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pubblicato il 7 gennaio 2009

Superbike: meno soldi, meno crisi?

In MotoGP Kawasaki lascia e Suzuki tentenna. In Superbike?

Superbike: meno soldi, meno crisi?
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Le notizie che si rincorrono in questa pausa invernale sono tutto tranne che rassicuranti per gli amanti degli sport motoristici. Certo, va anche detto che in molti casi l’utile (il contenimento dei costi dovuto ai tagli) va a braccetto con il dilettevole (la potatura di rami secchi o l’uscita da campionati e partnership a cui non si voleva più partecipare senza fare brutta figura…), facendo si che l’orizzonte non appaia poi così nero come sembra se non si legge un po’ fra le righe.

10 MILIONI PER UN ANNO IN MOTOGP
L’aspetto che però colpisce, in tutto questo, è come tutte le notizie vengano da campionati di primo piano, quelli più ricchi di sponsor davvero munifici, e non da quelli come la Superbike, dove la situazione, di primo acchito, sembrerebbe decisamente più magra. La realtà è invece un po’ diversa, non solo perché la società che ora gestisce la SBK, Infront Motorsport è un colosso come e forse più della Dorna, ma anche e soprattutto perché i costi di una stagione nel mondiale riservato alle derivate di serie sono nettamente più contenuti rispetto a quelli per schierare un team in MotoGP. Vi basti pensare che, in una recente intervista, Fausto Gresini abbia "sparato" una cifra attorno ai dieci milioni di euro per fare una stagione con una struttura come la sua. Cifra che, a fine anno, va considerata poco più che a fondo perso, nel senso che ben poco di quanto speso varia…lo stato patrimoniale, passateci il termine ragionieristico, della squadra: a parte le ovvie spese vive e i materiali di consumo, va infatti tenuto presente che moto, ricambi e quant’altro sono in leasing. A fine stagione, tutto rientra a casa.

LA SBK COSTA MENO
Una stagione in Superbike, parlando di una struttura dello stesso livello di competitività, costa abbondantemente meno della metà. Senza contare che, a fine anno, moto e ricambi restano in mano al team, che possono usarli per farci correre un altro pilota la stagione successiva come faceva il team Pedercini (salvo cambi regolamentari, ovviamente) o rivenderla o noleggiarla ad altre squadre private. Pensate solo alle Ducati ufficiali, che anno dopo anno "filtrano" nelle mani dei team privati, o alle Kawasaki e Suzuki che, terminata la stagione da ufficiali, vengono impiegate nelle varie strutture satellite. Un pilota come Max Neukirchner è riuscito a farsi notare proprio grazie alla possibilità, per il team Alstare, di riutilizzare una GSX-R1000 K6 per far correre una stagione ad un giovane promettente. Vi pare poco?

UFFICIALI CAMUFFATI
E’ anche vero che le case, in SBK, continuano – chi più, chi meno – a camuffare il proprio impegno ufficiale con l’impiego di strutture esterne, vedansi appunto il team Alstare per Suzuki o il caso più eclatante del campionato, ovvero la formazione olandese Ten Kate, che a regola va considerata privata. Allo stesso modo, però, proprio quest’anno vediamo l’ingresso di Aprilia e BMW in pompa magna: mica male, per un periodo di crisi.

Il segreto della Superbike è il ritorno di immagine garantito (a patto che i risultati percepiti siano quelli giusti, sia chiaro) a fronte di un impegno economico relativamente ridotto. E di una eventuale minor risonanza degli (altrettanto eventuali) risultati negativi, che quindi non condizionano troppo "il brand", come si usa dire oggigiorno. Pensateci un attimo: se Aprilia, Ducati, BMW, Yamaha, Honda, Suzuki, Kawasaki fanno bene, il risultato arriva nelle case di tutti quelli che sono i potenziali clienti delle loro moto sportive. La Superbike non avrà il seguito della MotoGP, ma ha un audience più interessata e qualificata. Chi ha una moto sportiva, al 90% segue la Superbike. Magari non guarderà proprio tutti i gran premi, ma sa benissimo cosa succede.

MENO SIGNORE MARIA
Se invece la moto non ottiene i risultati attesi, si ha davanti un pubblico in grado di capire il perché e il percome la cosa è successa. La SBK ha un pubblico meno "semplicistico" rispetto a quello della GP, dove lo spettatore medio non capisce che fra la moto di Pedrosa e quella di Dovizioso, l’anno scorso, c’era si e no il serbatoio in comune. Lo spettatore della SBK è quello che spesso conosce la marca di sospensioni montate su tutte le moto di primo piano, al quale si possono dare spiegazioni e giustificare insuccessi con elementi più solidi rispetto a quanto non avvenga "dall’altra parte".

MINOR ECO CON RISULTATI NEGATIVI
Metteteci in più che, se Aprilia o BMW – tanto per citare le due debuttanti che stanno scommettendo la faccia in SBK – dovessero andare malissimo, cosa che è abbastanza difficile da ipotizzare ma comunque possibile, l’eco della disfatta sarebbe sicuramente minore e meno dannosa, rispetto a quanto non succederebbe raccogliendo gli stessi piazzamenti in MotoGP. Volete la dimostrazione? Provate a chiedere a un appassionato casuale cosa ne pensa della Kawasaki. Poi chiedetegli perché. Scommettiamo che non sa che arranca in SBK, mentre sa benissimo che in GP fa pietà da tanti anni?

LA CRISI AIUTERA’ LA SBK
Vi ricordate cosa succedeva chiedendo ad un appassionato cosa ne pensasse di Ducati nel 2004, quando ha disputato una stagione disastrosa in GP vincendo invece come al solito in SBK? Ora riflettete: meglio spendere meno e ottenere sempre e comunque di più, o buttare un sacco di soldi per promuovere il proprio marchio rischiando faccia e portafogli? Date retta: questa crisi economica potrebbe essere la cosa migliore capitata alla Superbike da molto tempo a questa parte…

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Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport


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