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Epoca e Classiche

pubblicato il 4 maggio 2017

Norton Manx: la regina delle GP

Tra il '48 ed il '70, nelle cilindrate 350 e 500, vinse tutto ciò che si poteva vincere. Il punto di forza? Un grande telaio

Norton Manx: la regina delle GP

Più della Honda NSR 500 di Michael Doohan, più della Aprilia RS250V di Biaggi e Rossi, più della MV Agusta tre cilindri di Giacomo Agostini. La più vittoriosa e longeva GP di tutti i tempi è stata la celebre Norton Manx. La monocilindrica inglese, nel periodo tra il 1948 ed il 1970, ha vinto tutto quello che si poteva vincere sulle piste (e strade) di tutto il mondo.
Nella mani di assi del calibro di Geoff Duke, Mike Hailwood, Phil Read e Jim Redman la celebre Manx ha scavato un solco profondo nella storia delle moto da Gran Premio.

Correre su un "letto di piume"

La Norton Manx, che deve il nome all'Isola di Man, non aveva dalla sua una gran cavalleria. Il suo monocilindrico, con distribuzione a coppie coniche, all'apice del suo sviluppo era in grado di erogare circa 54 CV di potenza massima. La mitica Gilera "Quattro", tanto per citare un esempio di rivale dell'epoca, erogava 60 CV. Caratterizzato da due importanti sviluppi, nella sua prima versione -a corsa lunga- era accreditato di circa 50 CV, con misure caratteristiche di 79,62x100 mm. In seguito, a metà degli anni '50, i tecnici inglesi misero mano al progetto riuscendo a spremere altri 4 cavalli rivedendo alesaggio e corsa, portando queste misure a 90 x 74,8mm, ed arrivando quindi a quota 54 CV di potenza per il motore ora a "corsa corta".

Il vero punto di forza della Norton Manx risiedeva nel superbo telaio. Realizzato dai fratelli Mc Candless, ed adottato a partire dal 1951, danova alla GP inglese un equilibrio invidiabile. E' stato un riferimento per circa 20 anni nel mondo dei GP. Denominato Featherbed (letteralmente: letto di piume) rendeva la Norton piccola e leggera, con un peso a secco di 140 Kg. L'abbinamento telaio/motore permetteva una guida particolarmente redditizia, soprattutto nei circuiti tortuosi, ma in grado di difendersi anche sui tracciati veloci, spingendo la Manx alla velocità di 215 Km/h.
Il progetto Featherbed fu talmente efficace che per 30 anni restò su una moto Norton, anche su strada, giungendo alla sua massima evoluzione con la celebre Commando, altro pezzo di storia di casa Norton.

Mezzo preferito dai privati

Sotto le bordate dell'industria italiana (Gilera, MV e Mondial ) la Norton, dopo qualche stagione di splendore, abbandonò le corse ufficialmente, ma la Manx in mano a piloti privati si dimostrò valida ed economica alternativa alle costose GP italiane.  Il reparto corse venne chiuso nel 1954, ma fino al 1961 le Manx furono costruite ed impiegate per lungo tempo con ottimi risultati dai piloti di tutto il mondo nonostante i cronici,  quanto celebri, problemi di affidabilità. Le vibrazioni del monocilindrico erano da incubo per gli accoppiamenti della meccanica, tanto che le perdite di olio erano ormai caratteristica unanimemente accettata.
Nonostante questo la Manx 500 (realizzata anche nelle versione 350) si guadagnò sul campo una solida reputazione, tanto da essere annoverata come la più celebre e vittoriosa moto da corsa del '900.

Autore: Redazione

Tag: Epoca e Classiche , epoca


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