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pubblicato il 16 aprile 2018

Yamaha Tracer 900 e 900 GT 2018 - TEST

Crossover capace di far tutto, è ancora più protettiva ma non ha perso la sua vena "fun"

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Mettere le mani su un progetto riuscito non è mai semplice. Stravolgerlo non avrebbe avuto senso. E infatti, i tecnici dei Tre Diapason hanno affinato, limato, aggiustato. Raggiungendo – affermano – un'ottima alchimia tra comfort e agilità. Per una Yamaha Tracer 900 2018 che si annuncia come la Tracer migliore di sempre. Con la novità della GT, la sorella turistica.

Com'è

Evoluzione quindi, non rivoluzione. Lo vedi anche nell'estetica: la matita dei designer è intervenuta sulla parte anteriore della Yamaha Tracer 900, sui fianchetti e perfino sul codone. Ma il colpo d'occhio è quello di sempre. Anche se più curato, ci sono meno fissaggi a vista. Nuove forme anche per i paramani, con il manubrio (regolabile su due posizioni) più stretto di 16,5 mm, per una larghezza totale diminuita di ben 100 mm. Contemporaneamente, per aumentare la visibilità posteriore, le aste degli specchi retrovisori si sono allungate di 30 mm. Il parabrezza, che si regola con una mano anche in marcia grazie al nuovo meccanismo, è stato ridisegnato ed è più generoso. Rivisto anche il telaietto posteriore, pensato per ospitare le borse. Importanti i cambiamenti nel reparto telaio. Nell'intento di aumentare la stabilità, il forcellone si è allungato di ben 60 mm: l'interasse passa così da 1.440 mm a 1.500 mm tondi. Naturalmente, la taratura del mono, regolabile nel precarico, è stata adeguata. Rispetto alla vecchia Tracer, la sella, rivista nell'imbottitura, si è alzata fino a 850-865 mm (prima era a 845-860 mm da terra) ma rimane comunque regolabile su due posizioni. Nulla di nuovo nel motore, il solito tricilindrico CP3 da 847 cc, 115 CV a 10.000 giri e 87,5 Nm a 8.500 giri. Ride by wire, tre mappature, controllo di trazione regolabile su due livelli e disinseribile, frizione antisaltellamento e assistita. Il tutto per 214 kg in ordine di marcia. La Yamaha Tracer 900 GT aggiunge alla ricetta cruise control, strumentazione TFT a colori, manopole riscaldabili, quickshifter (solo in salita), valigie laterali rigide nel colore della moto e sospensioni KYB completamente regolabili, con pomello remoto per il precarico del mono. Sulla bilancia fanno 13 kg in più, per un totale di 227 kg. Numerosi gli accessori disponibili, sia per la normale sia per la GT: portatarga, tamponi, scarico Akrapovic, selle comfort, fari aggiuntivi, parabrezza maggiorato e tanti altri.

Come va

La sella più alta della Yamaha Tracer 900 2018 non sposta gli equilibri una volta seduti, mentre si percepisce in misura maggiore il manubrio più stretto e, soprattutto, la miglior protezione aerodinamica. Il cupolino, allargato e alzato, ripara ottimamente sia il casco sia le braccia, fino a velocità ben superiori a quella codice: una delle modifiche più riuscite della Tracer 900 2018. Che la fanno diventare – vibrazioni a parte – un'apprezzabile macinakm. Le pedane sulle prime sembrano fin troppo arretrate, ma è solo questione di abitudine. Peccato quelle del passeggero disturbino se si vuole guidare con i piedi in punta. La strumentazione, che si tratti di quella base della Tracer 900 o del display a colori TFT della GT, comincia ad accusare il peso degli anni: non tanto per la quantità di informazioni, quanto perché le cifre sono piccole e lontane. Il tricilindrico, invece, dimostra di essere ancora in gran forma. Ricco di coppia praticamente a qualsiasi regime, non costringe ad un uso spasmodico del cambio e tira come un ossesso fino al limitatore, anche se vibra un po'. Meglio usarlo in modalità Standard (STD) o, tutt'al più, in B quando l'asfalto è un poco scivoloso. La A è fin troppo aggressiva e sporca le piccole aperture dell'acceleratore ride by wire. Il quickshifter di serie sulla GT funziona (solo in salita) bene mentre il cambio normale è inappuntabile. Il forcellone allungato ha sicuramente donato una dose aggiuntiva di stabilità alla ricetta Tracer 900. Che adesso, specie con le borse, infonde più sicurezza che in passato nei lunghi rettilinei affrontati a velocità sostenuta. E, fra la curve, mantiene la sua componente fun, ma leggermente smussata rispetto a prima. Che significa? Agilità, soprattutto. La stabilità cresce, anche se non è la sua dote precipua. Si può guidare sportivi, ma senza pretendere un feeling da moto con i semimanubri: quando il ritmo si alza emerge una taratura piuttosto morbida delle sospensioni. La forcella nella prima parte della corsa è un burro e affonda in modo sensibile non appena si sfiora la leva del freno. Va meglio con il mono e sulla GT, forte di sospensioni pluriregolabili. Bene i freni, che non sorprendono per risposte particolarmente sportive ma assicurano decelerazioni pronte. Capitolo consumi: nel corso del test il computer di bordo ha segnato fra i 5,4 e i 5,6 l/100 km. Considerando i 18 litri del serbatoio, gli oltre 300 km con un pieno sono facilmente alla portata. Un pregio in più quando si tratta di fare turismo.

Quanto costa

Questa prova assume tutta un'altra luce se si considera la Tracer 900 2018 in rapporto al prezzo: per portarla a casa bastano 10.590 euro. Che, nel caso della GT diventano 12.190, con il plus di tanti accessori di serie.

Pregi e difetti

C'è qualche vibrazione, le sospensioni della base sono fin troppo morbide, è vero. Ma una crossover così, capace sia di divertire fra le curve sia di viaggiare (anche in coppia) per lunghi tratti, con un'ottima protezione aerodinamica e a questo prezzo, è merce rara. Forse è per questo che la Tracer 900 ha come primo mercato proprio l'Italia?

Abbigliamento utilizzato

Casco: Scorpion-Exo 3000 Air
Giacca: Clover Dakar WP Airbag
Pantaloni: Clover
Guanti: Clover Granturismo WP
Stivali: Stylmartin Shiver

Autore: Andrea Rapelli

Tag: Test , test


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