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pubblicato il 27 aprile 2017

Harley-Davidson Street Rod - TEST

Piglio aggressivo e una buona dose di personalità. Abbiamo provato la spigliata novità USA nel sud della Spagna

Harley-Davidson Street Rod - TEST
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La base è quella della già nota Street 750, ma questa Rod sembra sul serio un’altra moto. E in effetti, non sono poche le modifiche che differenziano i due modelli, per un risultato che potremmo riassumere così: più potenza, più aggressività… anzi, verrebbe proprio da dire “più sportività”, almeno secondo quelli che sono i canoni tipici della Casa americana. Ma è soprattutto in termini di carattere e resa su strada che la nuova Street Rode colpisce favorevolmente. L’abbiamo testata, per una prima prova di contatto, tra le belle curve del sud della Spagna. Vediamo com’è andata...

Grinta ne abbiamo?

Al primo sguardo si percepisce chiaramente la voglia di riflettere, anche nell’estetica, un’immagine più performante: manubrio drag-style, sella e codino ridisegnati, parafango slim, black look (compresi i cilindri di colore nero), specchietti handlebar, disegno dei cerchi… ma anche particolari tecnici che fanno risaltare la diversa natura di questa Rod, come il vistoso filtro dell’aria, i due grossi dischi anteriori, la nuova forcella da 43mm e gli altrettanto nuovi ammortizzatori posteriori. L’effetto è quello di una vera “urban-roadster” che però - vi anticipo - sarebbe un vero peccato relegare alle sole scorribande in città.

Un po’ di palestra

A ricevere una bella iniezione di potenza è stato poi il V-twin Revolution X da 749 cc, che cresce nella potenza del 18% rispetto alla Street “normale”, mentre la coppia massima raggiunge quota 65 Nm a 4.000 giri/min. Rivisto anche il telaio, con quote più “svelte”, ma soprattutto arrivano sospensioni più performanti, a partire dalla forcella da 43 mm (non regolabile) e dai due ammortizzatori piggy-back al posteriore, regolabili nel precarico. La frenata - assistita da ABS - è affidata all'anteriore ad una coppia di dischi da 300 mm, morsi da pinze a 2 pistoncini, mentre dietro lavora un disco singolo, sempre da 300 mm. La nuova Street Rod ha un peso di 238 kg in ordine di marcia, adotta un serbatoio da 13,2 litri (consumo medio dichiarato, 4.3 L/100 km) e monta pneumatici nelle misure 120/70 R17 e 160/60 R17.

A tutto TEST

La prima cosa da fare una volta in sella è schiacciare mentalmente il tasto “reset”. Nel senso che la posizione di guida, parlo soprattutto delle pedane, è davvero particolare, e non solo rispetto a quella classica di una custom. I piedi non stanno né in avanti, come su una cruiser, né indietro come su una naked. Una sorta di posizione intermedia a cui bisogna fare un attimo l’abitudine. La sella piuttosto bassa, poi (765mm da terra), costringe a piegare abbastanza le ginocchia. Almeno io che sono alto un metro e ottanta mi sono sentito al limite… riders di gamba più lunga potrebbero patire un po’ in termini di comfort soprattutto sulle lunghe distanze. Nel complesso, una postura d’attacco, aggressiva, con le braccia ben distese ad afferrare il largo manubrio. Devo dire che, passata la prima fase di assestamento, non mi è dispiaciuta affatto. Soprattutto con l’arrivo delle prime curve, dove la Street Rod rivela subito la sua natura e sorprende con un carattere e una resa affatto scontati su un mezzo di derivazione custom. Il motore ha la giusta grinta già dai bassi regimi, con una progressione coinvolgente fino ai 6.500/7.000 giri. L’incremento di potenza rispetto alla Street 750 “normale” si avverte forte e chiaro e si traduce in tanto divertimento in più in uscita di curva, dove viene spontaneo spalancare il gas, con gusto, fino a quella successiva. Non una fucilata micidiale, ma una piacevole sensazione muscolare, grintosa e sempre perfettamente controllabile. Anche le sospensioni migliorano la resa dinamica e incrementano il piacere di guida quando si vuole andare forte. La forcella sostiene bene e il mono offre un buon compromesso, anche se - personalmente - consiglio di chiudere di un click il precarico rispetto alla taratura standard. Nei cambi di direzione la Street Rod risulta neutra, mai nervosa, e si lascia timonare docilmente - ma con piglio svelto - tra una piega e l’altra, grazie anche all’ottima leva offerta dal manubrio. Poi, una volta impostata la piega, dove la metti sta. Soprattutto sull’eccitante tratto di strada che da Ronda scende verso il mare, mi sono divertito un bel po’ (più del previsto), sui curvoni ad ampio raggio affrontati in maniera aggressiva… proprio quelli che di solito rappresentano un limite per moto di questo genere. Anche la luce a terra, nonostante di tanto in tanto si sentano le pedane grattare l’asfalto, è più che buona e si raggiungono angoli di piega di tutto rispetto. Complessivamente, una Harley che esce dal tipico “mood” delle moto americane e regala sensazioni inattese. Per quanto riguarda la frenata, infine, l’ho trovata adeguata al tipo di mezzo… ad eccezione di una certa sensazione di spugnosità sotto stress, nelle situazioni più impegnative.

Allestimenti e prezzo

La nuova Harley-davidson Street Rod è proposta in 3 colorazioni: Vivid Black, Olive Gold, e Charcoal Denim. Il prezzo parte da 8.700 euro, per la versione con livrea Vivid Black, mentre ce ne vogliono 8.900 per le altre due.

Mi piace o non mi piace?

Un mezzo di carattere, dalla personalità estetica e dinamica molto spiccata. Una porta d'accesso, al mondo delle moto di Milwaukee, diversa e allo stesso tempo accattivante... in cerca consensi tra coloro che - affascinati da un certo tipo di sensazioni a stelle e strisce - non vogliono rinunciare a prestazioni e divertimento di guida tra le curve. Tra i punti di forza, l’erogazione del motore, l’efficacia sui percorsi più tortuosi (per il genere di moto) e il divertimento in sella. Tra i contro, vibrazioni un pizzico fastidiose a partire dai 6.000 giri, il comfort per i più alti e qualche finitura un po’ troppo “basic”, come ad esempio i comandi al manubrio. Complessivamente, una moto bella e ben riuscita, proposta ad un prezzo interessante. Perfetta per chi sogna gli USA... ma alle lunghe highway senza fine preferisce curve e passi di montagna.

Abbigliamento tecnico della prova

Casco: Shark Raw
Giubotto: Alpinestars Core Leather Jacket
Jeans tecnico: Alpinestars Crank Denim Pants
Guanti: Alpinestars Rage Drystar Glove
Stivali: OJ Sound

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Autore: Diego D'Andrea

Tag: Test , test , prove


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