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pubblicato il 24 maggio 2018

HAT Pavia-Sanremo: il fuoristrada che piace

Dalla città lombarda fino al mare della Liguria, buona parte in fuoristrada. Con una Africa Twin Adventure Sports. Ecco come è andata

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Abbandonare il certo (l'asfalto) per l'incerto (terra, fango, sassi, guadi, sabbia, eccetera). Il fuoristrada, in moto, è sostanzialmente questo. Gioia per molti, sofferenza per alcuni. L'anello di congiunzione fra i due mondi? L'Adventouring, pratica riconosciuta dalla FMI. Una traccia da seguire sul navigatore, moto di almeno 150 kg, gomme tassellate. Se la tesi di laurea di tutto questo è la HAT Sanremo-Sestriere, 500 km per gran parte in offroad, adesso c'è anche la HAT Pavia-Sanremo, per avvicinarsi al mondo del tassello in modo un po' più soft.

Roba seria  

Che poi, mentre osservo le moto schierate davanti alla Riso Scotti di Pavia, pronte le partenza, non posso fare a meno di pensare che forse non si tratta di un evento così soft: maxienduro agghindate di tutto punto per affrontare la Dakar si accompagnano con piloti magari un po' agée, ma con esperienza da vendere e vestiti come Sam Sunderland prima della tappa. Non che io sia messo così male quanto a moto - dalla Casa dell'Ala è gentilmente arrivata una Honda Africa Twin Adventure Sports DCT con Metzeler Karoo Street, che sottoporrò anche ad un Perché Comprarla – ma la maxi jap, con i suoi 250 kg, potrebbe essere una bella gatta da pelare quando le strade cominciano a farsi sentieri, verso il Piemonte. Già, perché da Pavia costeggeremo prima Ticino e Po', poi cominceremo la salita verso Sassello, dove è prevista la sosta per la notte. Qui c'è la divisione fra “scapoli” e “ammogliati”, con i primi che, in barba alle regole del buon senso, ripartono alle 23.00 alla volta di Sanremo e i secondi che si abbandonano alle mollezze di una notte ristoratrice in albergo, mettendosi in moto solo alle 6.30 del mattino successivo.

Si parte! 

Alla partenza, io e i miei due compagni di squadra (Alberto Capra, Moto.it e Flavio Carato, Amotomio) formiamo un gruppetto piuttosto variegato. A fianco della “mia” Africa, Flavio si presenta con la sua Yamaha XT600 – con avviamento a pedale – mentre Alberto opta per una leggerissima BMW G 310 GS. I primi sterri fra le nostre pianure scorrono con un po' di polvere ma senza problemi e servono a prendere confidenza con i mezzi. L'Adventure Sports qui fa valere sospensioni che fanno viaggiare sopra un cuscino d'aria, tanto che mi concedo pure qualche microsalto. Le prime avvisaglie di cosa ci aspetterà nel pomeriggio compaiono con una simpatica stradina nel sottobosco, dove – pur cercando di accucciarmi sotto il cupolino – prendo un certo numero di rami e rametti in faccia e sulle spalle. Ma il bello viene quando, improvvisamente, si palesa uno strappo niente male in salita, con le piogge che hanno sadicamente creato un bello strato di fango. A complicare le cose, un albero caduto in mezzo al sentiero. Mentre con le moto piccole si può avere qualche indecisione, salvata da una salvifica pedata a terra, con la mia “balenottera” (in senso buono) bisognerebbe affrontare tutto come se fosse una Dakar e sapere bene dove si mettono le ruote. Uso il condizionale perché io faccio il giornalista, non sono mica Giovanni Sala. Dopo un paio di appoggi al suolo e una fatica immane, ne esco. Anche – devo dirlo – grazie al cambio DCT, che mi fa dimenticare della frizione nelle delicate ripartenze in salita. Modalità G inserita, TC Off e basta un filo di gas per avere la trazione necessaria, anche sul fango. Festeggiamenti, pacche sulle spalle: l'enduro è anche questo, brivido e poi gioia. Superare la difficoltà e goderne. E menomale che c'è il sole e siamo solo nel primo pomeriggio... Per fortuna, il resto del viaggio procede piuttosto spedito fino a Sassello, dove arriviamo intorno alle 17.30. Meritato riposo.

Il secondo giorno 

Dopo la ghiotta cena, ecco il briefing per la decina di scriteriati che sono già pronti a partire per il tracciato della Classic: il via alle 23.00 per arrivare a Sanremo di mattina presto, viaggiando con il buio. Alcuni colleghi ci diranno poi che il fango li ha accompagnati per gran parte del tracciato. Il nostro è leggermente diverso e un po' più corto, ma sarà una giornata con veri e propri fuochi d'artificio. Appena dopo essere rotolati giù dal letto, una ripida e sassosa salita – dove un partecipante rotea con la sua R 1200 GS a terra, senza per fortuna alcun danno – poi, in vista di enormi pale eoliche un fondo smosso che mi ha creato qualche grattacapo. Dopo la piccola colazione intorno alle 10.30 (siamo in moto da sole 4 ore) continuiamo su sentieri boscosi, ma dal fondo fortunatamente compatto. Fino a che ci coglie un acquazzone improvviso e, pare, interminabile, misto a grandine. A quel punto, la stradina si trasforma istantaneamente in un torrente di fango e acqua, in piena: perdiamo un sacco di tempo (e qualche anno di vita). Il panorama che ci aspetta sulle montagne della Liguria ci ripagherà di tutto: verde ovunque – ecco perché diluvia! - e, in fondo, un occhio di sole che illumina Sanremo e il mare. L'arrivo a Portosole e il relativo pranzo sono il coronamento di cotanta fatica.

Pensieri sotto il casco  

L'autostrada che mi riporta a casa è lunga, e mi sembra perfetta per riordinare le idee (a proposito: un cruise control sull'Africa l'avrei proprio messo). L'enduro è uno sport magnifico. Tanto quanto faticoso. Ma i panorami che si possono ammirare da una posizione privilegiata (la moto) ripagano di tutto. E poi è un po' come il Liceo Classico nella preparazione scolastica: ti dà una capacità di leggere la strada – asfalta o sterrata che sia – che i motociclisti “asfaltisti” non avranno mai. Sei più preparato ad affrontare le insidie che troverai dietro la curva, qualsiasi siano. Come per il Classico, però, necessità dell'Università per completare la preparazione: un buon corso di guida in fuoristrada è utilissimo per affrontare eventi come questi. Senza dimenticare l'adeguata preparazione atletica – un modo in più per restare in forma - un bel kit di attrezzi, una buona manualità. Simpatia, cordialità e spirito di gruppo sono compresi nel pacchetto dell'endurista: tutti pronti a ridere e scherzare ma anche ad aiutare, se serve. Un bel clima, favorito dal fatto che nell'Adventouring non c'è nemmeno il minimo sentore di competizione. La moto giusta? Se ve la sentite e l'esperienza in off è buona, le maxi come la Adventure Sports vanno benone. Altrimenti, il consiglio è quello di scendere di peso e cilindrata. In fin dei conti, fra usato e nuovo, non c'è che l'imbarazzo della scelta. L'importante è avere i pneumatici giusti, meglio se ben scolpiti. E non avere paura di appoggiare la moto a terra. Adesso, nel calendario Adventouring c'è già in vista la HAT Sanremo-Sestriere, in programma dal 7 al 9 settembre. Vi ho fatto per caso venir voglia di provarci?

Foto: Massimo Di Trapani

Abbigliamento utilizzato

Casco: LS2 Subverter

Mascherina: Ariete

Giacca: Alpinestars Andes V2 Drystar

Guanti: Alpinestars Valparaiso Drystar

Pantaloni: Alpinestars Andes D2 Drystar

Stivali: Alpinestars Belize Drystar

Autore: Andrea Rapelli

Tag: Eventi , enduro


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