Sport

pubblicato il 11 ottobre 2005

Brava Suzuki

I tre segreti del trionfo nel Mondiale SBK

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Come largamente previsto – lasciando da parte i cosiddetti “wishful thinking” di chi, come il sottoscritto, sperava in una stagione combattuta fino all’ultima manche – è stato Corser ad aggiudicarsi il titolo mondiale Superbike. Titolo che entra nella storia in quanto il primo conquistato da suzuki sul palcoscenico della massima serie delle derivate di serie (scusate il gioco di parole…) e soprattutto perché interrompe un’egemonia bicilindrica che durava dal lontano 1997, quando fu Kocinski in sella alla honda RC45 a conquistare l’iride.
Ma non vogliamo commentare formule e regolamenti – per quello ci sarà tempo nella pausa invernale – quanto fare una piccola riflessione sui segreti del successo della Suzuki.

Assodato che la GSXR1000K5 è una moto fantastica, è altrettanto noto a tutti gli appassionati quanto poco una Superbike da mondiale abbia in realtà in comune con la moto acquistabile dal concessionario. Quindi, una base competitiva è condizione necessaria, ma ben lontana dalla definizione di “sufficiente” per vincere a livello mondiale. Le cose che mancano sono, in ordine rigorosamente casuale: un pilota velocissimo e a posto con la testa, una casa disposta a sviluppare il mezzo (o a supportarne lo sviluppo) e un team che sappia il fatto suo. In tre punti, il segreto del successo di quest’anno. Partiamo dall’inizio.

Corser: non solo velocissimo
Che Corser sia velocissimo lo sanno anche i sassi, ma l’australiano non è più un ragazzino, e i suoi problemi del passato (a parte la Petronas che guidava fino all’anno scorso) non derivavano certo dal polso destro, ma – passateci l’esagerazione poetica – dai suoi “demoni” interiori. Problemi, a quanto pare, sciolti come neve al sole: il Corser di quest’anno era in forma fisica smagliante e di una determinazione impressionante. Un mezzo vincente
La Suzuki, evidentemente, ha creduto tantissimo nella GSX-R, creando un mezzo estremamente competitivo e sviluppando un kit gara competitivo – anche se ci manca la riprova per la completa assenza di moto private sulla griglia. Ma buttando un occhio oltremanica e oltreoceano, la teoria viene confermata abbastanza rapidamente. Inoltre, non si sono tirati indietro quando si è trattato di supportare il loro team di punta nello sviluppo della moto.

Il campionato? Inizia in inverno!
Veniamo quindi al punto finale: il team Alstare Corona. Francesco Batta e i suoi ragazzi conoscono bene il loro mestiere, sapevano di avere il colpaccio a portata di mano fin dall’inverno scorso e hanno fin da subito sferrato un colpo letale agli avversari. Come? Provando tantissimo ancora prima dell’inizio dei test “ufficiali”. Presentandosi alla prima gara con una moto a punto come se avesse già mezza stagione alle spalle. Provate a rivedere le prime corse della stagione e guardate gli avversari: il potenziale c’era, ma tutti accusavano problemi grandi e piccoli di messa a punto, mentre le suzuki del team Alstare sembravano andare sui binari.

Una nuova sfida
Bravo Troy, brava Suzuki, ma un bravo altrettanto grande va per forza al team Alstare. Adesso, però, viene il difficile. L’anno prossimo non avranno l’effetto sorpresa e le aspettative saranno molto più alte di quest’anno. Ma se gli avversari vogliono sperare di battere il team giallo/blu, accettino un consiglio: inizino a prenotare tante giornate sui circuiti caldi d’inverno, perché diversamente sarà durissima…

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport , superbike


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