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pubblicato il 12 ottobre 2018

Ducati Scrambler Icon 2019 - TEST

Abbiamo provato la nuova versione della modern classic bolognese tra le colline senesi. Ecco come va

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A quattro anni dal suo arrivo e dopo ben 55.000 unità prodotte, Ducati Scrambler Icon si rinnova promettendo di incrementare ulteriormente fascino, piacere di guida e sicurezza.

Com'è

Il lavoro di affinamento estetico è stato piuttosto rispettoso della linee della fortunata Icon che dal 2015 ha saputo riaccendere l’entusiasmo degli scrambleristi di casa Ducati, puntando ad interventi mirati che ne potessero rafforzare la personalità. Gli interventi hanno riguardatoil faro, immancabilmente rotondo, adesso dotato di luce DRL sul suo perimetro, mentre al suo interno troviamo una X nera in metallo che tanto ricorda il nastro applicato sulle moto da fuoristrada dei ruggenti anni ’70, i raggi in lega che guadagnano la lavorazione a macchina, la cover in alluminio del silenziatore di scarico, le guancie intercambiabili del serbatoio, dai volumi più spigolosi, e la sella dall’andamento piatto che promette maggior comfort per pilota e passeggero. Il motore è ora verniciato in nero donando ancora più risalto all’alluminio delle alette di raffreddamento spazzolate. Nuova anche la sella, posta a 798 mm da terra, dall’andamentopiatto e con un’imbottitura più sostenutaIl cruscotto, dalla classica forma ad oblò, su questa nuova Icon aggiunge anche le info relative a livello carburante e marcia inserita, risultando piuttosto completo. Nuovi anche i blocchetti, più facili da azionare anche con i guanti. Il bicilindrico ad L di 803 cc due valvole raffreddato ad aria ed olio, con immancabile comando della distribuzione desmodromico, conferma le prestazioni del modello precedente garantendo una potenza massima di 73 cv a 8.250 giri ed una coppia massima di 67 Nm a quota 5.750. L’apprezzato telaio in traliccio di tubi di acciaio a doppio trave superiore viene completato all’anteriore da una forcella USD con steli da 41 mm di diametro non regolabile. Dietro troviamo invece un mono regolabile nel precarico molla che agisce in modo diretto sul forcellone bibraccio in alluminio. Entrambi gli elementi, firmati da Kayaba, hanno una nuova taratura meno sostenuta, più orientata al comfort, e permettono un’escursione alle ruote di 150mm. A frenare la nostra protagonista ci pensa all’anteriore un possente disco semiflottante da 330mm di diametro, la stessa misura adottata dalla Panigale V4, per intenderci, morso da pinza monoblocco Brembo M4.32B ad attacco radiale, mentre dietro troviamo un disco fisso da 245mm e pinza flottante ad un pistoncino. Da evidenziare il debutto della piattaforma inerziale Bosch che porta in dote il cornering ABS. Continua la fortunata sinergia tra Scrambler e Pirelli. A vestire i cerchi in lega di ispirazione flat track dal diametro differenziato, 18” davanti 17 dietro, sono i già apprezzati MT60RS, che promettono con la loro tassellatura ravvicinata grip e maneggevolezza su asfalto ma anche buona trazione sulle strade bianche.

Come va

La posizione di guida è caratterizzata dal bel manubrio rialzato in tipico stile Scrambler che si lascia impugnare mantenendo polsi e braccia rilassati, a tutto vantaggio di comfort e controllo. La sella consente di poggiare agevolmente con entrambi i piedi, solo alto 1,81 ma a piacere è soprattutto la nuova imbottitura, leggermente più sostenuta della precedente, quindi strizza l’occhio al sostegno anche nella guida dinamica. Le pedane in posizione centrale, discretamente distanti dal piano di seduta, aiutano a mantenere una piega confortevole per le ginocchia anche dopo diversi chilometri. Tra le curve la Icon rimane una moto estremamente facile da condurre, divertentissima nel misto guidato, grazie ad una ciclistica molto equilibrata. Nelle svolte più strette mette in luce una maneggevolezza elevata, con inserimenti fulminei, ed una velocità di percorrenza davvero appagante. Le quote ciclistiche piuttosto contenute e soprattutto il cannotto di sterzo con un’inclinazione di 24° bilanciano abbondantemente l’inerzia leggermente maggiore del cerchio anteriore da 18”. Attenzione però a non farsi prendere troppo la mano perché quando si cercherà la staccata all’ultimo metro confidando sulla potenza dell’impianto frenante il feeling in inserimento con l’avantreno tenderà inevitabilmente a calare. Per andare veloce meglio quindi anticipare leggermente la frenata, aiutare la Scrambler in inserimento con lievi movimenti del busto all’interno della svolta e guidare col classico rapporto in più, confidando sulla buona schiena ai medi di questo convincente bicilindrico. In uscita, complice anche la dolcezza d’erogazione, si potrà ruotare a piacimento la manetta destra, ricevendo sempre una bella spinta anche nelle marce alte, rassicurati dal buon lavoro del mono e dalla trazione garantita dai Pirelli MT60RS. La frenata si fa apprezzare per una potenza davvero elevata, ridondante anche nell’utilizzo sportivo stradale, il disco da 330mm all’anteriore vanta una discreta modulabilità, probabilmente i piloti più esperti potrebbero desiderare una maggiore morbidezza all’attacco. Ci ha convinto la taratura più morbida delle sospensioni, che risultano davvero centrate anche nell’utilizzo sportiveggiante limitando comunque il beccheggio e permettendo di copiare in misura maggiore le asperità dell’asfalto con benefici su comfort e stabilità. Il desmo di 803cc risulta davvero in tono con questa Scrambler. Riprende a partire dai 2000 giri senza rifiuti, vibra pochissimo, concretizza la sua spinta appena mille giri sopra e si lascia strapazzare fino agli 8.500 di strumento. In virtù della sua dolcezza alla risposta dell’acceleratore, decisamente migliorata rispetto alla precedente versione, risulta godibile anche nella guida a bassa velocità o piuttosto nel turismo più contemplativo. Peccato soltanto che la sua bella voce gutturale in tipico stile bolognese venga leggermente appannata dalle esigenze dell’omologazione Euro4. Nei tratti più trafficati con frequenti ripartenze è avvertibile il calore del motore soprattutto all’altezza della coscia destra, vicina ai collettori di scarico. Fortunatamente il disagio è sopportabile e tende comunque a svanire in fretta non appena si riacquisti velocità. Buone notizie dal fronte trasmissione. La frizione con comando idraulico richiede uno sforzo alla leva nella norma e convince per modulabilità e resistenza alla fatica, mentre il cambio vanta innesti un po’ contrastati ma precisi. Nell’easy off road la Scrambler Icon risulta proprio divertente, merito della felice ergonomia che permette di avere un buon controllo del mezzo rimanendo seduti,  in tipico stile flat track, aiutati anche dal nuovo set up delle sospensioni più morbido e scorrevole, che consente di copiare meglio le piccole asperità del terreno. Mentre le pedane in posizione centrale ed il serbatoio decisamente stretto invitano, quando alziamo il ritmo, ad assumere la classica posizione in piedi. Vero è che il carattere amichevole di questa Scrambler ci suggerisce di abbassare un pochino la velocità, tornare seduti sulla comoda sella e godere appieno del paesaggio.

Quanto costa

La nuova Scrambler Icon è disponibile in due colorazioni, il classicissimo “Yellow 62” e l’Atomic Tangerin dell’esemplare in prova. Sarà disponibile nelle concessionarie a partire da novembre 2018 ad un prezzo di base di 8.990 euro per la versione gialla, 200 euro in più se volete la volete arancione. 

Abbigliamento

Giacca Alpinestars Mirage Drystar

Pantaloni Alpinestars Ramjet Air

Guanti Aplinestars Equinox Outdry

Stivali Alpinestars Web Goretex

 

Autore: Duccio Rasoini

Tag: Test , naked , test , video


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