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pubblicato il 12 gennaio 2009

Mondiale SBK: intervista a Luca Scassa

A quattr'occhi con l'italiano al via del mondiale per derivate di serie...

Mondiale SBK: intervista a Luca Scassa
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Luca Scassa è uno dei piloti italiani più interessanti di questi ultimi tempi. Specialista delle quattro tempi, dopo un esordio con le Aprilia 125 e 250 nel Challenge della casa veneta, passa alla Coppa Italia STK e da lì "fa carriera" prima con le Stock della massima cilindrata, poi con le Superbike. Il suo palmarés è di tutto rispetto: già nel 2003, a vent’anni, quattro anni dopo il debutto in gara, si aggiudica il Campionato Italiano STK 600 e il trofeo Kawasaki su una Ninja preparata dal team Ormeni. Nel 2006, dopo un buon anno in sella alla Yamaha (cambia la marca ma non il team) vince l’italiano STK 1000 meritandosi, per l’anno successivo, un sellino ufficiale.

Con la MV Agusta F4 conquista il titolo italiano STK e manca quello europeo per una serie di problemi alla moto culminati con la rottura nell’ultima prova di Magny Cours, per poi emigrare in cerca di fortuna negli States. Nel selettivo campionato AMA porta a casa diversi buoni piazzamenti, assistito dal team Ferracci, ma soprattutto viene nominato Rookie of the year, esordiente dell’anno, riconoscimento importantissimo oltreoceano.
Nella stagione appena conclusa rientra in Italia, sempre in sella alla MV Agusta F4, conquista il titolo nazionale Superbike

L’abbiamo intervistato nella pausa natalizia, a pochi giorni dall’inizio della sua preparazione atletica ed a pochi giorni dalla firma di un contratto che lo lancia nell’olimpo del motociclismo mondiale…

E’ stato da poco ufficializzato il tuo ingresso nel team Pedercini, con la Kawasaki che è la casa con cui hai debuttato. La moto ha faticato sia nel mondiale che nei campionati nazionali, quindi ci sarà da lavorare. Cosa ti aspetti di trovare? Che risultati pensi di poter realisticamente raggiungere?

Visti i risultati della moto quest'anno, con alla guida un bel pilota come Ayrton Badovini credo di avere le sue stesse chance di fare bene. Quest'anno le case ufficiali sono 7, quindi ci saranno almeno 14 moto ufficiali in pista e ovviamente sarà più difficile prendere punti. L'obiettivo è di figurare tra le migliori Kawasaki e di prendere più punti
possibile. Entrare nei primi 10 in qualche gara sarebbe magnifico. C’è sempre da fare, indipendentemente dalla moto e dal team: il campionato del Mondo è il massimo della categoria, quindi è dura con qualsiasi moto. Sono comunque fiducioso, non vedo l'ora di cominciare…

Da ufficiale torni ad essere privato, se pure in un team di alto livello. Pregi e difetti delle due situazioni? Meglio un ambiente familiare come quello del team Pedercini o l’appoggio di una casa?

Da ufficiale ovviamente hai l'appoggio totale della casa e la moto viene sviluppata sulla base delle tue indicazioni, ma credo proprio che anche nel team Pedercini troverò la professionalità e l’affiatamento che avevo nella squadra ufficiale MV. Se riusciremo a mettere giù le basi in maniera giusta penso che potremo davvero fare grandi cose.

MV: un’esperienza che ti ha dato grandi soddisfazioni ma anche qualche magone. Togliamoci subito di torno le rogne: cosa è successo in quella gara di Imola 2006 in cui sei stato squalificato, per poi essere riammesso?

Attorno a quella storia sono nate tante voci e chiacchiere. Vale la pena, una volta per tutte, di spiegare come sono andate veramente le cose. Nei test, sia quelli invernali che quelli fra un GP e l’altro, abbiamo usato un sistema di acquisizione dati AIM, che ci ha aiutato a sistemare la moto al meglio molto rapidamente. In gara abbiamo sempre e solo utilizzato le funzioni cronometro di questo sistema, staccando completamente tanto i cablaggi quanto i sensori dell’acquisizione dati. Fino alla gara di Imola non abbiamo mai avuto problemi, poi, per qualche motivo e di punto in bianco...ci hanno squalificato. Abbiamo ovviamente fatto ricorso e sono stato riammesso nell’ordine d’arrivo, tanto che mi hanno restituito i 25 punti e la vittoria in gara. Il premio in denaro invece no, ma questa è un’altra storia. Mi dispiace che si sia parlato tantissimo della squalifica, mentre invece la riammissione è passata quasi sotto silenzio…

La F4 di serie è già di suo una moto piuttosto impegnativa. In allestimento Superbike mantiene le stesse caratteristiche, naturalmente rispetto alla concorrenza?

La F4 è una moto "a modo suo", sicuramente non adatta a tutti come può essere invece una Honda. In allestimento Superbike diventa proporzionalmente meno difficile rispetto alle altre ma rimane pur sempre impegnativa da far andare forte. Per renderla vincente nel Mondiale ci sarebbe però voluto un motore più potente, perché quello dell'attuale è al suo limite. Spero che con l’arrivo di Harley Davidson riparta lo sviluppo e arrivi una moto nuova con più cavalli. Mi piacerebbe davvero tornare in sella alla "mia" moto nel mondiale…

Esperienza americana: una stagione fantastica, coronata dal titolo Rookie of the year. Quali sono state le difficoltà principali, e quali le piste che ti sono piaciute di più?

La difficoltà maggiore è stata imparare le piste in pochissimo tempo, meno di un giorno e mezzo, visto che là Gara-1 si corre al sabato pomeriggio. E poi non è stato facile correre in mezzo a moto ufficiali con quella che, di fatto, era una Superstock con sospensioni Ohlins TTX e cerchi da 16,5"…

Un giudizio sui tuoi avversari nell’AMA? Mladin e Spies sono davvero tanto forti, o godevano di una situazione tecnica di netta superiorità come molti sostengono?

Mladin e Spies sono davvero forti, ma mi ha impressionato di più Hacking. Credo sia più forte di loro, si vedeva anche da fuori. Certo, poi i campionati li vincono loro due, tanto di cappello a team e piloti, ma…mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di guidare le loro moto, diciamo così…

Senza nulla togliere alle tue vittorie, il campionato italiano viene percepito come una serie di livello un po’ inferiore ai nazionali britannico, statunitense o giapponese. Credi che sia una visione corretta? Se sì, quali credi che ne siano i motivi?

E’ ovvio che il CIV venga percepito come un campionato inferiore! Gli manca completamente qualunque forma di immagine dal punto di vista mediatico. I campionati AMA e BSB vengono trasmessi in diretta da TV nazionali e internazionali, con riprese di altissima qualità. La cosa porta visibilità, sponsor di alto livello e di conseguenza arriva anche l’impegno ufficiale delle case con la conseguente crescita del livello dei piloti. Qui da noi non c’è nulla di tutto questo: la TV è completamente assente, gli sponsor non investono e le case non sono interessate a competere e vincere dove non c’è ritorno d’immagine. Abbiamo piloti che vanno fortissimo, ma si trovano ad affrontare uno "scalino" molto impegnativo, nel passaggio al mondiale, rispetto ai migliori inglesi, australiani o americani.

La STK1000 è una categoria che conosci bene: come vedi il livello di quest’anno? Su chi punteresti per la vittoria finale?

Sarà che sono patriottico, sarà che il mio cuore è ancora legato alla MV Agusta, ma credo che Giugliano possa fare davvero molto bene con quella moto. E’ giovane, se riuscisse ad entrare nell’ottica di poter puntare al campionato e cambiare un po’ di testa potrebbe avere una bellissima carriera davanti. Devo ancora vedere bene la lista dei partenti, ma…sì, credo che Giugliano farà davvero bene.

Nel Mondiale Superbike l’età media dei piloti ufficiali non è bassissima, mentre tu fai parte di una generazione giovane, quella di Michel Fabrizio o Max Neukirchner, da cui ci si aspetta un ricambio. Il team Pedercini può essere un trampolino per il ritorno ad una moto ufficiale?

Il team Pedercini è una delle più belle (e sane) realtà del panorama nazionale. Certo, punto a fare una bella stagione con loro per farmi notare e poter poi tornare, un giorno, a guidare una moto ufficiale. E’ il sogno mio e di qualunque pilota, ho davvero una gran voglia di arrivarci e altrettanta fame di vittorie, anche se so che mi toccherà stare a digiuno per un bel po’… Da parte mia c’è l’impegno a mettercela tutta per arrivare al vertice della categoria, ma se anche non ce la dovessi fare sarò comunque soddisfatto dei risultati che ho raggiunto. Dopotutto ho già alle spalle nove anni di carriera, sette dei quali passati con mio padre, un furgone, una cassettiera di attrezzi e tanta, tantissima passione…

Cosa pensi dell’eventualità Rossi in SBK?

Spero che Rossi non smetta mai, perché senza di lui le cose non saranno più le stesse…muove un sacco di interessi grazie alla sua immagine, e la cosa fa un gran bene allo sport delle due ruote. Sarebbe bello che l’interesse restasse anche quando lui chiuderà il capitolo moto. Credo che la motivazione principale in una eventuale partecipazione in SBK sia nel "fastidio" di leggere nell’almanacco di un Bayliss vincente nello stesso anno in SBK ed in GP…o di un Biaggi trionfatore nella gara di debutto in SBK. Probabilmente punta a fare qualcosa di ancora più sensazionale, ma non saprei dire con precisione il perché. Di sicuro, prima di tutto, penso voglia divertirsi…

Un’ultima cosa: che ne pensi delle esordienti Aprilia e BMW?

Le ho viste bene da vicino ed è evidente che BMW ha ancora da lavorare sulla base di partenza, quindi bisogna dargli ancora un po’ di tempo prima di percepire il vero valore. Li capisco: un anno fa, con il progetto F4 SBK, eravamo nella loro stessa situazione. Aprilia, invece, è debuttante per modo di dire: hanno esperienza in SBK e MotoGP, vincono tutto in 250 e 125 da secoli…sanno come sono le corse in moto e hanno un pilota di altissimo livello come Biaggi. BMW invece parte da zero, ha solo un grande tester come Corser. Diciamo che se BMW riuscirà a raggiungere Aprilia, entro fine stagione, sarà il segnale di un ottimo lavoro di sviluppo e di un grande potenziale futuro…

Autore: Edoardo Licciardello - Emiliano Perucca

Tag: Sport , superbike , gare , interviste


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