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pubblicato il 26 ottobre 2018

Royal Enfield Interceptor e Continental GT 650 - TEST

Le strade californiane sono lo scenario perfetto per le nuove bicilindriche Royal Enfield. Ecco come vanno

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Tempo di graditi ritorni in casa Royal Enfield. Sulla linea di produzione riappare dopo 40 anni il motore bicilindrico, che mancava dagli anni '70 negli stabilimenti del marchio reale britannico. Sin da quando appunto, le fabbriche Royal Enfield in Terra D’Albione chiusero, e la casa di moto più antica del mondo virò tutto sull’India. Oggi il bicilindrico è tornato, ed è pronto ad equipaggiare due nuovi modelli dal nome storico: Interceptor e Continental GT. Le gemelle di Chennai hanno moltissimo in comune, ma conservano dettagli e peculiarità del tutto personali, e per farsi conoscere al mondo hanno scelto il sole e le onde di Santa Cruz, California, sede della nostra prova.

Come sono

Il look, neanche a dirlo, è ispirato agli anni ’60. Un’era felice per il marchio britannico, che esordì proprio negli States con la Interceptor, una versione scrambler della ormai celebre in patria Constellation, e che si consacrò in Europa con la 250 cc più veloce dell’epoca: la Continental appunto. Moto d’avanguardia per l’epoca, che però non poterono rallentare il declino della casa motociclistica britannica. Oggi le due sorelle portano un’altra firma importante: quella di Harris Performance, che ha sviluppato nel centro tecnico Royal Enfield di Leicester un nuovo telaio a doppia culla in tubi d’acciaio, sorretto da una forcella anteriore telescopica da 41 mm di sezione e dal doppio ammortizzatore posteriore con escursione di 88 mm. I cerchi a raggi tangenziali, entrambi da 18”, portano in dotazione un disco da 320 mm all’anteriore e da 240 al posteriore, con ABS. In comune le due sorelle bicilindriche hanno anche la strumentazione, con doppio quadrante analogico, dispaly digitale e faro anteriore da 7”. Naturalmente Interceptor e Continental GT condividono il bicilindrico in linea da 648 cc capace di scaricare sulla ruota posteriore 47,6 CV e una coppia di 52 Nm a soli 4.000 giri/minuto. Stesso cuore, ma “fisico” diverso per le due moto della Casa “reale”, con dettagli che possono fare la differenza per appassionati… e non! Se la Interceptor ha un serbatoio affusolato e dalle curve dolci, manubrio largo e una lunga sella arricchita da impunture romboidali, la Continental GT sfodera un look da “original cafe racer”, con seduta monoposto e codino finale, semimanubri e serbatoio con linee nette e una svasatura decisa. Basta girare le chiave e aprire il polso destro per ascoltare il doppio terminale di scarico intonare una sinfonia inedita per Royal Enfield: un concerto a due elementi, suonato in 4 tempi.

Come vanno

E se il sound è inedito è merito anche del manovellismo a 270° e del contralbero di bilanciamento, altre due novità nelle linee di produzione di Chennai. Due soluzioni che rendono positiva anche l’esperienza di guida: vibrazioni praticamente nulle e nessuno stress a gambe e braccia, nonostante le oltre 200 miglia, più di 400 km, percorse durante i test. Tra la panoramica e celebre Pacific Coast Highway e le arterie sinuose che attraversano i fitti boschi di Redwood o del Big Basin State Park il meteo non è stato ballerino, lasciano poco spazio al sole californiano e molto alla nebbia spinta dal Pacifico, e l’unica costante del nostro viaggio si è rivelata essere proprio il bicilindrico di produzione indiana: un motore vivace ma mai sopra le righe, dalla coppia dolce ed elastica, che entra dai 2.000 giri e trova il suo picco a debita distanza dal limitatore, posto a 7.500 giri/min. Andando oltre i numeri, quello che sorprende è la risposta sempre dolce ma puntuale del bicilindrico all’apertura del gas, grazie anche al sistema di iniezione Bosch. Il cambio a sei marce è preciso e morbido e contribuisce ad aumentare le “good vibrations” nel misto veloce della baia nord -californiana. Se si cercano prestazioni adrenaliniche si può e si deve guardare altrove, ma senza dimenticare che le Twins indiane sono divertenti e vantano una ciclista e una stabilità niente male, con gli pneumatici Pirelli Phantom che contribuiscono a raggiungere, soprattutto sulla Continental GT, pieghe da sportiva. Buona anche la frenata, con l’ABS discreto sull’asfalto ma puntuale sulle superfici disconnesse dove fa la differenza.

Pregi e difetti

Partiamo da quello che si può migliorare. Sicuramente il peso: 202 kga secco sono molti per la coppia di seiemezzo, e se è vero che una volta innestata la prima le due moto nascondono bene le cifre della bilancia, è altrettanto vero che nelle manovre a bassa velocità o da fermo si avvertono tutti. Anche alcune finiture potrebbero essere riviste, soprattutto nella parte del motore e intorno al quadro strumenti, ma questi dettagli sono piacevolmente oscurati dalle positive sensazioni di guida e dal salto di qualità fatto dal marchio con l’ingresso del motore bicilindrico. Lo stile non è certo una novità per chi sceglie Royal Enfield, ma c’è da fare i complimenti ai designer per la scelta di alcune soluzioni stilistiche della Interceptor e per aver saputo rinnovare la Continental GT conservando le linee iconiche per offrire soluzioni cromatiche inedite e apprezzabilissime.

Quanto costano

Due moto dal fascino indiscusso che offrono entrambe una interpretazione del gusto vintage in chiave moderna che di certo piace, qui in California come, e ne sono certo, in Italia, dove non serve un budget “reale” per mettersi in garage una Royal Enfield Continental GT o una Interceptor. Nonostante infatti la produzione debba ancora iniziare, l’anteprima mondiale californiana ci ha dato la possibilità di sbirciare i prezzi che saranno diffusi Oltreoceano: la Interceptor partirà da 5.799 dollari, con le versioni Custom e Chrome rispettivamente a 5.999 e 6.499 dollari, mentre la nuova Continental GT avrà un prezzo base di 5.999 dollari per arrivare ai 6.429 dollari della Custom e ai 6.749 dollari della Chrome. Insomma, fatti i dovuti calcoli di cambio e aggiunta l’IVA, si parte da una base che si attesta sui 6.000 euro, non male per moto che avranno 3 anni di garanzia a Km illimitati.

Abbigliamento utilizzato

Casco Premier Trophy

Giacca T-Core Air Drystar

Rogue Denim jeans

Guanti Crazy Eight

Stivali Twin Drystar

Autore: Redazione

Tag: Test , bicilindriche , test , vintage


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