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Epoca e Classiche

pubblicato il 5 febbraio 2017

Moto Guzzi MGS-01 Corsa: una fiaba fantastica

Guzzi torna a vincere una gara internazionale dopo 50 anni e con una moto unica nel suo genere

Moto Guzzi MGS-01 Corsa: una fiaba fantastica
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Moto Guzzi è un marchio che ha vinto tanto e che ha realizzato alcune delle più innovative moto da corsa della storia, una su tutte la leggendaria 8 cilindri degli anni '50. La netta supremazia nelle competizioni, portò a "patto d'astensione" del 1957 firmato con le altre case e non ci fu più un vero impegno di Guzzi nei mondiali. Da quel giorno si sta ancora aspettando una moto di Mandello capace di riportare in cima al podio delle top class l'aquila e la MGS-01 Corsa ci è andata molto vicina.

Una sportiva vera

Nata da un progetto senza particolari punti di riferimento, la MGS voleva essere una Moto Guzzi da corsa dell'era moderna fedele al marchio e ai principi dell'ing. Carcano, colui che ha realizzato le più importanti Guzzi della storia. Non c'erano concorrenti o campionati da vincere nel mirino, ma solo la voglia di stupire e far vedere che le moto da gara, lì a Mandello, le sapevano ancora fare.
Roberto Brovazzo, che nel 2004 era direttore della business unit, aveva parlato di "una sportiva di grande personalità, subito identificabile come una Moto Guzzi, con elevati contenuti tecnici e che dia una grande soddisfazione di guida. Non una concorrente delle giapponesi, non un’anti-Ducati. Una moto fuori dal coro, sportiva sì ma senza cercare le prestazioni assolute”. 
La presentazione della moto nel 2004 fu l'ufficializzazione di un progetto portato realizzato in origine da Ghezzi & Brian e lasciò tutti a bocca aperta, perchè una moto con il bicilindrico a V trasversale così non si era mai vista. Rossa e rigorosamente a semicarena, con un largo cupolino aerodinamico che al centro - al posto del faro - aveva una presa d'aria dalle grandi dimensioni. Serbatoio abbondante e codino sparato in alto con scarico appena sotto. Bella lo era davvero e anche i non estimatori del brand trovavano un certo fascino nelle sue linee morbide, decisamente fuori dagli standard estetici del momento.
Tecnicamente poteva contare su un motore bicilindrico davvero imponente, ripreso dal progetto di Dr.John (un preparatore) e denominato Big Bore. Questa unità aveva 1.200 cc, distribuzione a 8 valvole con doppio albero a camme in testa e un profilo dei cilindri ad alesaggio maggiorato (da qui il nome) che poteva dare, nella versione di serie, una potenza di 122 CV a 8.000 g/min per una coppia di 11,5 kgm a 6.200 g/min. Il peso a vuoto era di 192 kg.
Numeri tutt'altro che sorprendenti, all'epoca c'era chi faceva di meglio anche nella produzione con targa e fanali, ma era la versione da gara preparata dal team ufficiale che faceva sul serio, con i suoi 165 CV, i pistoni Cosworth e un generale alleggerimento che gli dava una speranza contro le altre bicilindriche sportive coeve.

Le vittorie a Daytona

La rivelazione arrivò nel 2006, quando una squadra messa insieme da Moto Guzzi e da Guareschi (Storico concessionario e padre di Vittoriano, pilota SBK) iscrisse alla 200 Miglia di Daytona una MGS-01 con numero 88 e livrea metà americana e metà italiana, con pilota Gianfranco Guareschi, fratello di Vitto.
La categoria scelta era BOTT-Battle of Twins “Formula 1”, senza limite di cilindrata con modifiche illimitate, e la MGS-01 Corsa ha sorprendentemente tagliato il traguardo per prima nelle due gare disputate il 6 marzo 2006 (Moto Guzzi prima classificata, davanti a Ducati 999S e a H-D Sundance) e il 7 marzo, ancora una volta prima al traguardo davanti a Ducati, Honda e alle ambiziose Buell XBRR.
Guareschi si è voluto cimentare anche anche nella categoria “Sound of Thunder”, che per regolamento ammette anche moto Superbike, classificandosi secondo, e lasciandosi alle spalle numerosi altri agguerriti e blasonati competitors nonostante una moto con 25 kg in più e una potenza inferirore?
Il segreto del trionfo? L'equilibrio generale del mezzo, costruito per essere stabile alle alte velocità e molto neutro nel comportamento. Non era di certo una moto agilissima, ma il Guaro poteva comunque strapazzarla e guidarla di forza senza mai metterla in crisi. In più la grande coppia ai bassi regimi poteva fare la differenza in uscita di curva. Guareschi si ripetè l'anno seguente, vicendo la BOTT e arrivando secondo nella Sound of Thunder, ma questa volta con una moto rivista e con cilindrata portata a 1.350 cc. Nel 2006 e 2007 vinse anche il titolo italiano Super Twin, campionato dedicato a moto bicilindriche, battendo moto con anche 50 kg in meno.

La speranza degli appassionati

Dal 2008 la MGS non corse più. Venne prodotta in pochi esemplari - non sappiamo esattamente quanti - solo su richiesta, a un prezzo di 25.000 euro. Qualche appassionato riuscì a omologarla inserendo fari e frecce, ma le ripetute richieste degli appassionati di avere una versione stradale non vennero accolte. Per Moto Guzzi l'aver venduto così poche moto non rappresenta un vero e proprio successo, ma aver riportato una moto dell'aquila al primo posto in una gara internazionale, con una moto nettamente inferiore (sulla carta) alla concorrenza, è uno degli orgogli più grandi degli ultimi anni. Purtroppo le gestione del Gruppo Piaggio non ha ancora intenzione di ridare una vera e propria immagine sportiva al brand, avendo già Aprilia come marchio Racing, ma nel cuore di tutti i Guzzisti alberga la speranza di un'aquila in testa anche nella top class mondiale.

Autore: Redazione

Tag: Epoca e Classiche , gare


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