Test

pubblicato il 18 novembre 2008

MV Agusta Brutale 1078 RR 2009 - TEST

Costa cara, ma che soddisfazioni...

MV Agusta Brutale 1078 RR 2009 - TEST
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Se non vi piace sentirvi osservati, beh, la MV Agusta Brutale 1078 RR non è certamente la moto che fa per voi. Nel caso in cui, invece, siate disposti a scendere a patti con sguardi indiscreti e lunghe chiacchierate con sconosciuti ad ogni sosta, allora, il gioiellino scarenato di Schiranna potrebbe effettivamente essere la scelta giusta.
Nata dalla geniale matita di Massimo Tamburini, con quel nome la Brutale non poteva che essere una moto senza compromessi. Non si tratta dunque della classica naked pensata fino all'ultimo bullone dal più gelido degli ingegneri giapponesi, ma di una vera e propria race replica dalla quale sono stati eliminati semimanubri e carenatura per lasciare posto ad un reparto tecnico incantevole, un manubrio ad ala di gabbiano ed un gruppo ottico che ha...ispirato numerosi designer.

CUORE PULSANTE
Anima del progetto, come ogni realizzazione in cui l'aspetto stilistico ha seguito da vicino l'evolversi della meccanica, è indubbiamente il propulsore a quattro cilindri in linea, proposto inizialmente come 750 ed evolutosi nel corso degli anni sino alla taglia "oversize" 1.078 cc. attraverso un passaggio intermedio a quota 909...
Si tratta di un motore molto particolare, perchè a più di 10 anni dal suo concepimento porta con sé aspetti tecnici unici, alcuni di questi derivati dalla Formula 1: parliamo della distribuzione dotata di un particolare sistema di riduzione per contenere la dimensione degli ingranaggi delle camme, o della disposizione radiale delle valvole...messa a punto grazie alla collaborazione del reparto tecnico Ferrari, che ne ha seguito il passaggio dal tavolo da disegno alla realtà.
Alesaggio di 79 mm e corsa di 55 mm (contro i 76x50.1 del 909 cc.), il quattro cilindri MV Agusta eroga la bellezza di 146.8 CV a 10.950 giri ed una coppia massima di e 115 Nm a 7.800 giri. Valori eccezionali per una naked, seppur di razza come la Brutale, "contenuti" rispetto alla versione in dotazione alla F4 312 R (190 i CV disponibili a 12.200 giri) in favore di una erogazione più corposa ai medi regimi.

NUOVI DETTAGLI
Per ottenere questo risultato in MV hanno lavorato sodo sull'elettronica e sull'iniezione, che ora prevede corpi farfallati da 46 mm in luogo dei 48 mm utilizzati nella versione più potente. Rimangono i cornetti di aspirazione ad altezza variabile mentre il posto del tecnologico sistema EBS (Engine Brake System), che evitava il bloccaggio della ruota posteriore in staccata controllando autonomamente il regime del propulsore, è stato sostituito da una tradizionale frizione antisaltellamento di tipo meccanico. Anche il cambio è di derivazione racing: completamente estraibile, è a sei rapporti con ingranaggi sempre in presa. Rispetto alla F4 cambia però la dentatura del rapporto finale, che passa da 15/43 ad una più lunga 15/41.

Diverso da quello della F4, ma è evidente, anche l'impianto di scarico...che che prevede un catalizzatore di maggiori dimensioni studiato per far lavorare l'iniezione con rapporti aria/benzina più generosi, a tutto vantaggio del tiro ai bassi regimi: ovviamente, non potrebbe essere altrimenti, i parametri di emissione rispettano la normativa Euro 3.

COME ALLE ORIGINI
Anche in tema di ciclistica il motore svolte un ruolo importantissimo, essendo incastonato con funzione portante nell'elegante telaio a traliccio di tubi d'acciaio che è lo stesso sin dalle origini. In MV Agusta vanno fieri di questo risultato, perchè sin dall'inizio la struttura era stata calcolata per supportare potenze ben superiori a quelle del "tranquillo" 750: 101.5 mm di avancorsa, appena 1.410 mm di interasse, 2.020 mm di lunghezza, 805 mm di altezza sella e 185 kg di peso a secco. Il tutto impreziosito dal classico forcellone monobraccio controllato da un ammortizzatore pluriregolabile Sachs, che lascia in bella mostra il cerchio da 17" Brembo in alluminio forgiato con razze ad Y, gommato "cattivo": 190/55 è la misura scelta ormai da tutti i costruttori alla ricerca della massima prestazione.
Una classica 120/70r17 gestisce invece il rapporto tra l'asfalto e l'avantreno, che prevede una poderosa forcella Marzocchi da 50 mm e 130 mm di escursione, 10 mm in più rispetto all'unità, identica per struttura e marca, utilizzata dalla Brutale 910.

NON C'E' DI MEGLIO
Non manca nulla, ovviamente, nemmeno in tema di impianto frenante. Con simili potenze in ballo in MV Agusta hanno scelto di andare sul sicuro affidandosi a due dischi anteriori da 320 mm morsi da pinze radiali Brembo monoblocco a quattro pistoncini. A quattro pistoncini anche la pinza singola posteriore, che lavora su un disco da 210 mm.

E ALLORA?
Come accennavamo all'inizio la MV Agusta Brutale 1078 RR non è la classica naked ad alto potenziale nipponica: molti dettagli, tra cui i comandi al manubrio..., potrebbero essere tranquillamente rivisti, sistemati, corretti...la posizione di guida è scomoda ed il motore trasmette "qualche" vibrazione di troppo ai regimi medio alti. E allora? Se non fosse così, probabilmente, non sarebbe nemmeno così affascinante nello stile, così performante tra le curve, così viva e determinata da rendere paradossalmente anonima qualsiasi altro prodotto di simili caratteristiche.
E' una bella donna, sa di esserlo e può permettersi di fare la scorbutica, strizzando l'occhio solo a chi non supera il metro e settanta: chi ha le gambe lunghe non potrà che incontrare qualche problema nel trovare una corretta posizione di guida, perchè le pedane sono alte ed arretrate, la sella molto bassa ed il manubrio non troppo alto e stretto. La sensazione, finchè non si trova il modo di "adattarsi" è un po' quella di essere seduti contemporaneamente sulla ruota anteriore e su quella posteriore, tipica di una...minimoto.

FUORI IL SORRISO
Una volta avviato il quattro cilindri, però, l'imbarazzo iniziale del non "saper come mettersi" si perde in un sorriso, perchè il sound del motore varesino è entusiasmante anche al minimo. Nessun elemento sovrasta l'altro ma ogni "punto chiave" del sistema motore esprime in modo evidente il suo contributo: i gorgogliare della distribuzione, ad esempio, è molto presente e ricorda il rumore scomposto ma estremamente regolare di un orologio meccanico, per non parlare del suono forte e deciso dell'aspirazione o di quello dello scarico 4-1-2...
Il motore domina la scena, dunque, anche al primo classico colpetto di gas, che precede l'innesto della prima marcia: l'ago del contagiri raggiunge quota 3.500 in un batter d'occhio, lasciando presagire di quali "slanci atletici" sia capace una volta messo nella condizione di lavorare seriamente. Un dubbio che ci pervade a lungo, dato che i 145 CV del "ferrarino" non servono poi a molto su strada ed il "casino" generato dal propulsore ad alti regimi - come abbiano fatto poi ad omologarlo...è davvero un mistero - è un deterrente alla stimolazione del pensiero "la posso fare franca" tipico di chi guida un mille su strada e non trova il modo di sentire che effetto fa sbattere contro il limitatore...

E' UNA DURA
Con la Brutale questo problema è ancor più accentuato, anche perchè a bassa andatura è evidente la sua derivazione F4: rigida, tagliente, nervosa sui dossi, la Brutale è come un paio di sci da discesa libera usati in una gita domenicale. Per rendere al 100% ha bisogno di velocità ma anche di un pilota che sappia darle del tu, perchè le reazioni sono da vera moto da corsa.
Con questo non vuol dire che con la Brutale non si possa andare a passeggio, anzi, ma è evidente che il suo reale potenziale è un'altro e noi abbiamo scelto l'autodromo di Adria (www.adriaraceway.com) per tirarlo fuori al 100%.
In pista con una scarenata? Aprilia Tuono ha dimostrato che se la derivazione è quella giusta è possibile ottenere grandi risultati, anche in gare di durata, e la Brutale non tradisce certamente la sua natura SBK una volta scaldate le gomme. Grazie alle ridotte velocità ottenibili sul dritto dell'autodromo rodigino, i tempi sul giro sono quelli di una SBK replica, tanto che spesso e volentieri ci si ritrova a tenere la scia delle carenate da un litro per tutto il rettifilo puntando poi, con un po' di malizia, sulla forza dell'impianto frenante Brembo per salutare e scappar via. Un potenziale di "accelerazione negativa", che ha dell'increbile...in virtù della eccezionale modulabilità ma soprattutto del lavoro della forcella, che sostiene perfettamente anche nelle staccate al limite mantenendo costante e sicura l'aderenza della ruota anteriore, quasi ci fosse un binario a dare la direzione nell'ingresso in curva.

DEVI DARLE DEL TU
Un sicurezza nell'affrontare la pista che non abbiamo riscontrato solo in staccata, ma anche in accelerazione, laddove il gommone 190/55 ed il corretto lavoro della sospensione posteriore permettono di aprire il gas con largo anticipo. Un dettaglio, quest'ultimo, molto importante, anche perchè la spinta generata dal quadricilindrico è davvero generosa una volta svalicata quota 7.000, difendosi con badilate di coppia anche ai regimi intermedi. Una spinta che tende a placarsi 500 giri prima del raggiungimento della zona rossa, che richiede uno sforzo in più agli avambracci nelle prime tre marce...già di per sé molto sollecitati nelle fasi di staccata.
Come prevedibile la Brutale si è rivelata anche molto veloce nei cambi di direzione, molto più della sorella F4. Merito della diversa posizione di guida, che assicura un braccio di leva più ampio e quindi una maggior capacità di impartire ordini da parte del pilota, anche se questo si paga con un leggero sbilanciamento dei pesi sulla ruota posteriore, che impone coreografiche impennate in seconda e terza marcia in uscita di curva...

NO PROTECTION
La velocità massima raggiunta nel corso della sessione di prove è stata di 220 km/h indicati, ma secondo MV Agusta la Brutale 1078 RR è in grado di toccare i 267.2 km/h: la protezione aerodinamica è quel che è in questa categoria, per cui è quasi superfluo dire che già a 130 km/h si raggiunge il limite di sopportazione, ma trasmettendo emozioni da "sportiva doc" siamo certi che in molti troveranno piacevole avvicinare il casco al serbatoio facendosi incantare dallo splendido sound del propulsore.

COSTA CARA, MA CHE SODDISFAZIONE...
Bianco/nera, nera/antracite o rossa/argento, come quella della nostra prova, MV Agusta Brutale 1078 RR è disponibile presso tutte le concessionarie della Casa di Schiranna ad un prezzo di 18.490 euro, f.c.

IN QUESTA PROVA
- Casco Dainese Airstream Mugello
- Tuta Dainese Kirishima-R
- Paraschiena Dainese Wave 3
- Guanti Spidi Penta
- Stivali Dainese D-Axial

Autore: Emiliano Perucca

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