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Epoca e Classiche

pubblicato il 2 aprile 2017

Gilera KZ 125: l'inizio di un'era

La corsa alle super prestazioni delle 125 iniziò da lei: era il 1985 e aprì un'epoca (forse) irripetibile

Gilera KZ 125: l'inizio di un'era

Uno dei migliori periodi della produzione motociclistica italiana è innegabilmente iniziato a metà anni '80 con l'arrivo delle pepate 125. Le ottavo di litro di quel periodo furono un esempio di tecnica e design, ad oggi ancora punto di riferimento per gli appassionati, sedicenni di allora, non solo per un fatto nostalgico, ma anche quando si tirano in ballo le due ruote odierne. Ed indubbiamente, il ruolo di quei piccoli gioielli di tecnica e stile fu determinante nell'ascesa (e nel crollo) di molte case costruttrici. Gilera è forse tra gli esempi più eclatanti: grande protagonista a quei tempi, con il successivo calo di interesse per quel tipo di moto, a partire dall'inizio degli anni '90 perse man mano quote di mercato fino ad essere diventato oggi, ormai e purtroppo, solo un marchio in attesa (si spera) di rilancio.

Sliding doors

Fino a metà anni '80, le 125 erano mezzi sì prestazionali, ma forse mancavano ancora di un reale appeal in termini estetici. Si iniziavano a vedere soluzioni tecniche interessanti, degne di moto di maggiore cubatura, come il raffreddamento a liquido, valvole lamellari e contralbero di equilibratura, ma mancava quella scintilla, che arrivò proprio da Casa Gilera con la KZ. Il progetto di stile della 125 di Arcore venne affidato a Luciano Marabese, allora design emergente e di grande talento, che influenzò i dettami estetici dei modelli futuri delle due ruote, collaborando per anni con il Gruppo Piaggio e sfornando mezzi come la SP-01 o le innovative CX e Nordwest. Nel 1985 al Salone di Milano vennero tolti i veli alla nuova 125 KZ e lasciò molti a bocca a aperta. Un'inedita proposta che dava un taglio definito con le 125 del passato, e che si caratterizzava per accorgimenti all'avanguardia: telaio doppia culla in acciaio, motore raffreddato a liquido, valvola per il controllo della fase di scarico APTS e, soprattutto, estetica fortemente ispirata alle corse con un cupolino aggressivo che allungava le sue appendici fino ai lati del radiatore. Estetica sottolineata anche dal silenziatore che sbucava da un lato del codino Apparve in versione semi-carenata (oggi si direbbe naked) e successivamente venne affiancata dalla versione "total body", la KK. Il suo piccolo monocilindrico da 124cc era accreditato di 24 CV di potenza alla ruota ed il peso dichiarato si attestava sui 123 Kg. Questo permetteva alla KZ una velocità massima (al tempo, un dato non trascurabile in termini di marketing per le 125) superiore ai 150 km/h, con i 400 metri che venivano divorati in soli 15,6 secondi con partenza da fermo.

Arriva l'Endurance

Per la KZ il successo fu immediato, sebbene costasse non poco: 4.200.000 lire (nella versione senza avviamento elettrico) il prezzo di listino, superiore alla media delle varie proposte all'epoca sul mercato, in particolar modo alla Honda NS fino a quel momento riferimento della categoria. Un successo che invogliò i vertici Gilera a mettere mano alla KZ dopo sole due stagioni, con la presentazione nel 1987 della versione Endurance. Quest'ultima si distingueva per l'adozione di un doppio faro a sezione quadrata a filo con la carentaura e grafiche più aggressive. A livello tecnico non si discostava molto dalla prima serie. La Endurance venne tenuta in listino fino al 1989, anno di uscita della più estrema SP-01.

Autore: Redazione

Tag: Epoca e Classiche , epoca


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