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Attualità e Mercato

pubblicato il 28 giugno 2018

Ciclone Trump su Harley Davidson

Il presidente USA tuona contro la factory di Milwaukee dopo l'ipotesi di spostamento della produzione

Ciclone Trump su Harley Davidson

Tutto nasce a giugno con i dazi di Trump a giugno. Cui reagisce l’UE con dazi su alcuni prodotti che sono fatti negli States, come le Harley Davidson. Come reagisce la società americana, simbolo dei motori made in USA? Sono pronte a lasciare il Paese.

Localizzo, e non subisco dazi

Il ragionamento di Harley Davidson è lineare. Se produco in USA ed esporto in Europa, qui pago i dazi e le moto costeranno tantissimo: 2.200 dollari in più circa. Allora sposto parte della produzione in Thailandia, India e Brasile. Delocalizzare “rappresenta l’unica opzione sostenibile” per renderle accessibili ai consumatori UE, spiega il produttore di Milwaukee. Perché i dazi peseranno per 90-100 milioni di dollari l’anno, una cifra che la società a suo dire non intende scaricare sui clienti. D’altronde, l’Europa è un mercato fondamentale per Harley Davidson: nel 2017, ben 38.000 unità vendute motociclisti e poi tanta passione, infinito amore, raduni, gioia di ritrovarsi con moto uniche.

Trump minaccia

Ma Trump su Twitter tuona: “Se vanno via, per loro sarà l’inizio della fine. Una Harley Davidson non dovrebbe mai essere costruita in un altro paese. Mai! Non potranno vendere negli USA se non pagando tasse pesanti”. Insomma, la big tax è la nuova Spada di Damocle di Trump, che utilizza sempre parole semplici per minacce esplicite e dirette: ricatti politico-economici, fatti da un presidente molto particolare. C’è da dire la mossa decisa a Milwuakee potrebbe essere vista come una sfida al tycoon: questi celebra il rientro di aziende in terra americana dopo il varo della riforma fiscale. Non vuole che la sua immagine venga sminuita e il suo lavoro oscurato. D’altronde, col consenso elettorale non si scherza.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , mercato


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