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pubblicato il 10 febbraio 2009

Ducati: e se non ci fosse Stoner?

Supermoto o SuperStoner? Dove sta la verità?

Ducati: e se non ci fosse Stoner?
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Sarebbe fin troppo facile cavarsela dicendo che la verità sta nel mezzo. Sarebbe facile ma probabilmente sbagliato, perlomeno se non si facessero tutta una serie di distinguo e di precisazioni volte a fare capire quale sia esattamente la situazione. Più facile, e corretto, cavarsela dicendo che il connubio Ducati Desmosedici/Stoner è un "marriage made in Heaven", ovvero un matrimonio voluto dal cielo, metafora usata dagli anglofoni per definire le unioni particolarmente riuscite.

PREMATURO SI’, MA…
Lo ammettiamo: questo pezzo è prematuro. Può darsi che i risultati dei prossimi test, o magari delle prime gare, ribaltino completamente la logica alla base del ragionamento qui esposto, ma fare previsioni non darebbe il minimo gusto, se ci si prendesse sempre…ecco quindi che, prendendo atto che anche quest’anno Stoner lotta con Rossi mentre gli altri Ducatisti incassano più di un secondo al giro di distacco, proviamo a dirimere la questione: il merito delle vittorie è di Stoner o della Ducati? E dove sarebbe la Ducati senza Stoner?

DESMOALTALENA
La seconda domanda ha risposta facile: basta guardare dove si piazzano gli altri. Anche immaginandosi un real top rider alla guida al posto di Stoner, ci si può immaginare prestazioni quantomeno altalenanti: ricordate la stagione di Capirossi nel 2007? Certo, magari con Rossi in sella le cose sarebbero diverse, ma restiamo sulle quantità note e valutabili. Insomma, senza Stoner la Desmosedici sarebbe a fondo classifica? Magari no, ma non è azzardato ipotizzare che non la si vedrebbe lottare per le prime posizioni con frequenza

E’ UNA LAMA, MA SOLO CON STONER
Sarebbe però molto sbagliato considerare la Ducati un rottame per questi motivi. Meglio non dimenticare che razza di prestazioni motoristiche sia in grado di erogare, e che arma si dimostri in mano a Stoner. Già, perché se la storia recente ci ha insegnato qualcosa è che con una moto efficace ma difficile da sfruttare si può vincere, con una moto scarsa, diciamo così, in maniera globale l’impresa è impossibile anche per i fenomeni, ora che il ruolo del pilota è stato sensibilmente ridimensionato rispetto ai tempi di Schwantz o Rainey.

RICHIEDE FIDUCIA
La realtà è che la Desmosedici sia una moto velocissima ma estremamente particolare. A differenza delle case giapponesi, che nel momento in cui hanno dovuto interpretare il nuovo regolamento tecnico hanno privilegiato la facilità di guida e l’accessibilità delle prestazioni, Ducati ha scelto di creare una moto molto impegnativa, che richiede una guida molto particolare e totale fiducia nella gestione elettronica, e che quindi riesce a venire interpretata solo da pochissimi piloti. Viene quasi da dire "da un solo pilota", non fosse che non ci abbiamo ancora visto in sella l’intera griglia della MotoGP.

ALCUNI CAMPIONI LA VOGLIONO COSI’
Niente di male: tanto nel motociclismo che in altri sport abbiamo visto campioni che cercavano di disporre di strumenti con potenziale più alto a scapito della loro accessibilità. Vogliamo parlare delle auto che guidava Senna, delle 500 di Freddie Spencer o – cambiando radicalmente specialità – delle aste usate da Sergej Bubka?
Anzi, per alcuni piloti si trattava di una scelta precisa: prima che arrivasse la benzina verde a tagliare le unghie alle 500, Doohan scelse di usare il V4 a fasatura regolare (battezzato proprio in quell’occasione "screamer" da Jeremy Burgess) per avere un vantaggio sui compagni di marca. Criville e Okada, dopo averlo provato, preferirono restare con il motore big-bang, un po’ meno potente ma decisamente più accessibile.

DIVINA INTESA
La situazione di Stoner è un po’ la stessa. Non chiedeteci motivazioni tecniche che spieghino la divina intesa fra Casey e la sua Desmosedici. C’è e basta: lui è fortissimo, e la sua guida violenta si adatta alla perfezione a quanto richiesto dalla Ducatona. Godiamoci lo spettacolo, e preghiamo che l’operazione al polso abbia risolto tutti i problemi del cangurino. Ne perderebbe tanto l’agonismo quanto la salute dei ragazzi del team Ducati. Che non se lo meritano…

Autore: Edoardo Licciardello

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