Sport

pubblicato il 18 dicembre 2016

Team Elf 500 GP: un esperimento lungo 20 anni

Una squadra che aveva un unico scopo: sviluppare soluzioni tecniche innovative e avveniristiche nelle moto più bizzarre di tutto il Motomondiale

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Correva l'anno 1977 e il mondo dei motori era in fase di transizione, con il mercato motociclistico europeo che affondava sempre più, sotto i colpi della corazzata giapponese e dei suoi standard produttivi mai visti prima. Nel frattempo in Francia qualcosa si muoveva, era pronta a nascere una delle più bizzarre moto da competizione della storia.

Monobraccio mon amour

Il colosso petrolifero Elf stava studiando un mezzo da corsa a due ruote che sembrava arrivare direttamente dal futuro. Si chiamava Elf X, ed era il primo esperimento di 500 dal GP del Team Elf , che nei seguenti anni, fino alle soglie del nuovo millennio, avrebbe infoltito la griglia del Motomondiale con uno dei progetti più tecnologici mai entrati nelle competizioni.
Elf ha creduto fin da subito nel concetto del monobraccio, montandolo sia anteriormente che posteriormente dal primo prototipo. Telai avveniristici e collettori dal passaggio alto (sotto il serbatoio) facevano sembrare la moto un esperimento di retroingegneria aliena, e con la colorazione nera non era difficile pensare a un parallelismo con gli aerei stealth americani simbolo della Guerra Fredda.

I risultati non arrivarono, le tecnologie si

Dopo la X, i progetti Elf motorizzati Honda continuarono il percorso all'interno della classe 500 con numerose evoluzioni in ordine numerico crescente, con impegno sia nella massima categoria del motomondiale che alla 8 Ore di Suzuka, fino all'ultima versione Elf 5 del 1988. Il vero problema delle avveniristiche creature francesi risiedeva nella scarsa competitività, difatti i risultati erano inversamente proporzionali alla raffinata tecnologia, portando il Team Elf al ritiro con l'inizio dei '90, a causa del debito accumulato con Honda che ha sempre supportato il progetto fornendo i motori.
I 13 brevetti riguardanti le sospensioni sono stati ceduti alla casa giapponese (guarda caso, negli anni subito seguenti è saltata fuori la RC30, prima Superbike dotata di monobraccio posteriore), e l'ultima avventura nella massima categoria è legata a Ron Haslam, che ha accompagnato quella moto bassa, lunga e nera nelle ultime tre stagioni, raccogliendo risultati in linea con il passato, decisamente scarsi.

Un fascino che non tramonterà mai

Nel 1996 la Elf ha riportato il suo marchio nel Motomondiale, con il progetto Elf 500 ROC, dotata di motore V4 Swissauto e un telaio sviluppato dalla ROC, questa volta dotato di ciclistica tradizionale. I risultati sono stati nuovamente scarsi, e il progetto si resse in piedi fino alla cessione del team, che prese il nome di Team MuZ (storica casa motociclistica della Germania dell'Est) portando nel motomondiale quel pazzo scatenato di Anthony Gobert, sotto la direzione di un tale Eskil Suter, poi diventato uno dei principali telaisti del mondiale Moto2.
La storia e il cuore dei motociclisti, però, rimarranno legati per sempre a quelle strane creature nere che poco venivano inquadrate dalle emittenti televisive, ma nel paddock e fra gli spalti calamitavano gli sguardi. La Elf è stata pioniera di un concetto tecnico poi esplorato da molti e ora esaltato come uno dei più raffinati ed affascinanti schemi sospensivi dedicati alle due ruote.

Autore: Michele Lallai

Tag: Sport , motogp


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