentazione ad iniezione elettronica sviluppa una potenza di 61 CV a 7.500 giri, con un picco di coppia di 64 Nm a 6.000 giri. È incastonato in un telaio doppia culla in acciaio a cui è vincolata la forcella telescopica da 41 mm e il monobraccio in alluminio con monoammortizzatore regolabile nel precarico molla su sette posizioni. La linea della moto è bassa e allungata, merito non solo dell’estro dei designer ma anche delle quote ciclistiche da vera cruiser: interasse di 1.605 mm e cannotto di sterzo inclinato di ben 28°30’ per un’avancorsa di 114 mm. La DN-01 è abbastanza pesante, Honda dichiara 270 kg in ordine di marcia, in compenso la sella è davvero bassa, posta a soli 690 mm da terra, una garanzia per le persone di statura meno alta. L’impianto frenante con CBS-ABS è composto dai dischi anteriori da 296 mm con pinze a tre pistoncini e dal disco singolo posteriore da 276 mm con pinza a due pistoncini. A cardano la trasmissione finale, pulita, silenziosa e dalla manutenzione ridotta. Un cenno infine alla strumentazione: "affogata" sotto al plexiglas scuro del capolino, è molto compatta e completamente digitale; riporta tutte le informazioni fondamentali per la guida comprese quelle relative alla modalità di funzionamento del cambio, ovvero "D", "S" o marcia inserita.

ANDATECI PIANO
"Ma cos’è la moto di Batman?", oppure "Scusa ma è una moto o uno scooter?", e ancora "Ma che bella, è bellissima, è un missile"… Sono solo alcuni dei commenti raccolti durante tre settimane di test per le vie di Roma e le strade di provincia. La DN-01 non passa inosservata, mai. Nemmeno le mamme col passeggino o i pensionati davanti al bar restano indifferenti alla linea allungata e avveniristica della moto automatica Honda. Estetica a parte è però il "come va" la domanda a cui abbiamo risposto più volentieri. La posizione di guida è da custom: si sta seduti comodi, con le braccia un po’ appese al lungo manubrio piegato indietro e con i piedi in avanti sulle enormi pedane. A guardarla la DN-01 ispira lunghe passeggiate al trotto, tuttavia basta il classico prurito di "5 minuti" per scoprire invece una bella grinta. Poco più di 60 cavalli non è un valore da sportiva, soprattutto considerando il peso importante, ma il cambio automatico genera facilmente l’effetto "tutto aperto" che ben conoscono gli scooteristi: gas spalancato ad ogni partenza dal semaforo e in uscita di curva! Così, da tranquilla commuter e tourer, la DN-01 si trasforma in "oggetto non identificato" che sfreccia per le vie della città lasciando dietro di sé un alone di mistero…

QUOTE COMODE
In termini di guidabilità siamo su alti livelli, nel senso che condurla è davvero semplice e piacevole. Se invece parliamo di agilità e maneggevolezza bisogna fare i conti con l’interasse lungo, la forcella "aperta" e i due gommoni ospitati dai bei cerchi a cinque razze sdoppiate: davanti c’è una strana 130/70 su un normale cerchio da 17" con canale da 3,5", dietro fa bella mostra di sé un imponente 190/50 su una ruota da 17" con canale da 6,00". Di gomma a terra quindi ce n’è tanta e il grip non manca mai ma nel misto stretto e negli spazi angusti si fatica un po’. Dimenticavamo la domanda che ci hanno fatto tutti i bambini: "Quanto fa?". Il tachimetro segna facilmente oltre 170 km/h e insistendo un po’ si possono superare i 180 km/h, tuttavia la velocità di crociera ideale è proprio quella Codice, intorno ai 130 km/h. L’unica vera nota negativa è la protezione aerodinamica, piuttosto scarsa, che nei tratti extraurbani rende consigliabile usare sempre un casco integrale.

MA CHI LA COMPRA?
Scooteristi? Motociclisti di ritorno dopo anni su quattro ruote? Pionieri delle due ruote alla ricerca di qualcosa che unisca la guidabilità della moto alla comodità del cambio automatico? Trovare una risposta non è facile e a onor del vero bisogna dire che di DN-01 in giro se ne vedono poche. Ma del resto è raro vedere anche esemplari di Aprilia Mana, un prodotto di indole diversa ma che vuole proporre lo stesso stile di guida. È un segno che il motociclista non è ancora pronto per un passo epocale come l’abbandono delle leve del cambio e della frizione, nonostante i segni di interesse per questa nuova generazione di veicoli non manchino. La DN-01 è quindi una moto che dovrebbe essere appetibile innanzitutto per gli utenti dei maxiscooter perché, in sostanza, si guida allo stesso modo. La differenza è nella conformazione del veicolo; non c’è un vano sottosella per riporre il casco e manca il tunnel-pedana tra i piedi, una comodità per appoggiare buste o borse alla quale lo scooterista difficilmente riesce a rinunciare.
Il prezzo è abbastanza elevato, 10.900 euro f.c. , ma tutto sommato in linea con i contenuti stilistici e tecnici proposti. Superiore di poco ai 10.090 euro necessari per un Tmax con ABS, ai 9.520 euro per un Gilera GP800, ai 9.200 euro per un Suzuki Burgman 650 ABS, e infine ai 10.450 euro per una Aprilia Mana con ABS.

E PERCHÉ NON 1000 CC?
Lanciamo una provocazione: in epoca di maxi cilindrate e superpotenze, in cui moto "senza senso" raccolgono i favori del pubblico almeno come percezione di esclusività (Triumph Rocket III da 2.300 cc, Yamaha Vmax da 1.800 cc e 200 CV, tanto per fare due esempi eclatanti) perché non rendere maxi anche la DN-01 che un’immagine imponente di fatto già ce l’ha? Il motore c’è, il 996 cc bicilindrico della Varadero, e per gli ingegneri Honda non sarebbe certo un problema irrobustire l’HFT per consentirgli di reggere le sferzate di coppia di un 1.000 cc. E chissà, magari la "DN-02" – potrebbe chiamarsi così – si inserirebbe in un segmento di mercato più consono alle sue qualità tecniche e dinamiche.
Un’ultima nota: il colore "pearl ametist purple" dell’esemplare di questo test non è più in gamma per il 2009. La DN-01 è ora disponibile in nero (graphite black), grigio (sword Silver metallic) e bianco (pearl sunbeam metallic).

IN QUESTA PROVA
Casco Nolan N42E
Sottocasco Bikers ST_Aqua
Giacca Spidi
Guanti Spidi Alu Tech
Stivali Spyke Matador

Autore: Costantino Paolacci

Tag: Test


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