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Attualità e Mercato

pubblicato il 15 febbraio 2017

Che fine hanno fatto le Supermotard?

Un fenomeno nato velocemente e ormai quasi del tutto dimenticato, nell'indifferenza generale

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Ci si preoccupa molto del futuro tragico delle supersportive 600, ma c'è un'altra categoria che pian piano sta cadendo nel dimenticatoio, assieme a tutti quei modelli che negli scorsi anni hanno avuto discrete (se non ottime) vendite: le supermotard, ovvero le moto da fuoristrada dotate di gomme stradali.

Come è iniziato?

A fine '90 e inizio '00 fu un boom, diventando la moda del momento in contrapposizione alle supersportive che dominavano il mercato. Il fenomeno delle supermotard arriva dalle corse, e benchè in molti pensano che sia originario della Francia (dal nome, Supermotàrd, e dai più forti piloti della categoria), in realtà mette radici negli USA, dove già a inizio anni '80 esisteva una categoria denominata Superbikers nella quale moto da cross con gomma posteriore stradale si sfidavano in circuiti 50% asfalto e 50% sterrato.
La massima espressione, comunque, si raggiunse in Europa a cavallo del millennio, con il grande interesse sia degli appassionati che delle case costruttrici, che erano impegnate ufficialmente in questo campionato prima europeo, poi mondiale. Come dimenticare le magiche gesta di Thierry Van Den Bosch, di Eddi Seel o dei fratelli Chareyre.

Quali modelli sono stati i "migliori"?

Storia sportiva a parte, sul mercato il fenomeno era scoppiato con le prime preparazioni artigianali, con i crossisti che montavano cerchi e gomme da 17", indurivano e sfilavano le sospensioni e scendevano in strada fra una derapata e l'altra. In seguito arrivarono i "kit ufficiali" (per esempio Dall'Ara faceva quelli per le Honda enduro) e poi i veri modelli di serie. Quasi in parallelo, visto l'interesse, le Case hanno deciso di puntare anche su modelli meno sportivi e più stradali, come le Husqvarna SM610, le KTM 690 o le paciose e affidabili Yamaha XT 660 SM e Honda FMX 650, o l'ultima Husqvarna 701
Nel giro di breve nacque anche l'esigenza di portare il concetto supermotard alle grosse cilindrate, così arrivarono le Ducati Hypermotard e le KTM SM 950/990, per non parlare dell'esclusivissima BMW HP2 Supermoto, massime esponenti di questa nicchia derivata dalle maxi-naked e sportive più che dalle monocilindriche da fuoristrada.

Dalle stelle alle stalle in pochi anni

Come tutte le cose belle, però, sembrano essere arrivate alla fine. L'interesse per le gare è scemato nel corso degli anni. Il campionato esiste ancora ma non è più così seguito e le Case non hanno più alcun impegno ufficiale da diversi anni. La produzione di serie delle moto specialistiche non è più promossa dalle case, che ora hanno tolto i modelli SM dai listini. Fra le motard di grossa cilindrata è sopravissuta solo la Hyper della Ducati, ma anche per lei le vendite non sono così convincenti.
Come mai un fenomeno esploso in questa maniera è andato a morire nel giro di un decennio? È abbastanza sorprendente sia la velocità con cui è arrivato all'attenzione del pubblico che quella con cui è stato dimenticato. Tutta una questione di moda e di effettiva valenza del prodotto come strumento di largo utilizzo fra gli appasisonati.
Non c'è da sorprendersi troppo se non vediamo più quelle supermotard da sparo sulle strade. I monocilindrici da fuoristrada, con l'utilizzo stradale sempre a manetta, non duravano tantissimo. Anche lo stile di guida di queste moto, sempre a manetta per poter godere davvero della particolarità della guida, ha affascinato tanto ma in modo passeggero, non incontrando le vere esigenze dei motociclisti e affrontando male la crisi che è arrivata a metà del decennio scorso. 
L'Hyper resiste, così come la Husqvarna 701, ma non sappiamo ancora per quanto... intanto c'è già una lapide pronta per seppellire tutto il segmento fra i bei ricordi del motociclismo. Voi vorreste una rinascita, o site felici che ora le attenzioni siano tutte per moto più "di sostanza"?

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Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , supermoto


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