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pubblicato il 23 maggio 2017

Nicky Hayden: il Campione amato da tutti

Dai salti sui campi da cross di Owensboro il "ragazzo del Kentucky" nel 2006 era diventato Campione in MotoGP battendo Valentino Rossi

Nicky Hayden: il Campione amato da tutti

Nicholas Patrick Hayden nasce a Owensboro il 30 luglio 1981. Cresciuto insieme a 5 fratelli (tre fratelli e due sorelle) si dedica alle moto sin da bambino iniziando, come la maggior parte dei piloti a "stelle e strisce", a correre le prime gare sui circuiti di cross. Nel 1998 passa alle gare su asfalto in sella alle derivate di serie del campionato AMA nella categoria Supersport con una Suzuki GSX-R 600 del team Hypercycle. Categoria che lo vedrà laurearsi campione nel 1999, per poi passare tra i "grandi" dell' AMA SBK.
Al debutto, nel 2000, giunge secondo, mentre nel 2001 è terzo. Si laurea Campione AMA SBK nel 2002 in sella alla Honda e lo fa come pilota più giovane nella storia del campionato. Nel 2002 per Nicky Hayden si aprono le porte del mondiale Superbike, correndo come wildcard a Laguna Seca sempre in sella alla Honda RC51 (o VTR SP) ottenendo punti in entrambe le manches.

Lo sbarco in MotoGP

Nel 2003 Nicky approda nella classe regina del Mondiale, in MotoGP, nel team ufficiale Repsol su una Honda RC-211 V con il suo storico numero 69, numero portato in gara dal padre Earl, ed al quale è rimasto sempre legato.
Di fianco a lui, come compagno di squadra, c'è Valentino Rossi. Quella stagione Hayden chiude al 5°posto ottenendo due podi e portando a casa 130 punti.
Nella stagione successiva non riesce a fare meglio di un 8° posto nella classifica finale, portando a casa comunque altri due podi (due volte terzo).
C'è Max Biaggi nel box insieme a Nicky nel Team Repsol del 2005: quell'anno sale per la prima volta sul gradino più alto del podio, negli Stati Uniti sul tracciato di Laguna Seca, guadagnandosi l'appellativo di "mostro della laguna". Sempre in quella stagione sigla due secondi e tre terzi posti, chiudendo in terza casella dietro Valentino Rossi e Marco Melandri.

Campione su Rossi

Il 2006 è l'anno della svolta per il forte pilota statunitense. Nelle prime undici gare colleziona nove podi e due vittorie, e mantiene la leadership della classifica per quasi tutta la stagione. Si laurea campione del mondo all'ultima gara, dopo che alla penultima, coinvolto in una caduta per un errore di guida del suo compagno (l'allora debuttante) Dani Pedrosa, rischiò di perdere tutto. L'epilogo a Valencia fu per lui un trionfo, interrompendo l'imbattibilità di Valentino Rossi.
Nel 2007 le cose non vanno per il verso giusto e non si andrà oltre un ottavo posto, nel 2008 è sesto e nel 2009 arriva l'offerta della Ducati.

Il buio e il riscatto in SBK

Sono stagioni avare di risultati per Nicky. Sulla rossa bolognese chiude il primo anno al 13° posto, mentre nel 2010 le cose vanno un po' meglio e si piazza 7°. Nel 2011, con Rossi di nuovo compagno di team, è 8° nella generale ed in quelle successive, 2012 e 2013, non fa meglio del nono posto nella classifica mondiale, con un quarto posto come migliore piazzamento in gara.
Il 2014 e 2015 sono anni di delusioni in sella alla Honda "Factory" RCV1000R del team di Aspar Martinez: qualche problema fisico e le prestazioni della moto non all'altezza dei mezzi ufficiali ne compromettono risultati e morale. La generale è impietosa con un 16° posto nel 2014 ed un 20° nel 2015.
E' il momento di cambiare strada e per lui si aprono le porte del Team Ten Kate con Honda in SBK. Lo scorso anno, in sella alla ormai vetusta CBR 1000 RR centra la sua prima (ed unica) vittoria tra le derivate di serie, con il primo posto a Sepang (e tre volte terzo) e concludendo il campionato in quinta piazza assoluta. Il 2017 doveva essere un anno di riscatti in sella alla rinnovata Fireblade marchiata Red Bull, ma problemi di messa a punto ne hanno compromesso il rendimento. Imola la sua ultima apparizione.

Un maledetto incrocio

Poi il destino che prende le sembianze di un mostro vicino l'Autodromo di Misano, in una giornata che sembrava essere una giornata come le altre. La bici, l'auto ad un incrocio, lo scontro fatale. Ore di ansia ed angoscia al Bufalini di Cesena, una speranza appesa al filo delle macchine che lo tenevano in vita in sala rianimazione. Tutto inutile, la bandiera a scacchi per Nicky Hayden, amato dai tifosi per i suoi modi sempre umili e semplici, di uomo discreto, dedito alla causa e mai sopra le righe, ha sventolato impietosa davanti a lui lunedì 22 maggio 2017, mettendo fine alla corsa di quel Campione amato da tutti. Godspeed Nicky!

Autore: Redazione

Tag: Sport , superbike , piloti


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