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pubblicato il 20 marzo 2017

SBK 2017: la Ducati può rompere il dominio Kawasaki

Lo sostiene in un'intervista Ernesto Marinelli, Project Director del reparto Superbike della Casa di Borgo Panigale

SBK 2017: la Ducati può rompere il dominio Kawasaki

Il Capo Progetto del reparto SBK Ducati ha tracciato un bilancio delle prime due uscite stagionali per i nostri colleghi di Motorsport.com. E crede che ora la Ducati abbia tutto per rompere il dominio della Kawasaki.

Il gioco è quello del bicchiere. Mezzo vuoto o mezzo pieno, a seconda degli usi. Serve, il diverso punto di vista, ad uno scopo ben preciso e se ne fa grande uso per giustificare il più delle volte quello che a tutti gli effetti assomiglia tanto ad una delusione. Ma il “bicchiere mezzo pieno” di Ernesto Marinelli, SBK Project Director Ducati sembra proprio avere tutte le stimmate della convinzione.

Certo, il rammarico per quella scivolata di Davies in Tailandia, e i probabilissimi 10 punti gettati al vento, rimane. Rimane, e forte, però anche la consapevolezza che il pacchetto moto-piloti visto in questi due primi round sia finalmente in grado di scardinare il monopolio Rea-Kawasaki che già nel finale della scorsa stagione aveva mostrato qualche crepa.

La prima domanda è obbligatoria: qual è il bilancio dopo i primi due round?
"Premesso che noi puntiamo sempre alla vittoria, il bilancio è sicuramente positivo. Questo per una serie di ragioni: la prima è che sia l’Australia che la Tailandia sono due circuiti dove la Kawasaki è avvantaggiata, e a Phillip Island siamo stati battuti per pochi millesimi, e a Buriram siamo stati competitivi, come dimostrano i podi conquistati; secondo perché Davies, rispetto allo scorso anno, si presenta in Europa con uno svantaggio minore (30 punti contro 40 ndr) rispetto allo scorso anno; e terzo perché la Panigale si è sicuramente avvicinata alle prestazioni della Kawasaki. Poi, certo, la scivolata di Chaz non ci voleva, però il bicchiere lo vedo mezzo pieno e non mezzo vuoto".

Dopo il colpo di fortuna della bandiera rossa, che ha rimesso in gioco Davies, al secondo start però il gallese è apparso meno incisivo: qualche freno psicologico o c’era un problema tecnico?
"Nella caduta si è danneggiato il comando del gas e l’erogazione non era costante. In più, con le temperature molto alte, stando molto in scia, si è verificato un surriscaldamento del propulsore che ha un po’ compromesso le prestazioni. Difficile fare meglio in quelle condizioni".

Condizioni che hanno creato qualche problema anche a Melandri, apparso comunque già a livello dei migliori, se mai qualcuno avesse pensato il contrario...
"Marco ha fatto molto bene ma non è stato una sorpresa dopo quello che avevamo visto nei test. Ovviamente tutto il pacchetto pilota-moto deve crescere e sono sicuro che saprà togliersi grandi soddisfazioni".

Peccato per il problema ai freni in Tailandia...
"La configurazione della pista, già di per sé severa per i freni, e il clima non ci hanno aiutato. Anche la sua struttura fisica, più minuta rispetto a tanti altri, che lo porta ad esempio ad avere la leva del freno vicino al manubrio, qualche problema può comportarlo. Comunque proprio in questi giorni abbiamo parlato con Brembo per rendere meno critica questa 'criticità'".

Quest’anno vi trovate due galli nel pollaio e qualcuno ha già buttato lì qualche suggestiva considerazione, tipo che Davies abbia sbagliato perché sente già la pressione di avere Melandri come compagno di squadra...
"Vorrei chiarire che Chaz è arrivato lungo non perché si è fatto prendere dall’ansia di avere Marco davanti ma solo per non far scappare Rea. Loro due si rispettano, sono già stati compagni in BMW e hanno un modo corretto di rapportarsi. Ovviamente c’è un grande spirito di competizione, ci mancherebbe, ma è soprattutto uno stimolo per migliorarsi. Personalmente ritengo un grande vantaggio avere due piloti forti, altrimenti non avremmo composto così la squadra".

Avere due piloti in grado di vincere magari può aiutare a mettere pressione a Rea e alla Kawasaki, che anche quest’anno sono partiti determinati a fare tris di titoli...
"E’ vero. Rea non lo scopro io, è campione del mondo da due anni, ma non è imbattibile. Nel finale della scorsa stagione ha palesato qualche passaggio a vuoto e avere due piloti che possono costantemente metterlo in difficoltà è strategicamente vantaggioso. Contiamo di rendergli il più possibile difficilela vita".

Tanto più che arrivano tre piste, soprattutto Aragon e Imola, dove l’anno scorso Davies ha fatto la voce grossa, anche se nel 2016, pur con 4 vittorie, un secondo e un quinto posto, siete riusciti a risucchiare a Rea solo cinque punti...
"Vorrà dire allora che quest’anno proveremo a fare meglio… Siamo pronti".

I primi verdetti hanno detto anche che sarà ancora una volta un duello tra Ducati e Kawasaki...
"Vedo un campionato più equilibrato rispetto a quello dello scorso anno. Sono rimasto favorevolmente sorpreso dalla competitività della Yamaha, hanno fatto davvero un bel passo in avanti. E arriveranno anche Honda, che ha una moto giovane ma due grandi piloti che possono portarla nelle zone alte, e anche Aprilia".

Ultima domanda: un giudizio sull’inversione di griglia?
"Dal punto di vista sportivo difficile essere d’accordo, perché si penalizza chi vince. Dall’altra può essere una soluzione per migliorare un po’ lo spettacolo, soprattutto nei primi giri, visto che poi le cose tornano nella logica dei valori in campo. Diciamo che il giudizio cambia a seconda dell’angolatura da cui si guarda".

Autore: Intervista di Marcello Pollini

Tag: Sport , superbike


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