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Epoca e Classiche

pubblicato il 8 gennaio 2017

MV Agusta F4: l'ultima opera del Maestro

La storia parte da un progetto unico nel suo genere e rimane una delle più belle opere del grande Massimo Tamburini

MV Agusta F4: l'ultima opera del Maestro
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Ignegneria e arte sono concetti che vengono spesso associati quando si parla di moto, soprattutto di quelle realizzate da Massimo Tamburini. Fra le sue creazioni, alcune hanno esaltato l'oggetto meccanico a icona del design contemporaneo, e la MV Agusta F4 è una delle più alte epressioni di tecnica e stile che il mondo abbia mai conosciuto. La sua storia è particolare e appassionante.

Doveva essere Cagiva-Ferrari F4

Il progetto è partito con un altro nome e un altro programma. L'idea nacque nel 1994 da uno dei tanti brainstorming di Claudio Castiglioni e del Maestro Tamburini, quando entrambi erano ai vertici del Centro Ricerche Cagiva. Mentre veniva lanciata sul mercato la Ducati 916, i due avevano voglia di superarsi ancora una volta e per realizzare una moto rivoluzionaria chiesero l'aiuto di Ferrari, che diede una consulenza progettuale per un motore estremo.
Nel 1995 girò al Mugello - in totale segretezza - una C594 da GP dotata di un motore 4 tempi. Erano i primi passi del 4-in-linea da 750 cc con valvole radiali, cambio estraibile e distribuzione a catena centrale con tecnologie mutuate direttamente dalla Formula 1. Il progetto veniva identificato da una breve sigla, F4, dove F stava per "Ferrari" e 4 per il numero dei cilindri.
Castiglioni non mantenne il segreto per molto e comunicò ufficialmente la nascita di una moto Cagiva con motore Ferrari, una notizia che mandò in brodo di giuggiole gli appassionati e gli addetti ai lavori che iniziarono a seguire con più interesse gli sviluppi dle progetto.
Il primo muletto fu realizzato per poter circolare su strada, ve lo mostrammo qui e descrivemmo tutta la storia del progetto che portò al distaccamento di Ferrari dal progetto e alla decisione di non utilizzare più il marchio Cagiva, ma di affiancare alla nuova moto il marchio MV Agusta che Castiglioni voleva rilanciare in grande stile. Fu così che nel 1997 davanti al pubblico delle grandi occasioni di EICMA venne svelata la MV Agusta F4 750 Serie Oro.

F4 750 Serie Oro. Emozione pura

Fu un colpo al cuore per molti, era la massima espressione di design che si potesse raggiungere in quegli anni e rappresentava una vera pietra preziosa fra le già belle sportive di quegli anni. Nessuno pensava che una moto potesse replicare il fascino e la bellezza della Ducati 916 - soprattutto a distanza di pochissimi anni - ma Massimo Tamburini ci riuscì ripetendosi in un capolavoro che non aveva nulla a che spartire con le moto contemporanee. 
Quel cupolino sfuggente e il faro romboidale al centro erano in armonia con fiancate rastremate, serbatoio dalle forme morbide e un codino che è ancora un'icona del design: monoposto, largo e con uno scarico che termina in quattro canne d'organo proprio sotto il doppio faro. Qualcosa del genere non si era mai vista, per molti non era nemmeno pensabile l'idea di realizzare un impianto di scarico del genere, ma la premiata ditta Castiglioni-Tamburini aveva di nuovo realizzato l'impossibile. 
Tecnica ed estetica andavano a braccetto. Sotto le carene c'era un bellissimo telaio a traliccio di tubi d'acciaio unito a piastre in alluminio. Al centro il motore disconosciuto da Ferrari ma con tanta tecnologia all'avanguardia, capace di 126 CV a 12.500 g/min, per una coppia di 72 Nm a 10.500 g/min. Non erano valori esagerati, in CRC lo sapevano e forse per questo Ferrari ha voluto lasciare la paternità del progetto, ma i punti forti di questa moto giravano attorno a concetti più nobili dei freddi numeri.
La Serie Oro si chiamava così per via della ciclistica e dei cerchi verniciati in color oro, che rappresentavano la prima serie realizzata in tiratura limitata con particolari in carbonio e magnesio, poi seguita dalla F4 750 in versione standard con una gamma colori più ampia e componentistica meno pregiata.

Tante serie e successo vero

Le vendite convinsero subito e MV Agusta divenne ben presto uno dei marchi più discussi sul mercato. La F4 aveva un prezzo di listino decisamente alto, ma era un oggetto sognato e ambito da molti, che ebbero la possibilità di comprarne uno nelle versioni più economiche come la 1+1 con codino biposto. Dall'altra parte c'erano invece le serie limitate molto costose, come la F4 Senna, tributo di Castiglioni al pilota brasiliano come fece con la 916.
Nel 2001 arrivò la prima rivoluzione, con la presentazione del modello F4 1000, identico per estetica ma con il nuovo motore da 998 cc da 166 CV a 10.200 g/min e da 109 Nm a 10.200 g/min. Questa versione ebbe diverse altre serie speciali, come la F4 SPR, la F4 Tamburini in carbonio e titanio, la R312 (Che prese il nome dalla velocità che era capace di raggiungere, ben 312 km/h) e la preziosissima F4 CC, una versione autocelebrativa che porta le iniziali di Claudio Castiglioni venduta al prezzo record di 100.000 euro (con Rolex e giacca Trussardi in omaggio).
L'F4 312 RR 1078 con cilindrata maggiorata del 2009 fu l'ultimo modello disegnato da Massimo Tamburini, che per contratto era legato ad MV Agusta fino al 2010. Decise di non seguire lo sviluppo delle moto e si buttò nel design di yacht e imbarcazioni di lusso e non realizzò altre moto di serie fino alla sua morte nel 2014.
La F4 è stata l'ultima grande opera d'arte del Maestro, forse il suo capolavoro più riuscito assieme alla 916. È come uno sportivo che si ritira dalle scene da campione del mondo, una carriera in ascesa che non ha mai avuto momenti bassi, solo una lunga salita verso la perfezione. La carriera di Tamburini non ha avuto compromessi, non ha mai sacrificato la qualità alla quantità e non ha mai dovuto cedere a offerte che avrebbero reso il suo lavoro meno prezioso.

La F4 restyling e la crisi

La F4 che arrivò nel 2010 non si può di certo definire brutta, ma non ha mai raggiunto il fascino della prima, gloriosa versione. La meccanica venne portata a nuovi standard prestazionali ma perse le soluzioni puramente racing della 750, mentre l'estetica si fece più affilata e squadrata. Non era facile migliorare quanto realizzato da Tamburini, ma il risultato non deluse più di tanto. Alla nuova F4 1000 seguirono diverse versioni speciali, con colorazioni e piccoli dettagli diversi che l'hanno portata fino ai giorni nostri, con il modello di punta F4 RR Corsa Corta da 201 CV a 13.600 g/min.
Ora l'azienda non naviga in acque calme, e l'ultima notizia parla di uno stop forzato allo sviluppo della nuova F4. Se l'azienda non dovesse trovare una soluzione alla sua crisi, potremmo non vedere più una nuova supersportiva 1000 di MV in futuro, quindi incrociamo le dita e speriamo in bene, una storia così straordinaria nata dalla volontà di due grandi del motociclismo come Castiglioni e Tamburini non può avere una fine così ingloriosa!

Autore: Michele Lallai

Tag: Epoca e Classiche , curiosità


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