Attualità e Mercato

pubblicato il 13 dicembre 2017

Moto nella buca: conta il verbale di Polizia, non la foto del centauro

Risarcimento di 50.000 euro dal gestore della strada? La Cassazione spiega come averlo

Moto nella buca: conta il verbale di Polizia, non la foto del centauro

Danni da buca: per avere il rimborso, la trafila burocratica è lunga e faticosa. La conferma arriva dalla sentenza della Cassazione 28665/2017 del 26 ottobre e pubblicata il 30 novembre, che riguarda una controversia fra un motociclista e la Provincia di Oristano. Il 9 settembre 2000 infatti il centauro, mentre viaggiava in Sardegna su una moto Piaggio lungo una strada provinciale, cadde rovinosamente a terra. Fra danni al mezzo e soprattutto lesioni fisiche, chiese 51.370 euro alla Provincia. Il motivo? A suo dire, l’incidente era dovuto a una buca non segnalata.

La Provincia si oppone

Dopo il no della Provincia, il centauro si rivolse al Tribunale di Oristano, che negò il risarcimento. Idem nel 2014 la Corte d'appello di Cagliari. Stando ai giudici, la buca che avrebbe determinato il sinistro non era presente il giorno 9 settembre 2000 ed era stata perciò artatamente creata in data successiva e quindi fotografata. Insomma, un tentativo di truffa, secondo i magistrati: il motociclista cade da sé, per distrazione o guida pericolosa, riporta lesioni fisiche, nelle ore successive crea una buca, scatta la foto della voragine e chiede il rimborso alla Provincia di Oristano.

Il problema della data

La foto, “sulla quale non compariva la data in cui la stessa era stata scattata, non poteva provare (con efficacia di prova legale)” che il sinistro fosse stato causato dalla buca. Inoltre, la Polstrada intervenuta sul posto non fece menzione della buca nel verbale di sinistro: i rilievi della Polizia Stradale sono assistiti da fede privilegiata riguardo a quanto accertato. L’unica soluzione possibile, prima di fare ricorso, era quella di proporre querela di falso: il centauro poteva affermare che la Stradale aveva scritto il falso. Operazione pericolosissima, perché il cittadino deve dimostrare quanto va dicendo, subendo in caso contrario pesanti conseguenze sotto il profilo penale.

Che botta!

In più, ci sono le affermazioni di due cantonieri (operai cui è affidata la manutenzione di un tratto di strada), secondo i quali la buca “non esisteva alla data del sinistro ed è stata artatamente creata e fotografata in data successiva”. Risultato: la Cassazione rigetta il ricorso, mentre il centauro non vede un euro di risarcimento. Per giunta, la Corte Suprema condanna il motociclista al rimborso delle spese processuali che liquida in 4.000 euro per compenso, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in 200 euro e agli oneri di legge, più il contributo unificato. La morale della vicenda è semplice: come più volte abbiamo avuto modo di consigliarvi (vedi qui), in caso di incidente allertate le Forze dell’ordine, perché il verbale di sinistro ha un peso specifico enorme, anche più di un eventuale Modulo blu della constatazione amichevole. Le foto e i testimoni, comunque, sono molto utili. Vista la continua litigiosità fra motociclisti e gestori della strada in materia di rimborsi per danni da buca (una querelle infinita), fatevi assistere da un esperto in infortunistica stradale oppure un legale o un patrocinatore stragiudiziale: le amministrazioni tendono a opporsi alle richieste e a prolungare la controversia, basandosi sul fatto che il centauro non può non conoscere lo stato pietoso delle nostre strade e quindi deve viaggiare con la massima cautela.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , incidenti


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