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pubblicato il 27 gennaio 2009

SBK: Shane Byrne, chi era costui?

Shakey non è certo Carneade. Ma forse non tutti sanno...

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Forse non tutti sanno…che il pilota Ducati Sterilgarda Shane Byrne (nato a Lambeth, Londra, trentatre anni fa), oltre ad essere effettivamente un gran manico, ha iniziato la sua carriera a due ruote come giornalista…invertendo per una volta la tendenza e tenendo alto l’onore di noi pennivendoli, regolarmente guardati con divertita sufficienza da piloti che vengono invitati alle presentazioni stampa con il duplice obiettivo di gratificare gli sponsor e mortificarci (tutti)…sverniciandoci a destra e a manca per evitare, evidentemente, che il nostro ego cresca troppo...

IL RUGBYSTA
Shane, la cui taglia lo fa sembrare più un mediano di mischia del rugby che non un pilota motociclistico, ha infatti iniziato la sua carriera di professionista delle due ruote come tester per la rivista britannica Fast Bikes, e leggenda vuole che addirittura abbia sostenuto il test per la patente in sella ad una Ducati 996SPS, sicuramente non il mezzo più adatto per slalomare nel traffico o fra i birilli di un percorso di prova.

DEBUTTO IN BSB
Byrne debutta nel campionato britannico Superbike con una Kawasaki privata nel 1999, e già nel 2001 vince la Privateer Cup, premio riservato al miglior pilota del campionato in sella ad una moto non ufficiale. L’anno successivo vince la sua prima gara in sella ad una Ducati Renegade e va poi a sostituire il campione in carica Steve Hislop nel team MonsterMob nel 2003: il team manager Paul Bird è un suo sostenitore fin da quando lo vide come tester giornalistico. Stagione trionfale: non solo vince il titolo praticamente a mani basse, ma grazie alla doppietta ottenuta nella gara mondiale di Brands Hatch – a cui ha partecipato come wild card – diventa di colpo uno dei pezzi più pregiati del mercato.

BEGGIO L’AVEVA NOTATO
Viene quindi messo sotto contratto da Aprilia, che lo affianca a Jeremy McWilliams in sella alla sua MotoGP RS-Cube per la stagione 2004. Moto quasi inguidabile tanta è la violenza, noviziato nella massima categoria e guida estremamente irruenta sono raramente una buona combinazione, per cui non c’è da stupirsi se Shane finisce per passare buona parte della stagione a rompersi le ossa. L’anno successivo finisce in sella ad uno dei progetti più sfortunati mai presentati in MotoGP: la fusione fra Team Roberts e KTM. I risultati non arrivano, ma non certo per colpa di Byrne: il manager californiano è come sempre piuttosto esplicito nella sua spiegazione di quali siano i problemi che affliggono la moto. Basti dire che gli aggettivi riservati al motore sono stati roba da querela immediata. Un paio di gare sulla Honda RC 211 V Pons lasciata libera da Bayliss sul finire di stagione non risollevano il bilancio della stagione, e il britannico rientra in patria.

2006, NOT OK
Il 2006 è anno sfortunato: in sella alla Suzuki Rizla GSX-R1000 colleziona incidenti che lo escludono dalla lotta per il titolo, ma quando è in forma fa la sua sporca figura. L’anno successivo si riunisce il binomio Byrne-Bird: il team, stavolta, è il VentAxia, che porta in gara la Honda Fireblade. Purtroppo la situazione tecnica (soprattutto per quanto riguarda la gommatura) non è la stessa del team ufficiale HM Plant, e Shakey si deve accontentare di un quinto posto finale. Nel 2008, però, Shane torna in sella alla Ducati, stavolta la 1098 del team Airwaves, e torna a dominare il campionato come nel 2003. Si vede che Byrne è particolarmente adatto alle bicilindriche…

COLPACCIO
Diciamocelo: il team Sterilgarda di Marco Borciani ha fatto un colpaccio nel portarselo a casa. A Novembre è salito sulla moto di Biaggi e ha fatto sbarrare gli occhi a diversi ufficiali, e in questa ultima serie di test sul tracciato di Portimao si è permesso di mettersi dietro tutti. E’ vero, con una moto privata non riceverà l’assistenza riservata ai piloti ufficiali, ma se ricordate la cosa non ha impedito a Xaus di portare a casa ottimi risultati, l’anno passato. E’ difficile immaginarsi che Shakey possa arrivare a recitare il ruolo di quello che gode fra i due litiganti (Fabrizio e Haga), ma tutto sommato non è da escludere: mai sottovalutare l’effetto sorpresa.

SORPRESA?
Il punto di questo articolo, però, è proprio questo. Siamo davvero sicuri che si debba essere sorpresi da eventuali exploit di Byrne? Ai posteri l’ardua sentenza…

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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