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pubblicato il 19 dicembre 2008

Moto2: avanti o indietro?

Il nuovo regolamento per la ex 250. Luci e ombre.

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Noi motociclisti siamo tutti un po’ conservatori: le novità difficilmente vengono recepite a braccia aperte, soprattutto quando si va a toccare qualcosa che, a nostro parere, va bene così com’è.
Si fa fatica, quindi ad analizzare a mente veramente sgombra la nuova proposta di regolamento per la Moto2, che, per chi non lo avesse capito, sarà la nuova categoria che prenderà il posto della 250. Regolamento che va nella direzione già largamente annunciata: ciclistica prototipale e motore…non obbligatoriamente slegato dalla serie, diciamo così. Si fa fatica perché la 250 è una categoria combattuta ed emozionante, perché al ringhio dei due tempi ci siamo affezionati e già siamo orfani di quello della 500, e soprattutto perché la tendenza – neanche troppo nascosta – è quella di ridurre gli "elementi di disturbo" che rubano sponsor ed attenzione dalla classe regina, ivi comprese tutte le categorie minori quali 125 e 250.

PROSPETTIVA MONOMARCA
Lasciando stare gli aspetti tecnici del regolamento, di cui trovate disamine più autorevoli e precise altrove, guardiamolo un attimo dal punto di vista sportivo. Limitiamoci solo a dire che, sotto il profilo tecnico, i "legacci" posti allo sviluppo del motore – che escludono alcune soluzioni già consolidate sulle moto di serie e limitano fortemente l’uso dell’elettronica – puntano, almeno ufficialmente, all’obiettivo di contenere i costi della categoria, ormai vicini, se non alla MotoGP, almeno a quelli di una stagione in 500 per un privato di metà anni ‘90.
Impossibile dire ora se l’obiettivo verrà centrato, certo è che la regola della vendita obbligata del propulsore a prezzo fisso – già sperimentata con successo nell’AMA SBK e Supercross, con tanto di listino delle varie componenti – è un bel deterrente agli investimenti sul motore. Ma considerando che Aprilia e KTM hanno ufficialmente mostrato scarsissimo gradimento per la nuova formula, e che ufficiosamente Suzuki, Kawasaki e Yamaha hanno fatto capire di non essere molto interessate, il cerchio – come si suol dire – si stringe. Non è certo fantascienza immaginare una classe in cui diverse ciclistiche corrono con un solo motore, con buona pace dell’immagine di un campionato del mondo che, in nome dello spettacolo, ha già sacrificato la competizione fra gommisti.

MA LA SITUAZIONE ATTUALE?
Facile storcere il naso davanti alla prospettiva di un campionato quasi monomarca. Ma per poterlo fare è necessario analizzare la situazione attuale, che non è molto diversa, dove se si elimina il disinvolto uso di diversi marchi dello stesso gruppo, vede di fatto due case a scontrarsi: a parte Honda, che continua a tenere in vita un cadavere, le altre giapponesi sono da tempo scappate da una categoria che non riesce ad avere il ritorno commerciale e d’immagine necessario a giustificare gli investimenti richiesti.
Sarebbe anche il caso di analizzare il ritiro KTM. Certo, la motivazione ufficiale è proprio il cambio di regolamento, ma considerando la politica storica della casa austriaca, non è ipotesi peregrina che, invece, sia proprio l’impossibilità di replicare l’effetto "race on Sunday, sell on Monday" ottenuto invece gareggiando con prodotti derivati dalla serie.
Quindi, monomarca (o quasi) adesso, monomarca nel futuro. Perché lamentarsi? Perché le nuove Moto2 saranno frenate nello sviluppo? Certo, non è il massimo della vita, ma il problema del motomondiale, oggi più che mai, sta nei costi pazzeschi che i team e le case devono sostenere per correre. Investimento che, oggi, nella 250 offre un ritorno sul pilota più che sulla casa: chiedete a qualcuno se sa chi è Simoncelli. Poi chiedetegli se sa anche su che moto ha vinto il titolo…

CLASSE MISTA
Un altro motivo potrebbe essere che queste 600 potrebbero rivelarsi più lente delle attuali 250, e forse anche delle 600SS. Si tratta di un’ipotesi plausibile, anche se va detto che, nel 2001, molti pronosticavano lo stesso per le MotoGP rispetto alle 500. Personalmente, considerando il peso minimo di 130kg e una potenza massima facilmente ipotizzabile attorno ai 140 CV, sulla scorta dell’esperienza passata e in base all’analisi dei circuiti attuali, dubito che possa essere così.
Ma non dovremo attendere molto per avere risposta, e, per una volta, è molto probabile che potremo assistere ad un confronto senza se e senza ma. Da molte parti si vocifera una stagione 2010 con entrambi i tipi di moto in pista. E stavolta, a differenza che nel 2001 con il confronto 500/MotoGP, potremmo vedere case diverse impegnate al massimo nello sviluppo dei due mezzi. Il verdetto andrà al cronometro. Nel frattempo, segnatevi questo articolo. Se avrò ragione, sarà una soddisfazione non da poco. Se avrò torto, saprete chi spernacchiare

Autore: Edoardo Licciardello

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