Test

pubblicato il 16 dicembre 2017

Triumph Bonneville Bobber Black - TEST [VIDEO]

Look dark e dotazione più ricca: è lei la Bobber definitiva?

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Il nero la fa (ancora più) bella: Triumph Bonneville Bobber Black vira sui toni dark ma non è solo una questione di colore. Dietro l'aspetto più rude, infatti, c'è molto di nuovo rispetto alla sorella “liscia”. Dopo la scintillante passerella di Eicma, è arrivato il momento di metterci il sedere sopra per sapere come va.

Com'è

La Triumph Bonneville Bobber Black mantiene tutto ciò che di buono – stilisticamente parlando – ha introdotto la Bobber: solo, è tutto virato in chiave dark. Per un aspetto decisamente più rude, da ragazza che non ama tanto le buone maniere. A rafforzare questa sensazione ci pensano manubrio drag-bar, scarichi specifici a fetta di salame, telaietto reggisella, carter motore, supporto luce posteriore, steli forcella e mozzi ruota dipinti in nero. Piace la finitura, curata anche nelle zone più nascoste, e l'attenzione ai dettagli: il catalizzatore, ad esempio, è stato abilmente nascosto sotto il motore, fra i due collettori di scarico. Ma le principali novità della Triumph Bonneville Bobber Black si trovano soprattutto nel frontale: il faro a LED ha una nuova firma luminosa, che ricorda la T di Triumph, mentre la forcella è ora una Showa con steli più massicci (47 mm, quando la KYB della sorella si ferma a quota 41), e poggia su un cerchio anteriore da 16 pollici con pneumatico 130/90 (da 19” con gomma 100/90 sulla Bobber). Succose news anche nell'impianto frenante, che ora ha un doppio disco anteriore da 310 mm di diametro, morso da pinze a due pistoncini Brembo. Le quote fondamentali rimangono le stesse, fatta eccezione per un paio di dati: il manubrio è più stretto (760 contro 800 mm) e il peso aumenta di 9,5 kg, raggiungendo quota 237,5. Se il bicilindrico parallelo 1.200 cc con manovellismo a 270° capace di 77 CV a 6.100 giri e 106 Nm a 4.000 giri non cambia di una virgola, la dotazione tecnologica della Bobber Black cresce: oltre a due Riding Mode (Road e Rain), controllo di trazione escludibile e ABS, ecco comparire di serie il cruise control, a bottone singolo. Infine, lunga la lista accessori, fra i quali manubrio stile chopper, borse laterali in pelle e tessuto, pedane avanzate, specchietti alle estremità del manubrio e molto altro.

Come va

Nessuna nuova nemmeno nella triangolazione sella-manubrio-pedane: la Triumph Bonneville Bobber Black consente di modificare la posizione della seduta – a 690 mm da terra – che si può avvicinare o allontanare dal manubrio, per una postura più o meno attiva. In ogni caso si sente sempre bene l'avantreno, pur non essendo scomodi. Regolabile nell'inclinazione anche il quadro strumenti, per una leggibilità sempre ok. All'avviamento il bicilindrico prende vita con un timbro profondo, quasi baritonale: si nota il lavoro di affinamento sonoro, con un airbox a doppia camera sistemato proprio sotto la sella. Differenze rispetto alla Bobber liscia? La ruota anteriore da 16 pollici porta con sé una discesa in piega meno rapida e una minor reattività, specie nello stretto. Ma si tratta di sfumature: sulle (famigerate, causa medie velocistiche da ritiro patente) curve della Ronda-Malaga questa Triumph è precisa e molto stabile una volta in piega, fa venir voglia di osare. Merito anche della forcella Showa, che sembra far sentire in modo più preciso la ruota anteriore. Certo non si possono pretendere pieghe da capogiro – dopotutto le pedane grattano in fretta – ma, signori miei, questa non è certo una moto da aperitivo: il manubrio drag-bar consente un buon braccio di leva e c'è solo una minima tendenza ad allargare la traiettoria quando si ridà gas in uscita di curva. Le sospensioni non hanno una corsa esagerata (e non sono regolabili) ma perdono il loro “aplomb british” solo quando l'asfalto diventa davvero butterato, copiando bene gli avvallamenti. E poi il motore è perfettamente intonato al mood della moto, perché è pieno raso di coppia in basso e ai medi, proprio dove serve di più. Peccato solo soffra di un certo effetto on-off ai bassissimi giri, cosa che si attenua selezionando la mappa Rain. Bene il cambio, con innesti precisi anche se un filo rumorosi, e la frizione, morbida e dotata di sistema antisaltellamento. Solo lodi anche per i freni – più potenti e corposi rispetto alla Bobber, grazie al doppio disco anteriore – e per il controllo di trazione, che interviene puntuale e senza reazioni scomposte anche quando l'asfalto è bagnato (sì, abbiamo preso l'acqua anche stavolta). Infine, capitolo consumi: durante il test su strada collinare e ad andatura allegra il computer di bordo ha segnato circa 18 km/litro. Con un serbatoio di soli 9 litri, è una performance che conta.

Pregi e difetti

La Triumph Bonneville Bobber Black non è assolutamente una moto tutta “chiacchiere&distintivo”: ad un look ancora più a punto, grazie alla ruota anteriore da 16” e alla forcella più massiccia, oltre ai tocchi black, aggiunge una guida dal sapore tipicamente british, che soddisfa senza stancare, nemmeno dopo una giornata passata in sella. Aggiungete una buona dotazione tecnologica e di sicurezza e avrete una bobber con i fiocchi. Peccato solo per l'effetto on-off ai bassi giri, che a onor del vero diminuisce se si sceglie la mappa Rain (la potenza rimane la stessa). E poi, certo, la sella monoposto, che rende impossibile portare un passeggero.

Quanto costa

Se è vero che il nero le dona, la Triumph Bonneville Bobber Black non poteva che essere disponibile in un solo colore. Anzi, per essere precisi, due: nero lucido, a 14.350 euro, e nero opaco, a 250 euro in più. A conti fatti, si tratta di 1.450 euro aggiuntivi rispetto alla sorella, giustificati però da una dotazione di serie più ricca. Garanzia sempre due anni a km illimitati, tagliandi ogni 16.000 km.

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Triumph Bonneville Bobber Black - TEST

Autore: Andrea Rapelli

Tag: Test , test


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