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pubblicato il 25 ottobre 2017

Benelli Leoncino 2017 - TEST [VIDEO]

Una scrambler riuscita, ad un prezzo giusto. Qua la zampa Leoncino!

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Ci ha messo un po', ma alla fine è arrivata. A Pesaro non aspettavano altro, glielo leggi negli occhi: la Benelli Leoncino è qui per restare - e, addirittura, figliare, con quattro nuove moto. Meglio dirlo subito: chissenefrega se la produzione è cinese fino all'ultimo bullone, ché qui da noi si fa solo il controllo qualità. Il mezzo c'è e mira a conquistare giovani (si guida con la patente A2) e motociclisti di ritorno, di quelli a digiuno di curve da anni. Non solo per il prezzo da "hard-discount"

Altro che entry-level

Appoggiata sul cavalletto, non le daresti la sua cilindrata. L'impressione che fa la Benelli Leoncino è quella di una moto ben più grande dei suoi 500 cc. Il Centro Stile di Pesaro ha lavorato molto per darle un look di stampo classico: non è un caso se lo stilema che appare più spesso intorno alla moto è l'arco romano, architettura molto comune in questa zona d'Italia. Si ritrova sui fianchi del serbatoio, ad incorniciare il Marchio Benelli, all'interno del bel faro anteriore a LED e perfino nella forma della chiave d'avviamento, con parte in metallo retrattile. Il leoncino di metallo sul parafango anteriore mi sembra un bel richiamo al passato e trovo che il codone si integri molto bene con la parte anteriore della moto. Non lo nascondo: stilisticamente mi piace molto. Certo, non bisogna pretendere una cura nel dettaglio certosina: alcune plastiche (tipo quella del fanale anteriore) sono rigide. E alcuni accoppiamenti potrebbero essere meglio eseguiti. Ma l'impressione è più di robustezza, che di vero cheap.

La tecnica: anche qui si va sul classico

Il telaio della Benelli Leoncino è un semplice traliccio in tubi d'acciaio, con la parte terminale nascosta alla vista: le finiture non sono il massimo ma c'è da dire che, dipinto in nero, si nota poco. Così come il forcellone, che lavora grazie ad un monoammortizzatore obliquo e regolabile in precarico ed estensione. Regolazione, quest'ultima, che ha anche la forcella, con (generosissimi) steli da 50 mm di diametro. Pochi i risparmi sull'impianto frenante, che conta su un doppio disco anteriore da 320 mm con pinze radiali a quattro pistoncini e un disco singolo posteriore da 260 mm. Non manca l'ABS, che si può escludere su entrambe le ruote. Una scelta originale, soprattutto considerando che questa Leoncino conta su poco fuoristradistici cerchi da 17”, con pneumatici 120/70 davanti e 160/60 dietro. In ogni caso, la moto si può avere sia con le Pirelli Angel sia con le MT 60 RS, lievemente tassellate. Il tutto per 207 kg in ordine di marcia.

Bicilindrico pimpante

La Leoncino è spinta da un bicilindrico parallelo Euro 4 da 500 cc e 47,6 CV a 8.500 giri, con una coppia di 46 Nm a quota 6.000 giri. Niente ride by wire né riding mode, così come non è presente alcun controllo di trazione: nessun risparmio, è che viste le cifre in gioco semplicemente non ce n'è bisogno. Il cambio ha sei marce, la frizione è a cavo e in bagno d'olio.

A tutto TEST

C'è chi dice che il suo colore sia il rosso, altri tifano per il nero. Io, personalmente, non aspetto altro che vedere la Leoncino nel classico verde Benelli: arriverà anche quello a catalogo, c'è solo da pazientare un po'. Giro di chiave, bottoncino: il bicilindrico parallelo prende vita con un borbottìo piacevole e vibra proprio poco. La leva del freno è regolabile, quella della frizione (un filo dura) no. Dentro la prima e via: Leoncino, a noi due!

Una convivenza felice fin da subito 

In sella alla Leoncino mi sento comodo. La seduta è piuttosto bassa – a 815 mm da terra – e le braccia assumono un'angolazione naturale, con un manubrio largo il giusto, che consente un buon controllo. Le pedane sono piuttosto alte ma le ginocchia non soffrono, almeno se non superate i 185 cm di altezza. Il serbatoio (10,2 litri) si stringe bene. Il leggero “imbarazzo” da primo appuntamento se ne va in fretta: ci metto poco a dare del tu alla Leoncino, che mi ispira subito confidenza. Lei è facile, si lascia condurre in piega senza fatica. Ma, allo stesso tempo, offre una bella e rassicurante sensazione di stabilità in percorrenza. Il bicilindrico è ben felice di esplorare la parte alta del contagiri anche se, a conti fatti, non se ne ricava null'altro che un ringhio acuto. Meglio cambiare prima e tuffarsi in medi goderecci, che consentono (quasi) di dimenticarsi del cambio. Morbidissimo, pecca solo nell'escursione della leva, lunga.

Sospensioni morbide

A mano a mano che i km passano, il ritmo si alza. E qui emerge il cuor di Leon... cino. Perché il reparto sospensioni – come ci hanno ricordato i ragazzi di Benelli e come è logico, aggiungerei – non è pensato per affrontare il giro della vita in circuito. Quindi, quando si forza l'andatura, i trasferimenti di carico diventano evidenti. Soprattutto dietro. Se poi il fondo si rovina (come la maggior parte del percorso di prova) la cosa si nota ancor di più, con la Leoncino che si muove tanto sugli avvallamenti mentre restituisce colpi più decisi al fondoschiena sugli ostacoli secchi. In alcune occasioni, mi è sembrato che forcella e mono parlassero due “lingue” diverse. A risentirne è anche il doppio disco anteriore: talvolta sembra che la forcella fatichi a copiare bene l'andamento dell'asfalto e così gli spazi - soprattutto se si ha fretta - si allungano. Rientrando nei ranghi, ai ritmi per i quali questa moto è stata pensata, la convivenza migliora e, anzi, si riesce quasi ad apprezzare la morbidezza delle sospensioni, visto e considerato che la sella non è molto imbottita. La potenza frenante c'è soprattutto davanti, mentre il freno dietro punta più che altro sulla modulabilità. “Pugnette”, si direbbe in dialetto romagnolo, perché alla fine del test la Leoncino mi lascia davvero un buon sapore nel palato. Ho percorso “solo” un centinaio di km e avrei volentieri voluto fare un altro po' di strada con lei. Non capita sempre.

Prezzi e accessori

Il prezzo è da hard-discount: la Benelli Leoncino costa 5.990 euro f.c. Inizialmente, si può ordinare in quattro colori: rosso, grigio, bronzo e nero. Successivamente, la tavolozza si arricchirà di altre tinte, come il leggendario verde. Parallelamente all'allargamento della famiglia (in tutto saranno quattro le declinazioni della Leoncino) arriverà anche una gamma accessori dedicata, che comprenderà, giusto per fare un esempio, le borse laterali.

Mi piace o non mi piace?

Sono passati 60 anni dalla prima Leoncino, ma l'anima “felina” è rimasta intatta. Questa nuova Benelli ha tutte le carte in regola per piacere e non solo per il prezzo da saldo. La moto, insomma, c'è, si guida bene e poco importa che sia interamente prodotta in Cina, perché il DNA è tutto tricolore. Ci voleva, per il Marchio di Pesaro. Certo qualche difettuccio rimane: la strumentazione in alcune condizioni di luce si vede poco, la luce di posizione posteriore è quasi invisibile di giorno, qualche finitura è al risparmio. Se rapportate il tutto al prezzo, d'improvviso diventano difetti trascurabili. Ora, resta da ri-costruire una bella rete di vendita e di assistenza. In modo che il leone possa tornare a ruggire davvero. 

Abbigliamento utilizzato nel test

Casco AGV RP60 con visiera a bolla gialla

Giacca Dainese HF D1

Guanti Dainese BlackJack

Jeans Dainese Bonneville Regular

Scarpe Dainese Street Rocker D-WP

Autore: Andrea Rapelli

Tag: Test , test


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