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pubblicato il 25 gennaio 2017

Triumph Street Cup 2017 - TEST

Non solo bella da vedere ma anche divertente da guidare... la prova della spigliata café racer inglese

Triumph Street Cup 2017 - TEST
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Con l’ultima Thruxton prima e con questa nuova Street Cup ora, Triumph sta in un certo senso facendo scuola, dimostrando come la categoria delle moderne café racer non sia esclusivamente un fenomeno di moda e di stile. Modelli che al di là dell’innegabile fascino, dimostrano di saper regalare autentiche emozioni motociclistichesu strada, ovvero, mezzi realmente appaganti tra le curve, capaci quindi di soddisfare anche chi non si accontenta di gratificare esclusivamente lo sguardo. La più accessibile Street Cup, in particolare, l’abbiamo appena testata sulle strade dell’andalusia… ecco com’è andata.

Fascino senza tempo

La bellezza è la migliore lettera di raccomandazione” diceva Aristotele. E se dobbiamo dar retta al filosofo greco, be’, questa 900 inglese parte decisamente avvantaggiata. Perché bella lo è per davvero. Linee equilibrate, eleganti, fascino vintage ma con una decisa spruzzata di aggressività che arriva dai manubri che puntano verso il basso. Ci vuole un attimo a sentirsi come un giovane Rocker degli anni ‘70, pronto alla sfida davanti al celebre Ace Cafe o al 59 Club. Spettacolare nella colorazione gialla e silver della prova, con i due scarichi (uno per lato), il guscio coprisella removibile e il piccolo cupolino sul faro tondo a dare ancora più forza all’insieme; un po’ troppo spenta e seriosa, invece, l’altra livrea, la bicolor grigia e nera, che non mi convince fino in fondo.

Soluzioni astute

Se all’oscuro di tutto, dopo averla provata, vi dicessero che i cavalli a bordo della Street Cup sono solo 55, non ci credereste mai. Il bicilindrico frontemarcia High Torque da 900 cc raffreddato a liquido e con manovellismo a 270° di questa nuova Bonnie - lo stesso che equipaggia Street Twin e Street Scrambler, ma opportunamente rivisto per offrire qualcosina in più ai regimi intermedi - si caratterizza per un’erogazione davvero piacevole, al punto da ingannare sulla reale potenza espressa. Merito anche del picco di coppia di 80 Nm ad appena 3.200 giri.

Tanto classica, molto moderna...

Per il resto, si può dire che la componentistica della Street Cup viaggia un po’ come su un doppio binario: da una parte una ciclistica classica, dall'altra soluzioni tecnologiche ed elettronica moderna. Il telaio è un robusto doppia culla in tubi d'acciaio, mentre il comparto sospensioni, interamente firmato Kayaba, si avvale di una forcella da 41 mm e di due ammortizzatori regolabili nel precarico, con escursione di 120 mm. Le misure dei cerchi, in lega di alluminio, sono di 18'' all'anteriore e 17'' al posteriore (con pneumatici rispettivamente 100/90 e 150/70), mentre l'impianto frenante prevede un disco singolo sia davanti che dietro, entrambi supportati da un moderno sistema ABS. Il peso a secco della moto è pari a 200 kg, mentre il serbatoio può contenere 12 litri di carburante. E a proposito di "modernità", non manca una completa dotazione elettronica: ride-by-wire, traction control disinseribile, frizione antisaltellamento a coppia assistita, ma anche una pratica presa USB nel vano sottosella. Diversamente dalle altre “Street” su questa Cup la strumentazione è doppia, quindi divisa in due elementi con tutte le indicazioni principali facilmente consultabili.

A tutto TEST

Salgo in sella ed ecco la prima bella sorpresa: la posizione di guida è davvero azzeccata. Il manubrio - chiamato non a caso “Ace” in onore dell’Ace Café - punta verso il basso ma senza affaticare polsi e schiena. Stesso discorso per le pedane, arretrate il giusto, in posizione sportiva ma non estrema. In questo modo l’avantreno è più carico, per via anche degli ammortizzatori posteriori con interasse più lungo, a tutto vantaggio del feeling di guida quando si gira allegri, senza però incidere negativamente sul comfort di marcia… quindi, anche se si fanno tanti chilometri non si patisce troppo. Un primo tratto veloce in rettilineo fa emergere qualche limite del cupolino in quanto a protezione: troppo piccolo per affrontare le alte velocità, oltre i 140 km/h l’aria sul corpo si sente tutta, mentre rimanendo attorno ai 120-130 indicati la situazione rimane accettabile e il comfort è discreto. In queste condizioni - il classico trasferimento autostradale - si fa sentire un po’ la mancanza della 6° marcia. Poi però la strada si raggomitola e con la Street Cup si inizia a fare sul serio...

Come al Luna Park

Gli Ingressi in curva sono decisi. Non fulminei ma svelti. La street Cup è una moto abbastanza fisica, di quelle che senti con piacere nelle braccia. E probabilmente anche a causa della ruota davanti da 18’’ va spinta in piega con un po’ di energia, senza remore… ritirata sù e poi butatta giù nella curva successiva. Sinceramente è una caratteristica che amo molto in una moto… mi piace avere la sensazione di imprimere direzionalità al mezzo, “dirgli cosa fare”, soprattutto come in questo caso in cui il feeling con l’avantreno è davvero buono e la precisione di guida eccellente. Il motore tira fuori dalle curve con la giusta grinta e, senza neanche troppo sforzo, si riescono a tenere ritmi davvero buoni, sia nel misto più guidato, che sui lunghi curvoni in appoggio, dove la stabilità del mezzo non viene mai meno... neanche a gas spalancato. Se ci si vuole divertire a pennellare curve con brio, ma senza lo stress psicologico di dover domare cavalli selvaggi, questa Street Cup è proprio la moto giusta. E a dirla tutta, su un bel percorso tormentato, non la sfiderei neanche troppo a cuor leggero. Peccato solo per la frenata che, poco incisiva nella prima parte della corsa della leva, ha bisogno di energiche strizzate quando si guida un po’ “impiccati”. Da lode, invece, la frizione (morbidissima) e il cambio (preciso), esattamente come il traction control, che ti sorveglia discreto e silenzioso, pronto ad intervenire solo quando è davvero necessario.

Prezzi e accessori

Se la Street Cup vi ha stregati, sappiate che per mettervene una in garage sarà necessario un esborso di 10.600 euro. Come accennato, due le colorazioni disbonibili: racing yellow/silver ice con stripes sui cerchi gialli; jet black/silver ice con stripes in oro. La moto è già prenotabile presso la rete di concessionarie ufficiali Triumph. Per quanto riguarda la possibilità di personalizzazione, invece, con oltre 120 parti originali in catalogo è praticamente possibile cucirsi addosso la moto che si desidera. Anche per la Street Scrambler è inoltre disponibile il kit di depotenziamento per i possessori di patenti A2.

Mi piace o non mi piace?

Ultimamente sulle sue modern-classic Triumph non sbaglia un colpo. E soprattutto i modelli realizzati attorno al 2 cilindri high torque da 900 cc, consentono a tutti di accedere all’affascinante mondo delle neo-vintage senza esborsi eccessivi; ma ancor di più, senza dover rinunciare a prestazioni e piacere di guida. Più specificamente, di questa Street Cup mi hanno colpito le finiture eccellenti e i particolari di pregio (basti guardare la sella a proiettile con pannello superiore effetto alcantara o le protezioni della forcella) ma anche la resa su strada, il carattere, l’immediatezza e l’equilibrio generale. Un mezzo di impostazione sportiveggiante, da vera café racer, che diverte tra le curve ma che non stanca nell’utilizzo quotidiano, nemmeno in città. Parlando di difetti, invece, mi sarebbe piaciuta una frenata un po’ più decisa quando si guida forte; e anche qualche vibrazione in meno (non sono fastidiose, ma si fanno sentire). Discorso a parte poi per gli specchietti laterali di tipo bar-end: bellissimi da vedere, sulle prime ci si deve fare un po’ l’abitudine e nel traffico rischiano di essere un po’ d’impaccio. In conclusione, una "special di serie" bella e pronta, per farsi guardare... e tutta da guidare!

Abbigliamento tecnico utilizzato

Stivaletto OJ sound
Jeans OJ Breath
Giubbotto OJ Garage man
Guanti OJ
Casco Shark Raw

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Autore: Diego D'Andrea

Tag: Test , test , prove


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