Sport

pubblicato il 10 luglio 2017

Superbike, un mondiale fatto con quattro moto

Jonathan Rea continua la sua corsa verso il titolo, Sykes e le Ducati ogni tanto rompono la monotonia. Ma non basta...

Superbike, un mondiale fatto con quattro moto

Passi il fatto che Jonathan Rea ha “ammazzato” il mondiale sin dal principio e continua di weekend in weekend la sua tappa di avvicinamento verso il titolo mondiale 2017: di fatto non ha rivali, può eventualmente solo perderlo al massimo. Passi anche il fatto che grazie al cielo, oltre a Sykes, c’è la Ducati, che più con Davies che con Melandri, rompe un po’ la monotonia di questo mondiale, regalandoci qualche emozione e anche l’Inno di Mameli sul podio che non fa mai male. Ma quel che proprio si fa fatica ad accettare è che a correre questo campionato ci siano praticamente quattro moto, come se tutti gli altri partecipassero a un mondiale a parte.

Solo Kawasaki e Ducati

Senza scomodare i cronologici, è lampante che Kawasaki la fa da padrone, che Ducati cresce in modo considerevole pur non essendo ancora pronta per vincere il mondiale e che tutti gli altri manchino completamente all’appello. E al di là del discorso legato al fatto che le Superbike non sono per nulla moto derivate dalla serie, quanto piuttosto dei veri e propri prototipi, l’idea che ci siano solo due brand a darsi battaglia (nemmeno troppo equilibrata peraltro) è un tantino triste. Marchi come Honda, Yamaha, Aprilia, MV Agusta e BMW continuano a risultare anonimi. E per quanto i piloti facciano sicuramente la differenza – perché nessuno vuole discutere il talento di quelli davanti – è evidente che c’è una differenza importante tra le performance delle varie moto; non molte settimane fa scrivevo che trovavo assurdo che uno dei i piloti più forti del mondiale non riuscisse a ottenere risultati importanti, e mi riferivo a Nicky Hayden.

Qualcosa va cambiato

In queste settimane si parla di diverse soluzioni finalizzate a livellare il campionato, che va assolutamente reso più avvincente altrimenti la noia rischia di prendere il sopravvento. Io non so quale sia quella giusta – si parla dell’utilizzo della centralina unica o dell’ipotesi di far correre moto derivate realmente dalla serie –, ma di sicuro mescolare la griglia tra gara 1 e gara 2 non è stata una scelta appropriata: rende solo le cose più pericolose senza cambiare di una virgola l’esito della gara. Ci vuole tutt’altro…

Autore: Francesco Irace

Tag: Sport , superbike


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