Test

pubblicato il 23 settembre 2017

Suzuki GSX-R1000R 2017: il test in pista con Kevin Schwantz

Un trackday al Mugello con una leggenda vivente del motociclismo: ecco come è andata

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Da sempre le sportive 1000 cc rappresentano il massimo livello tecnologico raggiunto dalle case motociclistiche, con soluzioni raffinatissime spesso derivate direttamente dai mezzi impegnati nei campionati più importanti al mondo. Veri strumenti di precisione per i chirurghi delle pieghe tra i cordoli, capaci di incidere traiettorie infuocate in circuito. Come la nuova Suzuki GSX-R1000R 2017 - versione più raffinata dell'ultima sportiva di Hamamatsu - che abbiamo messo alla prova tra le celebri spire del Mugello. Aiutati con un tester d'eccezione: Kevin Schwantz!

A tutto test

La prima cosa che mi colpisce - già sulla pit lane, prima di lanciarmi nel mio primo turno in pista - è la posizione di guida. Raccolta, da sportiva vera, ma nient’affatto estrema. I semimanubri sono spioventi e larghi il giusto… se dico “comodi” so di esagerare, ma in rapporto ad alcuni modelli concorrenti la differenza è evidente. Insomma, ritrovo piacevolmente inalterata quella bella sensazione di “accoglienza” che da sempre apprezzo sulle Gixxer. Perfetta per chi cerca una belva da pista, sfruttabile però anche su strada. Dopodiché, dentro la prima e via! E qui, subito la seconda sorpresa… faccio più fatica a ritrovare le linee giuste al Mugello, che a fare amicizia con questa 1000. Attenzione: è una superbike da oltre 200 cv e per sfruttarla tutta, come si deve, ce ne vuole, ma... la facilità con cui si va forte subito - probabilmente merito anche dell’elettronica - lascia davvero di stucco. Tanto motore che tira forte sempre, comunque e ovunque (nonostante la sensazione che ce ne sia sempre ancora), con un allungo fino ai 14.000 che ti fa gasare di brutto. Vi lascio solo immaginare la sensazione di decollo sul lungo rettilineo della pista toscana. Poi tra i cordoli, una manovrabilità e un’agilità quasi da sportiva carenata di cilindrata inferiore. Ma con un rigore ciclistico impressionante: rocciosa sui curvoni veloci, chirurgica nei rapidi cambi di direzione. Il traction control lavora in maniera eccellente e anche abbassando il livello di intervento da 3 a 1, hai sempre la sensazione di un occhio vigile pronto ad intervenire in caso di emergenza. Davvero difficile riuscire a mandare in crisi elettronica e ciclistica e ritrovarsi in situazioni poco gestibili. Altro punto a favore, oltre alla frenata che ho trovato ottima, il cambio quickshifter bidirezionale. Sulle prime - soprattutto in scalata - impossibile non “rifugiarsi” nella cara vecchia frizione. Il classico gesto condizionato! Ma presa confidenza, usandolo inizi a goderti cambiate fulminee e staccate gustosissime, buttando dentro marce senza pietà. Un cambio elettronico davvero fluido e preciso (complimenti ai progettisti) che mi fa pensare ancora una volta come per la cara, vecchia frizione si avvicini oramai l’ora della pensione. Per concludere, il test si è svolto con le ottime Bridgestone Battlax Racing Street RS10 di primo equipaggiamento, ma sarei davvero curioso di “sentire” dove altro ci si possa spingere con coperture un po’ più “cattive”.

Il parere di Kevin

Secondo l'ex pilota americano, la Suzuki GSX-R1000R 2017 va forte ma è facile, specie se paragonata alla moto da lui guidata durante le gare: "quella sì che era guida fisica", scherza Kevin. E poi, continua, "questa Suzuki è una moto che sa divertire sia chi non è un pilota professionista sia chi, come me, salta spesso fra i cordoli". Già, perché Kevin proprio non si risparmia ogni volta che abbassa la visiera: stargli dietro è praticamente impossibile, a meno che lui non decida di aspettarti per farti vedere la traiettorie giuste. A quel punto, s'impara veramente tantissimo...

 

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Autore: Redazione

Tag: Test


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