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pubblicato il 19 agosto 2017

Lite stradale, fenomeno in crescita

Ancora aggressioni mortali in strada per questioni di viabilità

Lite stradale, fenomeno in crescita

A Bitonto (Bari), il 16 agosto, un automobilista di 25 anni è stato ucciso a coltellate per questioni di viabilità; assassinio che fa seguito a quello di Elisa, che non è sopravvissuta al terribile incidente stradale del 12 luglio scorso, quando un furgoncino guidato da Maurizio De Giulio ha travolto due fidanzati in moto, trascinandoli per metri e metri. Quello delle strade violente e delle aggressioni per diverbi stradali è un fenomeno da paura: in Italia, nel solo 2016, l’Asaps (Amici Polstrada) ha conteggiato ben 183 episodi refertati che hanno prodotto 4 morti e 238 feriti, di cui 37 gravi. Le persone coinvolte hanno utilizzato armi proprie, come pistole, coltelli e simili, o armi improprie, ovvero la stessa vettura, un ombrello, il cric, una mazza da baseball. Nel 2017, a fine giugno già 80 episodi che hanno causato un morto (ma il 17 agosto sono già 4) e 98 feriti di cui 20 gravi.  

 

Emergenza nazionale

Talvolta, purtroppo, c’è poco o nulla da fare per evitare il peggio, specie se ci si trova di fronte a una persona psichicamente instabile, magari fortemente depressa e irascibile, col vizio del bere o drogata. Al di là dei singoli casi, in generale l’Asaps ricorda che l'accettazione del litigio in strada è sempre molto pericolosa: “Non sappiamo mai chi c'è nell'altro mezzo. Se c'è un drogato, un ubriaco, un violento di natura, un soggetto che assume particolari medicinali. Ogni volta che si ingaggia un litigio su strada c'è sempre da rimetterci”. La raccomandazione è di “non ingaggiare mai una lite per motivi di viabilità e, soprattutto, mai scendere dal mezzo. Mai avvicinarsi alla persona a meno di 2 metri di distanza. Mai essere tentati dal prendere oggetti dalla macchina per spaventare l'altro. L'avversario è un soggetto che non conosciamo. Meglio lasciar correre. E se dovesse mettersi male, è bene chiamare il 112 o il 113”.

 

Per chi va in moto è più difficile

Come sempre, i più esposti al guaio sono i motociclisti e gli scooteristi: non hanno hanno un veicolo che li protegge, sono utenti deboli in qualsiasi contesto, sia durante la circolazione sia nel caso di diverbi. Non resta che rimanere il più possibile alla larga dalla discussione, anche se si ha completamente ragione, come se l’altro guidatore fosse un pazzo nevrastenico pronto a reagire a parole o con le mani, oppure utilizzando armi proprie e improprie.

 

Quali soluzioni?

Certo, servirebbero più Forze dell’ordine in strada; ma tant’è: la sicurezza è affidata sempre più alle telecamere e agli autovelox, che difficilmente riescono a fermare ubriachi, drogati e soggetti psichicamente instabili. Ci sarebbe poi un altro discorso da fare, ancora più complesso e articolato: come fanno questi signori ad avere una patente per guidare un’auto. Visto che fra i requisiti per la patente c’è anche l’assenza di malattie psichiche. Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che una persona con precedenti per alcol e droga possa avere ancora la patente. Ma qui è il legislatore che dovrebbe intervenire. Noi aspettiamo ancora una “riformina” del Codice della Strada dal 2011...

Autore: Redazione

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