Test

pubblicato il 27 giugno 2017

Aprilia Dorsoduro e Shiver 900 - TEST

Sale la cilindrata, migliora il pacchetto tecnico, aumenta il divertimento in sella… sulle alpi con le nuove 900 di Noale

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Una punta sulla polivalenza, l’altra stuzzica i pruriti più sportivi, ma per entrambe la parola d’ordine è solo una: fun! Sono stato sulle alpi, lungo le belle strade nei pressi di Madonna di Campiglio, per una prima presa di contatto con le rinnovate bicilindriche di Noale, che crescono di cubatura, migliorano il pacchetto tecnico, senza stravolgere il proprio design. E se la “Dorso”, col suo fascino prepotente da motard, era quella che non vedevo l’ora di assaggiare, è stata invece la Shiver, alla fine, a sorprendermi di più.

Le riconosci al volo

Poche le modifiche dal punto di vista estetico rispetto ai modelli precedenti. Dorsoduro e Shiver rimangono fedeli a sé stesse e addirittura, per quanto riguarda la prima, cambiano in pratica solo le grafiche, che ne esaltano ancora di più l’aria da sfacciata rubacuori. La naked, invece, ha subito un lifting appena più marcato, con nuove prese d’aria laterali e modifiche al codino, al parafango posteriore e ai fianchetti, oltre alla colorazione in rosso per alcuni particolari, come ad esempio il telaio, la molla del mono e la testa dei cilindri. Nuovi anche gli scarichi che rimangono in alto, sotto la sella, ma sono ora più corti e leggermente rivolti all’in sù, mentre il flusso dei gas è stato deviato lateralmente per evitare di “affumicare” la schiena del passeggero. Nel complesso, un design moderno e piacevole.

Base comune… con piccole eccezioni

Per quanto riguarda la meccanica, i due modelli Aprilia condividono gran parte della componentistica, a partire dal motore, il rinnovato 2 cilindri a V che guadagna l’omologazione Euro4 e cresce fino a 900 cc, garantendo una potenza massima 95,2 CV a 8.750 giri/min e un picco di coppia di 90 Nm a 6.500 giri/min. Per ottenere questo risultato, i tecnici di Noale hanno aumentato la corsa di 11 mm, oltre ad introdurre diverse migliorie e componentistica evoluta. Il telaio rimane un traliccio in tubi d’acciaio con piastre in alluminio laterali, mentre al comparto sospensioni arriva una nuova forcella Kayaba upside-down pluriregolabile con steli da 41mm ed una escursione che, per la Shiver, è di 130mm, mentre per la Dorsoduro di 160. Escursione diversa tra i due modelli anche per quanto riguarda il mono posteriore (pluriregolabile anche lui), pari rispettivamente a 130 e 160 mm. L'impianto frenante, ovviamente dotato di sistema ABS, sfrutta all’anteriore dischi flottanti in acciaio da 320 mm morsi da pinze ad attacco radiale a 4 pistoncini; dietro, invece, troviamo il classico disco da 240 mm con pinza a singolo pistoncino. Le ruote da 17’’ - con i nuovi cerchi a 3 razze sdoppiate, più leggeri di 2 kg - calzano pneumatici nelle misure classiche 120/70 e 180/55.
Ma è soprattutto sul fronte dell’elettronica che arrivano alcune delle novità più interessanti, come un ride-by-wire più efficiente e leggero (ben 550 g in meno) gestito da una centralina Marelli 7SM. Tre i riding mode a disposizione: Rain, Touring e Sport, che modulano l’erogazione in base alle esigenze di guida, mentre il nuovo controllo di trazione prevede differenti livelli di intervento (tre) e può essere anche escluso all’occorrenza. Da segnalare, poi, la nuova strumentazione TFT a colori, dal piacevole accento hi-tech, presente sia su Shiver che su Dorsoduro 900, con tutte le info perfettamente organizzate e consultabili al volo con un semplice colpo d’occhio. Si segnala che per entrambi i modelli, infine, è disponibile anche una versione depotenziata a 35 kW per neopatentati.

A tutto TEST

Simili nell’impostazione tecnica, eppure con due anime ben distinte. Al punto che ognuna punta ad una fascia di utenza differente, ma unita nel desiderare un mezzo che sappia essere soprattutto divertente da guidare. Più eclettica e polivalente la Shiver, che non disdegna anche la vita in coppia. Più aggressiva la Dorsoduro, con uno stile “motard” da guizzante mangiacurve.

Shiver 900

L’impostazione è da naked classica: manubrio alto il giusto, non troppo largo e posizione in sella comoda ma non seduta, con il busto leggermente piegato in avanti e le pedane non troppo arretrate. Un buon compromesso tra comfort e sportività per chi non disdegna di macinare chilometri. Ma la Shiver è soprattutto una moto in grado di accogliere chiunque in maniera amichevole e che mette subito a proprio agio. Anche quando si ingrana la prima e si parte! L’erogazione, infatti, se da un lato è subito muscolare fin dai bassi regimi, dall’altro, grazie alla fluidità del 2 cilindri, unita alla precisione del ride-by-wire e all’assenza di effetto on-off, non risulta mai scorbutica. Giocando con i vari riding-mode ho apprezzato subito la selezione Sport, che tira via dalle curve con gran vigore e gratifica quando la voglia di sportività sale; e questo, merito anche di una ciclistica ben a punto, che ho trovato rigorosa e ineccepibile persino esagerando alla guida (molto) più del dovuto. Ma anche con l’opzione Tourting il carattere del 2 cilindri a V non viene meno: sicuramente la scelta ideale per andare “a spasso” in maniera spedita. Nel misto più guidato emerge poi quello che secondo me è uno dei pregi maggiori di questo modello: un invidiabile equilibrio. L’agilità del mezzo, seppur non spiccatissima, è buona, con una discesa in piega progressiva e mai nervosa e cambi di direzione fluidi e veloci. Una caratteristica che, soprattutto guidando puliti, permette di andare forte accompagnati dalla grinta del motore e dalla bella sensazione di sentire sempre la moto nelle braccia, con un avantreno comunicativo e preciso, che offre un feeling immediato. E tutto questo senza dover scendere a compromessi sul fattore comfort, che rimane sempre su ottimi livelli. Promossi a pieni voti, poi, cambio e frizione, con comandi sempre morbidi e precisi, anche sotto stress; esattamente come la frenata, modulabile e potente il giusto. Unico neo emerso da questa prima prova di contatto è invece il calore emanato, che scalda molto soprattutto dietro le cosce… in piena estate rischia di essere fastidioso.

Dorsoduro 900

Veloce reset e si riparte in sella alla Dorsoduro. E a proposito di sella, rispetto alla Shiver quella della Dorso è ben più dura (comunque non scomoda... almeno secondo i miei parametri). Ma è tutta la posizione di guida a risultare diversa: la moto è alta, stretta tra le gambe, col manubrio largo e piuttosto vicino al corpo. Mi piace! La sensazione di controllo è totale e la voglia di “timonare” forte tra le curve, immediata. E allora via, si parte. La prima cosa evidente è la rapportatura del cambio più corta rispetto alla “sorella” naked. La potenza arriva tutta e subito e il contagiri schizza in alto in fretta, anche se si perde un po’ di allungo. Pure la velocità massima è inferiore, ma la Dorso non nasce certo per battere il record sul lago salato di Bonneville, piuttosto per sparare colpi di bazooka tra una curva e l’altra, snocciolando le marce in rapida successione una dietro l’altra. Un gioco che le riesce davvero bene, unito all’elevata reattività che le permette di aggredire un percorso tutte curve con efficacia sorprendente. Lo scotto da pagare per tanto divertimento è però soprattutto in termini di comfort, caratteristica che non la candida a moto ideale per un Milano-Capo Nord, men che meno in coppia. Come per la Shiver, la frenata risulta eccellente, mentre il cambio è più duro negli innesti rispetto al modello naked. Un plauso, infine, al traction control, che sulla Dorsoduro si fa apprezzare ancora di più - soprattutto alla luce del carattere performante del mezzo, assai grintoso ai bassi regimi - mostrandosi efficace ma sempre “discreto”.

Allestimenti e prezzi

Aprilia Shiver è disponibile al prezzo di 8.340 euro nelle colorazioni hi-tech silver, evolution white e unconventional green. Mentre per acquistare la nuova Dorsoduro occorrono 9.490 euro, e l’unica colorazione disponibile è l’adrenalinic silver.

Mi piace o non mi piace?

Se fossi obbligato a scegliere una delle due, lo ammetto, forse sarei in difficoltà. Adrenalinica e passionale la Dorsoduro, polivalente e dotata di un equilibrio invidiabile la Shiver... entrambe di certo non deludono in quanto a resa e prestazioni. La “motard” ha un carattere marcatamente “fun” ed è più indicata per piloti esperti (attenzione, i meno alti potrebbero avere qualche difficoltà a toccare bene a terra con i piedi), mentre la naked - accogliente e “amichevole” - si rivolge ad una fascia di utenza più ampia, compresi coloro che vogliono “macinare strada” e i meno esperti. In ogni caso, non si sbaglia. Brava Aprilia!

Abbigliamento tecnico della prova

Casco: X-Lite X-702 GT Ultra Carbon
Giubotto: Alpinestars Core Leather Jacket
Jeans tecnico: Alpinestars Crank Denim Pants
Guanti: Alpinestars Rage Drystar Glove
Stivali: Alpinestars New Land Gore-Tex

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Autore: Diego D'Andrea

Tag: Test , test , prove


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